Bce: via al taglio, ma con molte cautele sulle prossime mosse

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La Bce ha effettuato il primo taglio dei tassi in nove mesi, ma ha innalzato le previsioni sull’inflazione e ribadito la dipendenza dai dati

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L’atteso taglio di 25 punti base ai tassi Bce è arrivato puntuale, consegnando ai mercati un comunicato stampa che sembra riflettere in modo schematico le divisioni fra falchi e colombe del Consiglio direttivo in merito alle prossime mosse. La decisione sul taglio odierno è stata votata “all’unanimità, meno che per un solo membro del board”, ha affermato la presidente della Bce, Christine Lagarde.

Il messaggio “colomba”

Per giustificare il taglio, nonostante l’ultimo rimbalzo dell’inflazione osservato a maggio, la Bce afferma che nei nove mesi successivi all’ultimo rialzo dei tassi, operato nel settembre 2023, “le prospettive di inflazione sono migliorate notevolmente”, compresa la componente di fondo che rimuove le componenti più volatili del paniere come l’energia. “Le aspettative di inflazione hanno registrato una flessione su tutti gli orizzonti”, si legge nel comunicato. “La politica monetaria ha mantenuto restrittive le condizioni di finanziamento, frenando la domanda e facendo sì che le aspettative di inflazione restassero ben ancorate. Ciò ha contribuito in misura rilevante al rientro dell’inflazione”.

Nel corso della conferenza stampa, Lagarde ha precisato il taglio si è basato “sulla fiducia nel fatto che siamo sulla strada giusta; tuttavia, in ogni momento, nei prossimi mesi avremo bisogno di dati e ulteriori analisi di quei dati per confermare costantemente che siamo su questo percorso di disinflazione”. Una strada che potrà avere “sobbalzi” in futuro, ha ammesso la presidente della Bce, ricordando l’ultimo dato sulla crescita delle retribuzioni – che ha contribuito a far salire l’inflazione del settore servizi fra aprile e maggio.

Il messaggio “falco”

Il paragrafo successivo, tuttavia, offre ai membri del Consiglio più preoccupati di un possibile taglio precoce dei tassi alcuni elementi che possono far presagire un’estrema cautela nel procedere con nuovi allentamenti della politica monetaria. “Malgrado i progressi degli ultimi trimestri, persistono forti pressioni interne sui prezzi poiché la crescita delle retribuzioni è elevata, l’inflazione resterà probabilmente al di sopra dell’obiettivo per gran parte del prossimo anno”, si legge nel comunicato. In particolare, “le ultime proiezioni formulate dagli esperti dell’Eurosistema per l’inflazione complessiva e per quella di fondo sono state riviste al rialzo per il 2024 e il 2025 rispetto alle proiezioni di marzo. Gli esperti indicano ora che l’inflazione complessiva si collocherebbe in media al 2,5% nel 2024, al 2,2% nel 2025 e all’1,9% nel 2026 [una revisione al rialzo di due decimali per il 2024 e il 2025, Ndr.]”.

“L’inflazione, al netto della componente energetica e alimentare, si porterebbe in media al 2,8% nel 2024, al 2,2% nel 2025 e al 2,0% nel 2026”, prosegue l’Eurotower. “Ci si attende che la crescita economica aumenti allo 0,9% nel 2024, all’1,4% nel 2025 e all’1,6% nel 2026”.

Una previsione più elevata per l’inflazione, sulla carta, dovrebbe tradursi in una minore urgenza a tagliare i tassi d’interesse. I mercati hanno dato più peso alle cautele di questa seconda parte del messaggio, visto che il taglio ai tassi di giugno era completamente scontato, con il cambio euro dollaro passato dall’area 1,087 a 1,1277.

Continua il mantra della “dipendenza dai dati”

Lontana dal garantire una rotta prestabilita di qui in avanti, la Bce ha ribadito che il Consiglio direttivo continuerà a seguire un approccio guidato dai dati, in base al quale le decisioni vengono definite di volta in volta a ogni riunione: “Non ci stiamo impegnando a un particolare percorso sui tassi”, ha affermato Lagarde in conferenza stampa. Questo approccio continuerà a dare una particolare rilevanza a tutte le letture economiche dei prossimi mesi, dall’inflazione all’andamento delle retribuzioni, diventate negli ultimi mesi una delle possibili fonti in grado di alimentare l’inflazione in modo persistente.

“Sembra improbabile che la Bce effettui più di due tagli dei tassi in solitaria prima che la Fed inizi quest’anno. Inoltre, si prevede che le riduzioni dei tassi della Fed si protrarranno fino al 2026, ben oltre il completamento dei tagli da parte della Bce”, ha commentato Sylvain Broyer, Chief Economist EMEA di S&P Global Ratings, “Supponendo che l’inflazione si allinei ai target e che la crescita raggiunga il potenziale entro la metà del prossimo anno, come previsto, è probabile che la Bce limiti i tagli dei tassi a non più di uno per trimestre fino al terzo trimestre del 2025, con un tasso di deposito al minimo al 2,5%”.

Parla di un “taglio falco” l’ad di Payden & Rygel Italia, Antonella Manganelli: “Christine Lagarde ha commentato che l’inflazione è rallentata abbastanza da consentire la mossa al ribasso sui tassi, ma il messaggio è stato chiaro: i tassi rimarranno probabilmente in zona restrittiva per un certo periodo di tempo. La nostra opinione è quindi che non ci saranno tagli in rapida successione”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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