EVENTO « III° PRIVATE MARKET SUMMIT » Idee per capitali pazienti in un mondo che cambia EVENTO IN DIRETTA REGISTRATI

Mps e l’aumento di capitale: a chi conviene investire (e a chi no) | WeWealth

Mps e l’aumento di capitale: a chi conviene investire (e a chi no)

Rita Annunziata
17.10.2022
Tempo di lettura: 3'
I diritti di opzione di Mps, nella prima seduta, registrano un tonfo del -91,43% a 0,6715 euro. Le azioni perdono invece il 2,69% a 2,0075 euro

Per Montepaschi si tratta della settima ricapitalizzazione in 14 anni. Ciò significa che chi ha investito anche soli cinque anni fa nella banca senese ha azzerato il suo investimento (si parla di circa il -99%)

Rocco: “Più che parlare di convenienza dell’investimento, parlerei di chi potrebbe essere interessato a partecipare all’aumento di capitale: un soggetto che intenda mantenere invariato il suo peso all’interno del capitale sociale, inserendo nuova liquidità”

Debutto in altalena per il maxi-aumento di capitale di Montepaschi. Nella seduta di lunedì, successiva alla caccia agli investitori conclusasi ai tempi supplementari lo scorso 13 ottobre, i diritti di opzione registrano un tonfo del -91,43% a 0,6715 euro. Le azioni perdono invece il 2,69% a 2,0075 euro. Ecco a chi conviene (e a chi no) investire ora. E cosa accade a chi ha in pancia obbligazioni targate Mps.


“Tutto procede secondo le attese”, spiega Rocco Probo, analista dell’ufficio studi e ricerche di Consultique. “Il prezzo delle azioni è partito, come previsto, attorno al 2. Diverso il prezzo sui diritti che, avendo come orizzonte finale al termine del periodo di aumento di capitale un valore pari a zero, sta scivolando via via verso il basso. Più che parlare di convenienza dell’investimento, parlerei dunque di chi potrebbe essere interessato a partecipare all’aumento di capitale: un soggetto che intenda mantenere invariato il suo peso all’interno del capitale sociale, inserendo dunque nuova liquidità e non diluendo la propria partecipazione all’interno della banca senese. È un qualcosa legato più al senso dell’investimento in Mps, piuttosto che a un concetto di pianificazione finanziaria o diversificazione dell’investimento, insomma”. Quanto invece ai nuovi investitori, continua Probo, dipenderà da quanto crederanno nella capacità di Rocca Salimbeni di “continuare a essere sana nei prossimi anni”. E quindi dalle loro considerazioni rispetto al business bancario in generale e alla redditività di Mps in particolare.


Secondo una fonte finanziaria che ha interagito con We Wealth in condizione di anonimato, molto dipenderà anche dall’aumento delle dismissioni e delle uscite volontarie dei dipendenti su cui si focalizza il Piano industriale 2022-2026. Stando agli obiettivi iniziali del piano, si parlava di 3.500 esuberi entro la fine dell’anno, un dato inferiore rispetto alle domande di uscita volontaria presentate e che - sempre secondo la fonte interpellata da We Wealth - potrebbe porre l’attenzione rispetto alla capacità di Montepaschi di mantenere gli stessi livelli di ricavi finora generati. Considerando anche il fatto che abbia salutato i primi sei mesi dell’anno con un utile netto di 27,2 milioni di euro, ma in calo dell’86,5% rispetto ai 202 milioni dello stesso periodo del 2021. “Ci sono diversi punti interrogativi sulla redditività di Mps e, ovviamente, anche tanti rischi per chi investe in questo momento. Nel breve, dunque, sarebbero operazioni da trader. In un’ottica di più ampio raggio, invece, si potrebbero attendere i risultati delle prossime trimestrali per comprendere come evolvono le dinamiche reddituali della banca”, avverte la fonte.


Ricordiamo tra l’altro che si tratta della settima ricapitalizzazione in 14 anni. Ciò significa, interviene Probo, che chi ha investito anche soli cinque anni fa ha azzerato il suo investimento (si parla di circa il -99%). “E ovviamente più si va indietro nel tempo più si aggiungono cifre decimali a questa percentuale, ma la sostanza resta la stessa”, spiega l’analista. Quanto invece a chi ha obbligazioni Mps in pancia, la questione risulta diametralmente opposta. “L’obbligazionista, che sia ordinario o subordinato (ma soprattutto subordinato), beneficerà del fatto che si sia trovato un accordo rispetto all’aumento di capitale e della sua riuscita, perché si troverà di fronte una banca più solida e patrimonializzata. I timori ventilati non più di una settimana fa di burden sharing, con l’aumento di capitale, si sono volatilizzati. E i prezzi delle obbligazioni subordinate, infatti, hanno già conosciuto un rimbalzo negli ultimi giorni”.

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

Cosa vorresti fare?