Bezos vs Branson: stesso biglietto, due esperienze spaziali diverse

MIN

Il 20 luglio, Jeff Bezos raggiunge idealmente Branson nello spazio: ecco cosa distingue la sua Blue Origin da Virgin Galactic

Indice

La sfida tecnologica fra Jeff Bezos (Blue Origin) e Richard Branson (Virgin Galactic) potrebbe essere riassunta come quella fra razzo e aeroplano: per i passeggeri paganti, l’esperienza di bordo non sarà assolutamente la stessa

Ecco le differenze fondamentali fra i due servizi di turismo spaziale, dal prezzo alla “destinazione” di arrivo

A dispetto della propria vocazione, la concorrenza mediatica fra Virgin Galactic e Blue Origin non vola altissima. Il fondatore di Virgin, Richard Branson ha fatto “carte false” per salire a bordo di un volo di prova, con l’evidente obiettivo di precedere il miliardario rivale Jeff Bezos, che decollerà il 20 luglio nel primo volo passeggeri della sua compagnia. Branson, infatti, si è attribuito un ruolo attivo nell’equipaggio come giudice della “customer experience” e, a livello mediatico, è stato efficacemente messo in secondo piano il fatto che la Virgin sia indietro di qualche mese rispetto a Blue Origin nella sfida al turismo spaziale.

Non senza aver attirato ironie, Blue Origin ha cercato di rimediare sul piano della comunicazione diramando un tweet di pura pubblicità comparativa, a ridosso del volo spaziale di Richard Branson. Al di là degli scopi promozionali, la verità è che Virgin Galactic e Blue Origin offrono servizi di turismo spaziale decisamente diversi. Cambiano, ad esempio, l’approccio tecnologico, l’ambiente della cabina e, in parte, anche la destinazione.

 

Simili, invece, dovrebbero essere i prezzi dei rispettivi biglietti. Si sa per certo che Virgin Galactic chiederà 250mila dollari, per i 90 minuti circa di volo e per il relativo training preparatorio. Per il viaggio di Blue Origin il prezzo dovrebbe essere superiore ai 200mila dollari, ma mancano ancora conferme ufficiali. Il primo sedile a pagamento della compagnia di Bezos è stato messo all’asta e acquistato per 28 milioni di dollari da un soggetto rimasto anonimo – sarebbe dovuto decollare il 20 luglio assieme al fondatore di Amazon, ma ha rimandato la partenza a una futura spedizione.

L’aereo contro la capsula

La prima fondamentale differenza che distingue Virgin Galactic e Blue Origin si nota colpo d’occhio. Quello promosso da Richard Branson è un sistema che decolla da una rampa di lancio, ancorato alla base di un grande aereo da trasporto; la VSS Unity una volta raggiunta una certa altitudine si stacca, accende i motori e procede verso la soglia dello spazio. Dopo pochi minuti nell’orbita bassa terrestre, il velivolo atterra planando su una pista. Anche visto da fuori, quello di Virgin somiglia da vicino a un aeroplano. La VSS Unity raggiunge un’altitudine di 80 chilometri, una soglia riconosciuta come “spazio” dalla NASA, ma non dalla gran parte della comunità internazionale.

 

L’interno della VSS Unity di Virgin Galactic
Se si osserva la New Shepard di Blue Origin, invece, tornano alla mente le imprese spaziali cui si era tradizionalmente abituati: un razzo che spinge una capsula in alto, fino a raggiungere lo spazio. In questo caso l’altitudine è di 100 chilometri, oltre la soglia della Karman line che viene ritenuta dalla maggioranza dei Paesi la “vera” porta dello spazio. Sono convenzioni, certo, ma Blue Origin non ha perso l’occasione per mettere in luce questa differenza.
L’interno della capsula Blue Origin New Shepard
Se il volo della VSS Unity dura complessivamente 90 minuti, necessari in gran parte per raggiungere e rientrare “dolcemente” dalla soglia spaziale, la New Shepard vola dritta verso l’obiettivo, lo raggiunge rapidamente per poi fare ritorno sulla Terra sostenuta da tre grossi paracadute. Il brivido “venduto” da Jeff Bezos dura, in totale, appena 11 minuti. A vantaggio dell’esperienza visiva, la capsula di Blue Origin offre sei ampie finestre da 1 metro per 70 centimetri, nettamente più grandi rispetto ai 12 oblò della Virgin Galactic.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

Non sai come far rendere di più la tua liquidità e accrescere il tuo patrimonio? Scrivici ed entra in contatto con l’advisor giusto per te!

Compila il form ed entra in contatto gratuitamente e senza impegno con l’advisor giusto per te grazie a YourAdvisor.

Articoli più letti

Ultime pubblicazioni

Magazine
Magazine N°90 – maggio 2026

Abbonati al magazine N°90 · Maggio 2026 · Mensile Influencer Magazine della Consulenza Patrimoniale Cover ...

Magazine N°89 – aprile 2026

We Wealth · Magazine N°89 Aprile 2026 Cover Story · Franklin Templeton pag. 24 L’infrastruttura ridisegna la finan...

Guide
Uno sfondo blu con un grande testo bianco che recita "2026 TOP 200 Advisor del Wealth" e un piccolo cerchio nero in basso con la scritta "WE wealth" in bianco.
Top 200 Advisor del Wealth – 2026
Copertina di una rivista intitolata "Auto Classiche" con un'auto sportiva d'epoca rossa su sfondo nero, con il sottotitolo "Collezionismo e Passione" e "Volume 2" in basso.
Auto classiche: collezionismo e passione
Dossier, Outlook e Speciali
Dossier aprile 2026
A man in a suit and tie on a magazine cover.
Outlook 2026 | We Wealth