Perché il clima è (anche) un problema delle banche. Cosa rischiano

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Entro il 2050 oltre il 60% degli asset immobiliari nei portafogli delle banche italiane sarà esposto ai rischi fisici legati al cambiamento climatico

Oggi solo il 18% delle banche europee tiene conto dei rischi fisici legati al cambiamento climatico nelle proprie strategie

La mitigazione di questi rischi potrebbe produrre un aumento di 15-20 punti percentuali del reddito operativo netto delle banche al 2030

Ondate di calore estreme, violente grandinate, ma anche (e soprattutto, nel caso dell’Italia) inondazioni, siccità e incendi. Secondo un nuovo report di Bain & Company e Jupiter Intelligence dal titolo Fires, floods and loans: how banks can deal with increasing climate risks, entro il 2050 l’80% dei cinque paesi analizzati – Stati Uniti, Germania, Indonesia, Australia, Brasile e Italia, appunto – sarà esposto a elevati livelli di rischi fisici associati al cambiamento climatico. Nel caso del Belpaese, se oggi oltre il 40% del territorio italiano deve fare i conti con eventi climatici estremi, si calcola che nel 2030 la superficie a rischio possa superare il 60%. Un dato, secondo i ricercatori, di cui dovrebbero tenere conto anche le banche.

Considerando i primi 50 istituti di credito a livello globale (per totale attivo) che hanno aderito alla Task force on climate-related financial disclosure del Financial stability board, emerge come oggi solo il 18% delle banche europee tenga conto dei rischi fisici legati al cambiamento climatico nelle proprie strategie. Eppure, analizzando l’entità dell’esposizione dei singoli paesi ai rischi fisici su un orizzonte di 30 anni (quali inondazioni, precipitazioni, vento, calore, incendi, grandine, siccità e freddo), i ricercatori hanno classificato come ad “alto rischio” il 63% della superficie dell’Australia, il 43% degli Stati Uniti, il 40% dell’Italia, il 33% della Germania, il 31% dell’Indonesia e il 25% del Brasile. Percentuali destinate ad aggravarsi, tra l’altro. Nel caso della Germania, per esempio, si stima che la quota di territorio esposta a elevato rischio fisico salirà dal 33% attuale al 68% entro il 2050. Per l’Italia, come anticipato, le zone a rischio toccheranno quota 62%, con una concentrazione in Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia.

 

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“Per quanto riguarda il nostro Paese, abbiamo simulato un portafoglio di 10mila asset, per capire quale sia l’incidenza del rischio fisico sugli asset immobiliari delle banche”, spiega Rocco D’Acunto, partner di Bain & Company. “In assenza di azioni di mitigazione, entro il 2050 il valore delle garanzie ipotecarie delle banche italiane potrebbe diminuire del 15%”. Il che, continua, potrebbe a sua volta colpire la redditività dei loro prestiti ipotecari, con una contrazione fino al 10%. “Il cambiamento climatico sta avendo e avrà in misura maggiore nei prossimi anni un impatto significativo sul settore bancario. Nessun mercato è immune”, avverte D’Acunto. Ricordando come attualmente le strategie delle banche italiane per affrontare l’esposizione al cambiamento climatico restino limitate. “Sebbene misurazione e monitoraggio dei rischi siano attività complesse, tuttavia, quelle banche che si impegneranno su questo fronte – riuscendo ad anticipare la concorrenza e a sviluppare soluzioni di finanziamento, advisory e protezione che aiutino i clienti nel percorso di adaptation – saranno in grado non solo di mitigare i rischi, ma anche di cogliere nuove opportunità di business”, suggerisce l’esperto. Stando ai calcoli di Bain & Company, si parla infatti di un potenziale aumento di 15-20 punti percentuali del loro reddito operativo netto entro il 2030.

Fonte: Bain & Company e Jupiter Intelligence 

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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