La penultima trimestrale di Berkshire Hathaway dell’era Buffett, prossimo alla fine del suo incarico di CEO previsto per la fine dell’anno, si chiude con utili operativi in crescita del 34%, ma soprattutto con l’ennesimo messaggio di prudenza assoluta lanciato agli investitori. Fra giugno e settembre, infatti, le azioni vendute dalla conglomerata hanno superato di gran lunga quelle acquistate, con un saldo negativo finale di 6,1 miliardi di dollari (anche se l’effetto mercato ha portato il valore del portafoglio azionario a 283 miliardi di dollari nel trimestre). In parallelo, la liquidità accumulata da Berkshire Hathaway ha raggiunto un nuovo record a 358 miliardi di dollari. Una postura difensiva in piena controtendenza rispetto a quanto osservato tra i gestori di fondi, che nell’ultimo mese mantengono un’esposizione al cash vicina ai minimi storici.
Nel frattempo, i prezzi azionari di Wall Street sono continuati a salire su nuovi record, lasciando indietro anche il titolo della stessa Berkshire: negli ultimi 12 mesi, alla chiusura di venerdì 31 ottobre, l’S&P 500 ha guadagnato il 19,9%, contro il 5,7% della società di Buffett. Nonostante la sottoperformance, Berkshire ha deciso di non effettuare buyback per il quinto trimestre consecutivo: segno che Buffett non ritiene il prezzo delle azioni proprie “inferiore al suo valore intrinseco”, la condizione necessaria per procedere a questa forma di remunerazione.
Negli ultimi trimestri Berkshire Hathaway ha continuato a muovere in maniera selettiva il proprio portafoglio azionario, con operazioni mirate su pochi titoli chiave. Sul fronte degli acquisti, Warren Buffett ha rafforzato in modo deciso la sua esposizione a Occidental Petroleum, di cui ha già accumulato oltre il 28% del capitale, e a ottobre ha annunciato l’acquisto in contanti della divisione petrolchimica OxyChem per 9,7 miliardi di dollari, segnando la prima grande operazione da quando Greg Abel è stato designato come futuro successore di Buffett. Parallelamente, Berkshire ha continuato a comprare Pool Corp, distributore di prodotti e attrezzature per piscine. Sul fronte delle vendite, invece, Buffett ha continuato a ridurre drasticamente la partecipazione in Bank of America, in previsione di margini d’interesse più risicati con i tagli ai tassi della Fed, vendendo oltre il 41% della quota nell’arco di un anno. Complessivamente, negli ultimi tre anni Berkshire Hathaway ha venduto azioni per un totale di 184 miliardi di dollari.
In previsione dell’entrata in carica di Greg Abel come CEO a partire dal 2026, la responsabilità sulla gestione del portafoglio e della massiccia riserva di liquidità accumulata da Berkshire Hathaway resta aperta. Come accaduto già nel 2020, in occasione del forte rally tecnologico post-Covid, anche l’ultima fase operativa di Berkshire ha suscitato nuovi dubbi sul fatto che Buffett possa aver perso il suo “tocco magico” (fra gli altri, il Financial Times nel giugno 2020 e The Economist nel giugno 2024). Da sempre allergico alle mode, Buffett ha criticato tanto l’oro quanto il Bitcoin, tanto la febbre della sostenibilità quanto quella della tecnologia.
Il boom dell’AI ha lasciato indietro il portafoglio di Berkshire che, da inizio 2023, agli albori di ChatGPT, ha sottoperformato l’S&P 500 di circa 30 punti (senza considerare dividendi e altre forme di remunerazione). Se si allarga lo sguardo a inizio 2020, prima del crollo-Covid, però, le performance della conglomerata di Buffett e di Wall Street tornano ad allinearsi.
L’approccio disciplinato dell’Oracolo di Omaha ha sempre privilegiato l’acquisto di poche aziende a prezzo contenuto e con prospettive di ricavo di lungo periodo. La costante crescita delle valutazioni azionarie della Borsa USA ha reso sempre più difficile per Buffett passare all’acquisto, privilegiando la vendita e quindi la presa di beneficio. Il rischio di una bolla finanziaria, alimentata da attese molto elevate sull’impatto dell’intelligenza artificiale sugli utili aziendali, continua a far discutere ma a dare pochi segni di reale cedimento — con le “Magnifiche 7” ancora in sovraperformance rispetto al listino principale. Con la sua enorme liquidità, se il momento della correzione dovesse arrivare Greg Abel potrebbe ritrovarsi in una posizione privilegiata rispetto alla gran parte dei gestori con cash sotto il 4% nei propri portafogli, mettendo in pratica uno degli adagi più famosi di Buffett: essere avidi quando il sangue (finanziario) scorre per le strade.

