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De Marco (Banca Patrimoni): dal sud al centro del private banking | WeWealth

De Marco (Banca Patrimoni Sella): dal sud al centro del private banking

Teresa Scarale
Teresa Scarale
16.11.2023
Tempo di lettura: 3'
Nell’ultimo anno il gruppo Sella ha rafforzato la sua presenza in territori non centrali geograficamente, eppure molto importanti dal punto di vista della gestione patrimoniale e della ricchezza. We Wealth ne ha parlato con Vincenzo De Marco, direttore commerciale presso Banca Patrimoni Sella

L’ultima in ordine di tempo è stata quella di Catania: una delle nuove sedi di Banca Patrimoni Sella & C. al sud, la quarta in Sicilia, oltre quelle già operative di Agrigento, Caltanissetta e Palermo. L’inaugurazione porta a 26 il numero complessivo di filiali in tutta Italia e fa seguito alle aperture di Reggio Calabria e Bari a fine giugno 2023. È segno tangibile della volontà di espansione di Banca Patrimoni Sella & C. in Sicilia e, più in generale, nel Sud Italia, identificata come area ricca di grandi opportunità di sviluppo, sia in termini di export e turismo che in termini di innovazione. Una strategia apparentemente controcorrente, quella del gruppo piemontese, mentre gli altri centralizzano. Perché? We Wealth ha raggiunto Vincenzo De Marco, direttore commerciale presso Banca Patrimoni Sella per capirne di più. 


Dr. De Marco, come mai la decisione di Banca Patrimoni Sella di rafforzare il private banking nel sud Italia, proprio ora?

«Il tema non è tanto il sud Italia – che rappresenta per noi un’opportunità straordinaria – quanto quella dei piccoli centri, delle città italiane di provincia. Vi è una tendenza delle banche ad accentrare tutti i servizi nella grande città, in una sede lontana e dislocata. Ciò allontana la percezione dell’importanza del territorio. Del resto non esiste più il direttore di una volta, dotato di facoltà di spesa e di cassa, capace di concedere di credito. Oggi il direttore non è che il referente di una relazione commerciale: i poteri di delibera sono risiedono altrove. Ma i risparmiatori hanno voglia di parlare con una banca che conti sul territorio, al di là dell’area geografica. In provincia, le direzioni generali mancano; e il sud rientra in questo contesto. Banca Patrimoni Sella – pur non essendo una banca sistemica – vuole essere vicina alle persone, al territorio che oggi si sente orfano di una banca di prossimità che conti, capace di essere umana oltre che efficiente. Vale sicuramente per le famiglie più ricche, e in generale per i risparmiatori. Perché oltre al rapporto di fiducia, quando si tratta di gestione patrimoniale, occorre rapidità nelle risposte. Il sud Italia rappresenta per noi una opportunità che si è generata in quegli spazi lasciati liberi da altri». 


A quanto ammonta la ricchezza privata meridionale italiana?

«Secondo Bankitalia, al momento la ricchezza privata al sud Italia ammonta a 2500 miliardi di euro, suddivisi equamente fra patrimonio immobiliare e non immobiliare. La provincia italiana (sud incluso) è un grande tessuto di opportunità, c’è tanta ricchezza storica. Essendo un sistema aspirazionale, si traduce in prospettive immense». 


Quali caratteristiche ha il cliente private tipo, in questi territori, cosa cerca? 

«Vi sono i latifondisti, coloro che hanno ereditato tantissimo patrimonio immobiliare accumulato nei secoli, ricchezze immense. Ci sono poi imprenditori che hanno dato vita a nuovi marchi di eccellenza, riconosciuti come “premium” a livello internazionale, capaci di generare nuova ricchezza. Poi ci sono i professionisti, coloro che assistono le prime due categorie. Ma tutti e tre sono risparmiatori. Non c’è una prevalenza: sono i tre che emergono anche altrove sul territorio nazionale. Per noi il vissuto conta. Patrimonio più risparmio sono una combinazione magica, ma dietro a quelle sostanze c’è il sacrificio di qualcuno che è stato capace di mettere da parte. Dietro a ogni patrimonio c’è una storia che va rispettata. Oltre all’efficienza – Banca Patrimoni Sella è tecnologicamente molto avanzata – il cliente cerca un professionista capace di ascoltare le sue esigenze, presenti e future, mobiliari e immobiliari e anche collegate al patrimonio artistico, che in Italia è immenso. Siamo sensibili anche al tasto dell’arte, offriamo un servizio di advisory interno».


Come si concilia il tech – in cui il gruppo è molto forte – con la prossimità alla persona? 

«Il tech non deve diventare un’ossessione, la digitalizzazione non deve prevalere sulla sostanza. Il ritmo lo dà il cliente: non deve essere la banca a decidere quando non è più tempo di andare in filiale, quando non è più tempo di avere una carta. La digitalizzazione deve essere un supporto di efficientamento del servizio prestato al cliente, ma non deve “raffreddare” il rapporto con la clientela. La tecnologia consente di aprire in digitale e con firma a distanza un conto corrente, un conto titoli, un Mifid. Ma non si può prescindere dalla parte umana e relazionale. Ecco il motivo per cui apriamo (e continueremo ad aprire, anche nel 2024) filiali sui territori. Il nostro progetto antico – la nostra banca che si presenta come una famiglia – diventa innovazione per il domani. La “tradizione della vicinanza” diventa futuro prossimo». E di prossimità.

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l'Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell'arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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