Da quando è stata annunciata, la sua uscita come ceo di Berkshire Hathaway è già pesata una sottoperformance sull’S&P 500 di circa 7,8 punti. Anche a 94 anni, gli investitori avevano sperato per Warren Buffett un epilogo alla Charlie Munger, il suo socio di lungo corso: in sella fino all’ultimo giorno. Ma l’Oracolo di Omaha, ora, sente davvero il peso dell’età: lo ha raccontato in un’intervista al Wall Street Journal, che ripercorre l’iter di una decisione maturata senza troppe anticipazioni interne. Tanto che, pare, lo stesso successore designato al ruolo di ceo, Greg Abel, non fosse a conoscenza dei piani di Buffett quando, il 3 maggio scorso, durante l’assemblea annuale degli azionisti, la leggenda ha deciso che a fine 2025 resterà solo presidente. E che sarà Abel “ad avere l’ultima parola”.
Una decisione maturata nel silenzio
L’idea sarebbe maturata lentamente, senza un momento preciso in cui Buffett si sarebbe detto ‘basta così. “Per qualche strano motivo, ho cominciato a invecchiare davvero solo intorno ai 90 anni”, ha detto al Wsj il numero uno di Berkshire, “ma quando inizi a invecchiare, diventa… irreversibile”. Ma non c’è stato “un momento magico” in cui la decisione di lasciare è arrivata: “Come fai a sapere il giorno in cui diventi vecchio?”.
I segni dell’età, però, si fanno sentire nella produttività delle giornate, ha raccontato Buffett. A quel punto il confronto con Abel, attualmente presidente di Berkshire Hathaway Energy e vice presidente per le attività non assicurative, è stato impietoso. “La differenza nel livello di energia e in quanto riusciva a fare [Greg] in una giornata di dieci ore rispetto a quello che io riuscivo a fare in dieci ore — la differenza è diventata sempre più evidente”, ha detto Buffett. E’ maturato quindi un pensiero lucidamente autocritico: “Era semplicemente molto più efficace nel portare a termine le cose, nell’apportare i cambiamenti necessari nel management, nell’aiutare chi ne aveva bisogno… in mille modi diversi. Era ingiusto, davvero, non affidare l’incarico a Greg”. Con un attestato di stima: “Più anni Berkshire potrà avere da Greg, meglio sarà”.
Greg Abel, personalità riservata che non ha quasi mai rilasciato interviste negli ultimi anni, è stato ancora una volta elegiato da Buffett: “Il vero talento è raro. E’ raro nel mondo degli affari. E’ raro nell’allocazione del capitale. È raro in quasi ogni attività umana che si possa nominare”.
Le responsabilità di una Berkshire Hathaway moderna passano dall’impiego di una liquidità che Buffett ha ritenuto più saggio accumulare, in attesa di una grande acquisizione che però non è ancora arrivata. L’ultimo tocco magico dell’Oracolo di Omaha si è rivelato, piuttosto, in una vendita dal timing perfetto, alleggerendo la quota in Apple verso fine 2024, prima che il titolo si accartocciasse sotto l’incertezza dei dazi e della sua stretta catena di fornitura in Cina (il titolo al 14 maggio è in calo del 15% da inizio anno).
Prima ancora che venisse annunciata la tregua di 90 giorni fra Cina e Stati Uniti sul fronte commerciale, Buffett aveva ridimensionato il clamore dei dazi per la strategia d’investimento. Nonostante il calo dovuto al pensionamento imminente di Buffett, il titolo Berkshire resta avanti all’S&P 500 nelle performance da inizio anno, con un vantaggio di quasi 11 punti percentuali (al 14 maggio).
Buffett: sarò utile quando gli altri si fanno prendere dal panico
Proprio nei momenti di panico, Buffett ritiene di poter ancora essere utile all’azienda nella sua veste di semplice presidente: “Non ho alcuna difficoltà a prendere decisioni su questioni su cui prendevo decisioni 20, 40 o 60 anni fa. Sarò utile qui se ci sarà un panico nei mercati, perché non mi spavento quando i prezzi scendono o quando tutti gli altri si fanno prendere dal panico. E questo, in fondo, non dipende dall’età”.
Nessuno aveva particolari dubbi su questo, ma Buffett, in conclusione ha voluto sottolinearlo: “Non starò a casa a guardare le soap opera. I miei interessi sono sempre gli stessi”.

