I private market come volano del Pnrr

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Sono in arrivo i fondi dell'Europa. Ma perché la crescita si mantenga nel lungo periodo, sarà importante tenere sotto osservazione anche gli investimenti privati

Gli strumenti finanziari che puntano su economia reale e infrastrutture possono diventare la strada per finanziare progetti di “crescita verde e a impatto”, ovvero ciò di cui abbiamo bisogno

Per We Wealth ha scritto Simona Maggi, direttore scientifico Aipb

Nel 2021 il Pil italiano è rimbalzato oltre le attese, le risorse finanziarie investibili delle famiglie italiane continuano a crescere e non smetteranno di farlo nel prossimo biennio.
Eppure, manca ancora una fiducia assoluta dei leader del Private Banking in una crescita duratura dell'economia del Paese: uno su cinque crede che nei prossimi 12/18 mesi l'economia non migliorerà.
Stiamo quindi assistendo a “un gran bel rimbalzo dell'economia, ma la palla era un po' sgonfia” sintetizzano efficacemente Giorgio Calcagnini e Innocenzo Cipolletta sulle pagine del Corriere della Sera. Il Rettore dell'Università di Urbino e il Presidente di AIFI prendono in esame le fragilità italiane (pubblica amministrazione, finanza e giustizia), le incrociano con la capacità di fare impresa nel Paese e arrivano al risultato che in realtà nel 2021 ci siamo persi un punto e mezzo di crescita aggiuntiva.

Per questo motivo “un compito del Pnrr dovrà essere proprio quello di gonfiare meglio la palla”. La certezza che nel breve periodo le risorse pubbliche stanziate per la ripresa e la crescita saranno ingenti, alimenta la speranza che i comuni e le regioni riusciranno effettivamente a spendere i soldi che avranno a disposizione. Basterà monitorare il sito della Fondazione IFEL (ANCI) e la “Recovery and Resilience Scoreboard” della Commissione Europea per capire le ricadute positive degli investimenti pubblici. Perché la crescita si mantenga nel lungo periodo, sarà importante tenere sotto la lente d'osservazione anche gli investimenti privati, ma su questo in Italia non si compete alla pari con gli altri paesi europei. Le regole di protezione degli investitori non professionali (quindi le famiglie) sono uguali per tutti in Europa.

La Direttiva Mifid definisce le regole di condotta per tutti gli operatori finanziari che operano e commercializzano strumenti di investimento in Europa. Le regole di accesso per gli investitori ai prodotti/strumenti di investimento, invece, sono in parte differenti tra i Paesi membri ed è in questo ambito che patiamo un vincolo maggiore rispetto ad altri paesi. In Italia, l'accesso ai Fia italiani riservati (fondi che investono direttamente e indirettamente in private markets) è normato dall'art. 14 del DM 30/2015 e dal Regolamento attuativo dell'articolo 39 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (Tuf) che stabilisce i criteri generali cui devono uniformarsi gli Organismi di investimento collettivo del risparmio (Oicr) italiani.
La sua revisione, per ampliare la platea di investitori potenziali, era stata posta in consultazione il 23 giugno 2020. Gli operatori di settore fremono per sapere l'esito di questa consultazione, perché vorrebbero sapere se l'importo minimo di sottoscrizione per investitori non professionali sarà effettivamente abbassato da 500.000 euro non frazionabile a 100.000, allineando così il “campo di gioco” rispetto ad altri paesi europei dove il mercato dei private market risulta più sviluppato. Non è certo questo l'unico dettaglio che fa rimanere su livelli molto contenuti (meno dell'uno per certo) l'incidenza dell'economia reale nei portafogli dei clienti privati italiani, seppur cresciuta negli ultimi tempi per merito degli incentivi fiscali.

Tuttavia, si tratta di un dettaglio molto importante, se si vuole assistere alla crescita sostenuta di domanda di investimenti da parte di investitori privati.

Articolo tratto dal numero di gennaio di We Wealth

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