Pos: quanto costa agli esercenti tra commissioni e canone mensile

Rita Annunziata
27.6.2022
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Via alle sanzioni per gli esercenti che non accettano i pagamenti elettronici tramite Pos. Ecco quanto gli costano oggi

Dal 30 giugno per ogni transazione rifiutata si parla di una sanzione amministrativa di 30 euro, più il 4% del valore della transazione stessa

Il costo commissionale applicato agli esercenti dai principali operatori tradizionali in Italia si aggira intorno all’1% a transazione per le carte dei circuiti internazionali

Via alle multe per esercenti e professionisti che non consentono ai clienti di pagare con carta di debito, di credito o prepagata. Dal 30 giugno per ogni transazione rifiutata si parla di una sanzione amministrativa di 30 euro, più il 4% del valore della transazione stessa. A meno di casi di oggettiva impossibilità tecnica, come guasti o problemi di connettività. Resta tuttavia ancora una certa reticenza, lato commercianti, nei confronti dei pagamenti digitali. Legata in gran parte a un (presunto, secondo gli esperti del settore) problema di costi. We Wealth ha mappato le principali spese da sostenere per accettare i pagamenti via Pos. E quali sono gli operatori che offrono i modelli più innovativi.


Il costo commissionale applicato agli esercenti dai principali operatori tradizionali in Italia si aggira intorno all’1% a transazione per le carte dei circuiti internazionali. Per le carte domestiche (come il Bancomat) si parla di circa il 20% in meno. Un dato inferiore alla media europea, dove raggiunge l’1,1-1,2%, e anche ai paesi in cui i pagamenti digitali sono più diffusi (negli Stati Uniti supera il 2% in media, per esempio). Tra l’altro, le commissioni sono scese del 30-40% negli ultimi 10 anni, andando a favore soprattutto dei piccoli esercenti. Un altro aspetto da considerare è poi il canone mensile, che dipende da diverse variabili incluse nel singolo pacchetto offerto dalla banca in questione. A titolo esemplificativo, nel caso di Intesa Sanpaolo si parla di un canone mensile di 18 euro (invece di 50 euro) se si acquista anche online un Pos della gamma “Nexi SmartPos” entro il 31 dicembre 2022 (a eccezione di “Nexi SmartPos Cassa” e “Cassa Plus”). Nel caso di Unicredit, invece, fino al 30 giugno 2022 è possibile beneficiare di zero costi di attivazione e un canone mensile scontato a 2,90 euro fino al 31 dicembre 2023.

Si tratta tuttavia di informazioni difficilmente fornite “in maniera molto trasparente” dagli operatori tradizionali, spiega Ivano Asaro, direttore dell'Osservatorio innovative payments della School of management del Politecnico di Milano. “Nei contratti di fornitura si indica in genere una forbice, ma c’è tutto il tema della contrattazione, della dimensione dell’esercente, del rapporto che ha con la banca, che non viene prezzato. Un grande esercente, con diverse catene e un numero di transazioni particolarmente elevato, per esempio, può vantare un potere contrattuale maggiore e strappare commissioni più basse rispetto al piccolo esercente”, racconta l’esperto. “Tra l’altro le banche hanno fatto un lavoro enorme nel ridurre le commissioni negli ultimi anni, ma non sono state in grado di comunicarlo in maniera corretta e semplice gli esercenti. Che continuano a essere legati a un’idea di commissione che non rispecchia quelle attuali”. Dello stesso avviso anche Michele Centemero, country manager Italia di Mastercard intervistato da We Wealth in occasione del Mastercard innovation forum 2022, che osserva come quello dei costi rappresenti un falso mito. “La colpa è anche nostra, lo dico sempre anche alle banche. Sui fogli informativi si trova il valore minimo e il valore massimo, ma gli esercenti andranno sempre a guardare il valore massimo. Senza comprendere che i costi, in realtà, sono assolutamente contenuti, giustificati e sostenibili”.


