Digitale: le pmi italiane superano le “cugine” europee

Rita Annunziata
28.4.2021
Tempo di lettura: 3'
Il 46% delle pmi italiane ha modificato il proprio modello di business nell'anno della crisi. Nel 20% dei casi, sviluppando anche nuove aree. E superando paesi come la Germania e la Francia. Gianluca Stamerra di GoDaddy: “La digitalizzazione non è una moda transitoria”

La fotografia è stata scattata da uno studio promosso da GoDaddy e condotto dalla società di ricerca Kantar su un campione di circa 5.100 imprese, di cui 1.201 tedesche, 1.303 spagnole e 1.300 tra Italia e Francia

Il 13% delle pmi italiane ha aperto o rafforzato il proprio e-commerce o i propri canali di vendita online, accompagnate dal 12% delle spagnole (quasi il doppio rispetto al 7% delle tedesche e all’8% delle francesi)

Stamerra: “Sebbene i dati mostrino come le chiusure forzate abbiano danneggiato il fatturato di molte aziende, l’Italia è stato il mercato in cui abbiamo notato una risposta più proattiva da parte degli imprenditori”

Quasi la metà delle piccole e medie imprese italiane, nell'anno della crisi, ha rivelato un buon grado di adattabilità alle nuove sfide imposte dal digitale. Modificando il proprio modello di business e, nel 20% dei casi, sviluppando anche nuove aree. Percentuali che hanno consentito loro di superare le “cugine” europee, sotto molteplici punti di vista.
A rivelarlo è uno studio promosso da GoDaddy e condotto dalla società di ricerca Kantar su un campione di circa 5.100 imprese (con un numero di dipendenti non superiore a 49), di cui 1.201 tedesche, 1.303 spagnole e 1.300 tra Italia e Francia, equamente distribuite tra attività B2B e B2C in tutti i paesi analizzati. Imprese che hanno incassato gli effetti negativi della pandemia, subendo perdite nel 51% dei casi per l'Italia, 54% per la Francia, 47% per la Spagna e 39% per la Germania. Ma affrontato anche sfide come l'incremento del numero dei nuovi clienti e della customer loyalty.

In questo contesto, le italiane e le spagnole hanno spostato la lente d'ingrandimento sull'implementazione di nuovi prodotti e servizi (rispettivamente per il 78 e il 75% delle intervistate, contro il 52 e il 61% delle tedesche e delle francesi) e sul rafforzamento delle competenze tecnologiche e delle soluzioni digitali (in questo caso si parla del 72 e del 71% per Italia e Spagna, contro il 60 e il 58% di Germania e Francia). Per non dimenticare poi l'ottimizzazione dei costi, citata come priorità per il proprio business dal 15% delle intervistate italiane, dal 6% delle francesi e dal 7% delle spagnole e delle tedesche.
Di conseguenza, come anticipato, il 46% delle pmi italiane ha modificato il proprio modello di business, sviluppando nuove aree nel 20% dei casi (una percentuale che scivola al 17 e al 14% per Germania e Francia, e che sale al 24% per la Spagna). Inoltre, il 13% ha aperto o rafforzato il proprio e-commerce o i propri canali di vendita online, accompagnate dal 12% delle spagnole (quasi il doppio rispetto al 7% delle tedesche e all'8% delle francesi). In tal senso, il 69% delle italiane dichiara di possedere almeno un canale di vendita online (contro il 63% della Francia, il 77% della Germania e il 73% della Spagna) anche se, precisano i ricercatori, si tratta di “un trend recente” rispetto alle cugine europee, considerando il fatto che oltre un terzo delle intervistate ha iniziato a vendere sul web unicamente negli ultimi due anni.

“Durante il lockdown abbiamo assistito a un'accelerazione dell'utilizzo degli strumenti digitali a tutti livelli che ha permesso all'Italia di recuperare un gap tecnologico che scontava da anni, soprattutto nei confronti di altri paesi europei”, osserva Gianluca Stamerra, regional director di GoDaddy per Italia, Spagna e Francia. “Sebbene i dati mostrino come le chiusure forzate abbiano danneggiato il fatturato di molte imprese, l'Italia è stato il mercato in cui abbiamo notato una risposta più proattiva da parte degli imprenditori per trovare nuove aree di business ancora inesplorate”. Certo, aggiunge, bisogna “rendersi conto che la digitalizzazione non è mai una moda transitoria, che scomparirà dopo l'emergenza pandemica”. Al contrario, conclude, “le tendenze a cui assistiamo oggi andranno sempre più a consolidarsi nella nostra quotidianità, diventando irreversibili”.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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