Sos liquidità: la crisi spinge le pmi verso soluzioni innovative

Rita Annunziata
17.3.2021
Tempo di lettura: 3'
La crisi pandemica accelera le soluzioni innovative per assicurare liquidità e supporto all'intera filiera. Il mercato servito da strumenti di supply chain finance ha sfiorato i 120 miliardi di euro. In crescita soprattutto il reverse factoring (+13%) e il confirming (+7%)

Nel 2020 il mercato potenziale del supply chain finance si è attestato tra i 450 e i 490 miliardi di euro, di cui 120 miliardi già serviti

Continuano a crollare le soluzioni di anticipo fattura (-33%), mentre crescono opzioni innovative come il reverse factoring e il confirming

Federico Caniato: “Richiesta un'attenta gestione del cambiamento in azienda. E un miglioramento della sinergia con il processo di gestione del rischio”

La sete di liquidità spinge le piccole e medie imprese italiane verso gli strumenti di finanziamento del circolante, un'oasi rivelatasi strategica nell'ultimo anno per una migliore gestione del rischio e un aumento della resilienza. Soprattutto in una logica di supporto alla filiera. Secondo una nuova ricerca della School of management del Politecnico di Milano, il mercato servito da soluzioni di supply chain finance ha sfiorato nel 2020 i 120 miliardi di euro, pari al 24-27% del potenziale (tra i 450 e i 490 miliardi di euro), con una rilevante crescita delle opzioni innovative e un brusco calo delle tradizionali.

La fotografia del 2019


Prima dello shock pandemico, il mercato potenziale del supply chain finance si attestava infatti sui 505 miliardi di euro, in crescita del +2,4% sul 2018, di cui quasi un terzo servito (146 miliardi). L'anticipo fattura (una forma di finanziamento che consente l'anticipo da parte di un operatore finanziario di una o più fatture non ancora riscosse) risultava in calo del -3,4% a 65 miliardi di euro, mentre il factoring tradizionale (la cessione dei crediti commerciali di un'azienda verso la clientela) si attestava sui 60 miliardi per una contrazione del -1,4%. Sul versante opposto le soluzioni innovative come l'invoice trading (il “marketplace” per l'anticipo fatture) al +100% per 250 milioni di euro, il dynamic discounting (il pagamento anticipato da parte del cliente in cambio di uno sconto proporzionale ai giorni di anticipo) al 100% per 200 milioni e il confirming (il debitore autorizza il factor a pagare i propri fornitori e a gestire i debiti commerciali) al +40% per 700 milioni. Ma anche la cartolarizzazione (+5,8% a 9 miliardi di euro), il reverse factoring (+9,8% a 6,7 miliardi) e la carta di credito virtuale (+5,5% a 3,2 miliardi).

La riscoperta del 2020


Una fotografia che sembra confermarsi anche nell'anno della crisi. Come anticipato, il mercato potenziale del supply chain finance ha raggiunto una forbice compresa tra i 450 e i 490 miliardi di euro, in calo tra i 15 e i 55 miliardi rispetto al 2019, anche se “il valore esatto dipenderà dalle performance di incasso e pagamento delle imprese”, precisano i ricercatori. L'anticipo fattura continua a crollare, scivolando a 44 miliardi di euro (-33%). Sulla stessa scia anche il factoring diretto, in calo del -8% sul 2019 a 55 miliardi, “che risente del calo dei volumi transati nei mesi di picco della pandemia e la preferenza verso soluzioni più orientate alla filiera”, si legge nello studio. Col segno più, invece, gli strumenti più innovativi come il reverse factoring (7,5 miliardi di euro, +13%), il confirming, (800 milioni di euro, +7%), l'invoice trading (300 milioni di euro, +20%) e il dynamic discouting (100 milioni, +500%).
“Il supply chain finance è oggi sempre più uno strumento manageriale a supporto delle filiere, una leva strategica delle imprese per una migliore gestione del rischio e un aumento della resilienza”, interviene Federico Caniato, direttore dell'Osservatorio supply chain finance della School of management del Polimi. “Nella gestione della pandemia, è stato applicato spesso oltre il primo livello di fornitura, dimostrandosi strumento importante per supportare la crisi di liquidità, finanziando anche ordini o scorte. E la maggiore consapevolezza è destinata ad ampliarne ulteriormente la rilevanza in futuro”, spiega, sottolineando come l'introduzione di tali soluzioni richieda tuttavia un'attenta gestione del cambiamento in azienda, in riferimento alle relazioni da formalizzare con attori differenti. Oltre a un miglioramento della “sinergia con il processo di gestione del rischio, perché è ancora alto il numero di imprese che utilizza il supply chain finance esclusivamente per ottimizzare il capitale circolante”.

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