Il patrimonio non è soltanto una questione di quanto si possiede, ma anche di chi può decidere come gestirlo. Per molte donne, l’indipendenza economica resta condizionata da carriere discontinue, divari retributivi e una minore familiarità con gli strumenti finanziari.
Ostacoli che possono riflettersi non solo sulla capacità di risparmiare, ma anche su quella di investire, pianificare il futuro e partecipare alle scelte patrimoniali della famiglia. “L’indipendenza economica è una condizione fondamentale per la libertà delle donne e per la piena valorizzazione del loro talento”, sottolinea a We Wealth Barbara Calza, responsabile sviluppo e formazione reti di Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking, che analizza il rapporto tra autonomia finanziaria, investimenti e consulenza.
Indipendenza economica, gli ostacoli per le donne
Calza, quali sono oggi i principali ostacoli all’indipendenza economica delle donne e quanto pesano redditi più bassi, carriere discontinue e delega delle decisioni finanziarie?
L’indipendenza economica nasce anzitutto dalla possibilità di produrre un reddito adeguato e continuativo: la minore occupazione femminile, differenziali retributivi, carriere discontinue e lavoro di cura famigliare, tradizionalmente demandato alle donne, riducono il reddito e i risparmi.
A ciò si aggiunge un fattore culturale che vede la gestione del denaro delegata a figure maschili: il marito o compagno, il padre, i fratelli. Delegare stabilmente significa rinunciare a una parte della propria capacità decisionale.
Diventa quindi una catena di ostacoli economici, culturali e decisionali che purtroppo si rafforzano reciprocamente.
Donne e investimenti, quanto pesa il divario?
Le donne sono più prudenti negli investimenti o hanno soprattutto meno accesso alle competenze finanziarie? Quanto cambia il loro coinvolgimento nelle decisioni patrimoniali quando dispongono di maggiori risorse e opportunità?
L’indagine di Banca d’Italia del 2023 sul livello di alfabetizzazione degli Italiani ci restituisce una fotografia interessante dei comportamenti finanziari delle donne: emerge un orientamento più favorevole al risparmio e agli investimenti di lungo periodo che a mio avviso può essere interpretato non come prudenza ma come maggiore propensione alla pianificazione.
Esiste un divario di competenze finanziarie rispetto agli uomini, legato a un minore accesso per le donne all’istruzione e al mercato del lavoro e quindi all’esperienza. Questo le porta in generale a detenere meno frequentemente strumenti come azioni, obbligazioni e fondi comuni. Se però si considera solo il panel di donne lavoratrici, il divario di competenze finanziarie rispetto ai lavoratori uomini non esiste e anche i comportamenti di investimento sono molto simili: è quindi evidente come l’educazione finanziaria giochi un ruolo fondamentale nei comportamenti e nelle scelte finanziarie.
La conferma si trova anche nel fatto che effettivamente nelle famiglie con grandi patrimoni le donne sono maggiormente coinvolte su temi di pianificazione finanziaria e gestione degli investimenti; la ragione di questa differenza non risiede nelle capacità personali, bensì, ancora una volta, nella combinazione di disponibilità economica, barriere strutturali all’educazione finanziaria e accesso alle risorse.
Consulenza finanziaria, costruire autonomia
Come può la consulenza finanziaria aiutare le donne a trasformare il risparmio in progetti di vita e a rafforzare la propria autonomia, soprattutto nei momenti di cambiamento familiare e patrimoniale?
Il consulente finanziario ha un ruolo fondamentale nel favorire la diffusione di competenze finanziarie in generale; se guardiamo alle donne investitrici, il ruolo può avere impatti sociali importanti: supportare le clienti donne a trasformare i propri risparmi in progetti di vita significa anche affiancarle in un percorso di indipendenza economica.
In alcune situazioni, ad esempio quelle in cui occorre trovare nuovi equilibri familiari e talvolta reddituali, il valore della consulenza consiste soprattutto nel restituire comprensione, partecipazione e capacità autonoma di scelta. La presenza di consulenti finanziarie diventa un valore aggiunto poiché può capitare che le clienti si sentano più libere di parlare e di confrontarsi con donne che possono aver attraversato le stesse esperienze e difficoltà.
Le donne nella consulenza finanziaria
La presenza femminile nella consulenza finanziaria è ancora limitata. Quali sono oggi i principali ostacoli all’ingresso e alla crescita delle professioniste e quali interventi possono favorire una maggiore partecipazione delle donne a questa professione?
La presenza femminile nella consulenza finanziaria è effettivamente ancora contenuta. Secondo gli ultimi dati Ocf, le donne rappresentano il 23,9% dei consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede, su un totale quasi 55 mila iscritti. Rispetto al passato, la partecipazione femminile è in lieve crescita, ma la distanza rimane ampia.
Su questi numeri pesano la rappresentazione ancora maschile della professione, la percezione di incertezza legata al lavoro autonomo, che invece può trasformarsi in maggiore facilità nel gestire l’equilibrio tra vita privata e lavoro, e – probabilmente sopra di tutto – la scarsità di modelli visibili.
Iniziative divulgative della professione presso scuole e università, attività di reclutamento mirato, flessibilità organizzativa e consulenti finanziarie che portino la loro esperienza nei diversi consessi aiuteranno ad ampliare la presenza femminile in questo settore.
Fideuram, formazione e nuovi ingressi femminili
Con il progetto Valuher, Fideuram punta a sostenere le consulenti e la consapevolezza finanziaria delle donne. Quali sono gli obiettivi dell’iniziativa e quali risultati e prospettive può condividere sul fronte della crescita della presenza femminile nella rete?
Da qualche anno abbiamo avviato il progetto Valuher, dedicato alle consulenti finanziarie delle nostre reti. L’iniziativa progettuale lavora su due direttrici complementari: da un lato favorire la crescita delle consulenti nella professione, dall’altra sostenere una maggiore consapevolezza finanziaria delle clienti e, più in generale, delle donne sul territorio. Valuher infatti integra workshop con le consulenti, confronto con role model, attività di coaching, comunicazione inclusiva e progettazione di iniziative territoriali dedicati alle donne, i cosiddetti “salotti finanziari” al femminile.
Tra gli obiettivi che ci siamo posti c’è quello di inserire ogni anno un numero di consulenti donne che rappresentino almeno il 40% dei reclutamenti complessivi: è un obiettivo sfidante, vista la rappresentanza femminile nel settore, ma con impegno e perseveranza ci arriveremo.


