Il Dow Jones a febbraio ha superato per la prima volta quota 50 mila punti, sovraperfomando da inizio anno S&P 500 e Nasdaq. È arrivato il momento di investire sugli industriali?
Negli ultimi anni le performance sui mercati azionari sono state appannaggio delle società tecnologiche, con l’arrivo dell’intelligenza artificiale che ha rappresentato un driver importante per i corsi borsistici delle azioni tech. Tuttavia, il 2026 sembra sorridere alla “old economy”, ovvero ai comparti più tradizionali del mercato.
Tra questi, le aziende di macchinari, aerospazio, difesa, trasporti e costruzioni hanno performato particolarmente bene nei primi trenta giorni dell’anno. È ora di tornare a investire nei titoli industriali?
Il ritorno degli industriali
Nel 2025 il settore industriale ha registrato una performance superiore alla media del mercato. Le azioni industriali dello S&P 500 hanno infatti guadagnato circa il 15%, più del doppio rispetto all’indice generale.
Anche a livello globale il settore ha mostrato una dinamica molto forte, con il comparto Industrials dell’indice MSCI ACWI che ha registrato un rendimento di circa il 24,3%.
Il trend sembra essersi esteso anche nel 2026. A febbraio, il Dow Jones Industrial Average ha superato per la prima volta la soglia dei 50.000 punti, trainato da titoli industriali come Caterpillar e Boeing. Il Dow ha sovraperformato sia lo S&P 500 sia il Nasdaq nelle prime settimane dell’anno, segnalando una rotazione degli investitori verso settori ciclici e value.
Il nuovo ciclo di reindustrializzazione globale
Una delle principali ragioni dell’interesse per gli industrial stocks è il ritorno della politica industriale. Stati Uniti, Unione Europea e Asia stanno promuovendo politiche di reshoring e di rafforzamento delle catene produttive domestiche, in risposta alle tensioni geopolitiche e alle vulnerabilità emerse durante la pandemia.
Secondo diversi studi, la globalizzazione delle catene del valore sta lasciando spazio a una regionalizzazione della produzione. Questo implica enormi investimenti in fabbriche, infrastrutture, energia e logistica: tutti ambiti in cui le aziende industriali sono protagoniste.
Difesa e aerospazio
Tra i settori industriali che potrebbero restituire i rendimenti più elevati c’è senz’altro quello della difesa, il maggiore beneficiario del nuovo contesto geopolitico.
Come riporta un recente report di Morningstar, dopo oltre tre anni di conflitto continuo tra Russia e Ucraina, i Paesi NATO hanno aumentato l’allocazione alla spesa per la difesa, con obiettivi in ulteriore crescita fino al 2035.
Dal canto suo, l’Unione Europea ha allentato le regole fiscali per consentire oltre 750 miliardi di dollari di spesa aggiuntiva per la difesa, per lo più destinata alla produzione interna. Gli Stati Uniti stanno invece investendo in intelligenza artificiale, sistemi di consegna automatizzati e produzione nazionale, il che dovrebbe essere ulteriormente supportato dal budget per la difesa proposto dal governo statunitense di 1.500 miliardi di dollari per l’anno fiscale 2027.
Secondo S&P Global Ratings, questo aumento strutturale della spesa dovrebbe tradursi in backlog ordini record, maggiore visibilità sugli utili e flussi di cassa più stabili per i produttori di difesa e aerospazio.
Non c’è AI senza industriali
Infine, un driver di lungo periodo potrebbe essere proprio l’intelligenza artificiale. Se da un lato le big tech dominano il software e i chip, dall’altro l’AI richiede infrastrutture fisiche: data center, reti elettriche, robotica e automazione industriale.
Secondo un’analisi citata da Barron’s, il mercato potenziale della robotica umanoide potrebbe raggiungere dimensioni fino a 25 trilioni di dollari entro il 2040, rendendo le aziende industriali tradizionali fornitori cruciali della nuova economia digitale.