Dall’altro lato, continua Asaro, commercianti e professionisti tenderanno inoltre a voler spendere il meno possibile. Motivo per cui “se nella loro mente c’è un’impostazione sbagliata secondo la quale il contante non costa nulla, andranno sempre verso il contante”. Ma sono diversi invece i costi che, nel caso del cash, dovranno sostenere: costi visibili come quelli di trasporto, soldi andati in fumo per errori di calcolo ma anche costi meno visibili come il tempo materiale necessario alla chiusura di cassa o il fatto di perdere una vendita se il cliente possiede solo la carta. “Un aspetto che potrebbe spingerli ad apprezzare i pagamenti elettronici sono invece i servizi correlati che si possono costruire intorno”, aggiunge Asaro. “I Pos che una volta erano semplici scatolette che accettavano pagamenti con carta ora possono diventare dei tablet, magari col doppio schermo che funge da canale di marketing per il consumatore. Tra l’altro, hanno un sistema operativo Android che consente di installare una serie di app come il registratore di cassa, la gestione del magazzino, dei turni, dei coupon o anche la possibilità di creare in pochi clic un sito online per fare e-commerce”.


È il caso per esempio degli SmartPos di Nexi che consentono di accettare qualsiasi tipo di pagamento, compresi buoni sconto e buoni pasto, ma anche di accettare mance e di controllare e gestire le transazioni grazie all’App Nexi Business integrata. “Dall’app store sul device, inoltre, è possibile scegliere di scaricare le app più appropriate per il proprio business, scegliendole tra circa le 100 disponibili. Si va da app per la gestione delle prenotazioni a quelle per la gestione del magazzino, da quelle per creare i programmi di fidelizzazione a quella per chiamare i taxi, fino alla gestione del delivery, l’invio della richiesta di pagamento tramite link, la raccolta di opinioni, la spedizione di pacchi e molto altro”, racconta Giulio Vasconi, head of marketing merchant services & solutions di Nexi. “Inoltre, è disponibile l’iniziativa Micropagamenti che rimborsa tutte le commissioni sulle transazioni fino a 10 euro”.


Tra gli altri operatori che offrono i modelli più innovativi c’è poi Satispay: “sotto i 10 euro l’esercente non paga commissioni, mentre per le transazioni superiori paga una commissione fissa di 0,20 centesimi”, ricorda Asaro. Ma anche SumUp, che applica una commissione fissa dell’1,95% del valore delle transazioni attraverso lettori di carte mobili (indipendentemente dall’entità dell’importo) e gli esercenti hanno come unico costo ulteriore l’acquisto una tantum del dispositivo senza altri costi fissi né canone mensile. “Una delle principali innovazioni apportate dal mercato da SumUp è proprio la possibilità anche per i piccoli esercenti o per le attività stagionali di dotarsi di una soluzione i cui costi dipendono dal transato. In questo modo, l’esercente è incentivato a utilizzare il Pos anche per transazioni di valore molto basso, come il costo di un caffè”, spiega al proposito Umberto Zola, growth marketing lead - merchant bank di SumUp. 


Tra i servizi offerti si ricorda il “conto aziendale” che consente di inviare, ricevere e gestire denaro con alcuni vantaggi come l’accredito degli incassi del Pos SumUp sul conto in 24 ore anche nei giorni festivi, i bonifici istantanei gratuiti per trasferire denaro in tempo reale anche all’estero o la possibilità di usare la carta SumUp per pagare online e in negozio o prelevare contanti. Al conto aziendale si affiancano altri servizi per le piccole imprese come “SumUp cassa”, la cassa cloud che consente di monitorare e gestire in modo integrato pagamenti in negozio e da remoto, ordini e magazzino; il “Negozio online”, che permette di portare online il proprio negozio; i “Pagamenti via link”, con cui i commercianti possono offrire ai clienti la possibilità di pagare anche a distanza; e infine “SumUp fatture”, che consente di creare e inviare fatture, tradizionali ed elettroniche, senza costi. 


“Stanno nascendo anche smartphone nfc, che accettano pagamenti con carte contactless senza device aggiuntivi. E tecnologie come la biometria che iniziano ad arrivare anche in Europa e in Italia, con soluzioni che consentono di pagare tramite il riconoscimento facciale”, interviene ancora Asaro. Poi conclude: “Secondo me, al di là degli obblighi, delle sanzioni e degli incentivi (che sono anche più importanti delle sanzioni) qualcosa inizierà a cambiare solo se trainato anche dai consumatori. Quando gli esercenti si renderanno conto, insomma, che sempre più clienti pretenderanno di pagare con carta e che rischieranno di perderli altrimenti. In parte questo sta già accadendo, specie nelle grandi città. Ma solo quando si diffonderà in maniera estesa avverrà quel cambio culturale che tutti aspettiamo”.

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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