Il mercato troverà sempre una ragione per essere volatile, tanto vale non disinvestire. È una delle conclusioni cui è pervenuto Samy Chaar, chief economist e cio Svizzera di Lombard Odier, in uno speciale incontro riservato alla stampa a fine gennaio 2026. I rischi attuali – tensioni geopolitiche, dazi – sono infatti compensati da un contesto di tassi stabili in Europa (dopo gli otto tagli avvenuti fra il giugno 2024 e il giugno 2025) e calanti negli Usa e nel Regno Unito, oltre che dal mega pacchetto tedesco di stimolo fiscale, dalle misure espansive in Spagna e in Italia (Pnrr).
Samy Chaar, Lombard Odier: “Un livello di rischio ragionevole”
«Considero ragionevole questo livello di rischio, per questo motivo non usciamo dalle nostre posizioni. Essere sottoesposti è costoso». L’economista specifica che non si tratta di un atteggiamento da “cowboy”, anzi. Chaar ritiene che non si profila alcuno scenario di recessione all’orizzonte, in nessuna area finanziariamente rilevante del pianeta: né in Asia, né in Europa, né negli Stati Uniti.«Ciò vuol dire che i tassi di disoccupazione sono bassi e che la redditività delle imprese è elevata». Inoltre, ed è il secondo motivo per cui non bisogna disinvestire, non si prevedere una correzione severa dei mercati. Ripete, la volatilità è qui per restare e l’equilibrio dell’attività economica globale è «fragile», ma ci sono compensazioni. Nel 2025 si sono avuti momenti di nervosismo sui mercati in occasione del Liberation Day di Trump, nel 2024 per le banche regionali degli Usa».
Il capo degli investimenti di Lombard Odier in Svizzera insiste in generale sulla pericolosità dei costi elevati per l’attività economica, capaci di «prosciugare l’ossigeno». Ma fintantoché il costo del denaro resterà contenuto, il rischio degli investimenti sarà gestibile. «Le grandi correzioni di mercato sono sempre precedute da forti tensioni sui tassi, e adesso non stiamo assistendo a questo. Forti tensioni ci sono anche in caso di aumento del costo dell’energia, della produzione, dei prezzi al consumo. Ma dal mio punto di vista non stiamo assistendo a nulla di tutto questo».
L’incertezza resterà, ma sarà compensata
Le tariffe non spariranno, così come non si dissolveranno le tensioni geopolitiche, caso Groenlandia incluso. Queste incertezze gravano soprattutto sulle imprese e sulla loro crescita, «ma i meccanismi di compensazione sono più forti, e l’espansione continuerà».
È soprattutto lo stimolo fiscale a confortare Samy Chaar di Lombard Odier: «Negli Usa c’è il Big Beautiful Bill di Trump. Non mi piace particolarmente, ma quest’anno sosterrà l’attività economica. Stimoli fiscali forti arrivano dall’Europa, con la Germania che stanziato più budget per la difesa (1,5% – 2% pil); poi ci sono Spagna e Italia con i loro residui dei fondi di supporto europei. Si ricordi che finora quei paesi ne hanno utilizzati solo il 60%». Il 40% residuo avrà un impatto sulla crescita, anche se «forse l’Italia non utilizzerà tutti i fondi a sua disposizione. Forse nemmeno la Spagna: se non li utilizzano nel 2026, nel 2027 sarà troppo tardi. Ma c’è ancora qualche possibilità di ottenere da quei fondi un impulso fiscale positivo». Per concludere, Chaar rileva che è in atto un ulteriore fattore di compensazione, il settore privato. «I bilanci aziendali, i risparmi delle famiglie, sono in buona forma. Sono inoltre in corso molti investimenti in conto capitale grazie allo slancio dell’Information Technology e dell’AI. Si tratta di un indubbio motore di crescita».

