Mps, Generali e il nodo CdA: che aria tira tra Lovaglio e Caltagirone

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Un edificio storico in pietra con finestre ad arco e intagli dettagliati si trova in una piazza illuminata dal sole. Una statua di marmo bianco su un piedistallo è visibile sul lato destro dell'immagine.

Divergenze strategiche sul destino della quota Mps in Generali alimentano le tensioni tra l’ad di Mps e l’azionista romano – che smentisce

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L’ad di Mps, Luigi Lovaglio, e Francesco Gaetano Caltagirone sarebbero attestati su posizioni molto distanti in merito alla fusione con Mediobanca, scalata con successo lo scorso anno, e in particolare sul destino della quota in Generali che Mps metterebbe direttamente sotto il proprio controllo. Secondo quanto riferiscono tre fonti anonime al Financial Times, i due si sarebbero incontrati per discutere l’integrazione di Mediobanca, che oggi resta un’entità distinta e ancora quotata in Borsa, pur sotto il controllo prevalente di Siena. A spingere per una fusione completa sarebbe Caltagirone, che in seguito a tale operazione potrebbe rafforzare la propria influenza su Generali Assicurazioni. Il Leone di Trieste è infatti oggi partecipato per il 6,28% da Caltagirone e per il 13,19% da Mps, ancora per il tramite di Mediobanca, mentre lo stesso imprenditore romano detiene anche il 10,2% di Mediobanca. Per Lovaglio, invece, la quota di Generali finita “in dote” a Mps a seguito dell’Opas su Mediobanca non avrebbe lo stesso valore strategico: si tratterebbe di una partecipazione finanziaria potenzialmente cedibile, sulla quale la banca senese — in caso di fusione piena — potrebbe decidere in autonomia, senza l’interesse a esercitare un’influenza strutturale sulle scelte future del gruppo assicurativo.

La replica di Caltagirone e l’ombra delle indagini sul rinnovo del vertice

In un comunicato, Caltagirone ha ricollocato la tempistica degli incontri — mai specificata dall’articolo del FT — affermando che non vi sarebbero contatti con l’ad di Mps “da diverse settimane”. Incontri ricondotti, comunque, a una “fase di confronto interna al consiglio di amministrazione di Mps”, chiamato a deliberare in tempi brevi su due snodi cruciali: il piano industriale richiesto dalla Bce entro sei mesi dalla chiusura dell’Ops su Mediobanca e la definizione della lista del CdA in vista del rinnovo. “Accostare questo confronto consiliare al ruolo di un azionista rilevante o alla quota detenuta da Mediobanca in Generali è un’interpretazione strumentale”, si legge nella nota, che ricorda come Caltagirone non faccia parte del consiglio di amministrazione di Mps. Sullo sfondo restano però le indagini della Procura di Milano, che coinvolgono Lovaglio, Caltagirone e l’ad di Delfin Francesco Milleri, e che ipotizzano espressamente un coordinamento finalizzato a rafforzare il controllo di Caltagirone su Generali, tesi sempre respinta dagli interessati. Proprio alla luce di queste indagini, il comitato Mps incaricato di fornire indicazioni sulla selezione dei candidati per il prossimo CdA — nel quale siede anche il figlio di Caltagirone — ha raccomandato l’esclusione di Lovaglio dal processo di rinnovo, previsto per aprile, ufficialmente per ragioni reputazionali legate all’inchiesta. Dietro le quinte, si ricostruisce sul FT, potrebbe esserci anche la divergenza di vedute fra Lovaglio e Caltagirone sul futuro della quota in Generali.

Delfin spegne le voci su UniCredit: “Siamo investitori di lungo periodo”

A raffreddare un ulteriore fronte di speculazione è intervenuta anche Delfin, primo azionista di Mps, smentendo le indiscrezioni su un possibile coinvolgimento di UniCredit. In una nota, la holding della famiglia Del Vecchio ha escluso che siano in corso negoziazioni con UniCredit o con altri operatori per la vendita, totale o parziale, della quota nella banca senese, definendosi un “investitore finanziario di lungo periodo” che opera con un approccio “orientato alla creazione di valore nel tempo, nell’interesse della società e dei suoi azionisti”. Delfin ha inoltre ribadito il “pieno sostegno ai vertici di Mps e al percorso di rafforzamento del gruppo”. In precedenza anche UniCredit aveva respinto le ricostruzioni su un possibile interesse per la quota Delfin in Mps, liquidandole come “pura invenzione” e precisando che l’analisi di potenziali target o i colloqui esplorativi “non portano necessariamente a una transazione”.

Domande frequenti su Mps, Generali e il nodo CdA: che aria tira tra Lovaglio e Caltagirone

Qual è la principale divergenza tra Luigi Lovaglio e Francesco Gaetano Caltagirone riguardo a Mps?

La principale divergenza riguarda la fusione con Mediobanca e il destino della quota di Generali che Mps potrebbe controllare. Lovaglio e Caltagirone sono su posizioni molto distanti su questi temi.

Qual è il ruolo di Mediobanca nell'attuale situazione di Mps secondo l'articolo?

Mediobanca è stata scalata con successo lo scorso anno e, secondo l'articolo, rimane un'entità distinta e ancora quotata in Borsa. L'integrazione di Mediobanca è oggetto di discussione tra Lovaglio e Caltagirone.

Cosa si discute riguardo alla quota di Generali detenuta da Mps?

Si discute del destino della quota in Generali che Mps metterebbe direttamente sotto il proprio controllo. Questa questione è un punto di frizione tra Lovaglio e Caltagirone.

Quali sono le voci che Delfin ha smentito riguardo a UniCredit?

Delfin ha smentito le voci su UniCredit, affermando di essere investitori di lungo periodo. Questo suggerisce che non ci sono piani di disinvestimento o di acquisizione imminenti da parte di Delfin in relazione a UniCredit.

Quali sono le implicazioni delle indagini sul rinnovo del vertice di Mps?

Le indagini sul rinnovo del vertice di Mps gettano un'ombra sulle decisioni future e potrebbero influenzare le discussioni in corso tra Lovaglio e Caltagirone, specialmente riguardo alla governance e alle strategie di integrazione.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.