Parità salariale, sì della Camera alla proposta di legge: cosa cambia

Rita Annunziata
14.10.2021
Tempo di lettura: 3'
Approvata all'unanimità la proposta di legge sulla parità salariale. Il testo passerà ora all'esame del Senato. Gribaudo: “Un meccanismo di trasparenza e garanzia per milioni di donne”

Il testo unificato, che vede la deputata del Partito democratico Chiara Gribaudo nelle vesti di relatrice e promotrice dell’iniziativa, passerà ora all’esame del Senato

Tra le principali novità introdotte figura l’estensione alle aziende pubbliche e private con più di 50 dipendenti dell’obbligo di redigere un rapporto sulle pari opportunità

Chiara Gribaudo: “Una legge che garantisce i diritti di ciascuna, dal reclutamento alla retribuzione, fino alle opportunità di carriera”

La Camera dei deputati ha approvato all'unanimità (393 voti, nessun contrario) la proposta di legge sulle pari opportunità tra uomo e donna nel mercato del lavoro. Uno storico via libera che pone le basi per il superamento del gender pay gap. Anche in Italia.
Il testo unificato, che vede la deputata del Partito democratico Chiara Gribaudo nelle vesti di relatrice e promotrice dell'iniziativa, passerà ora all'esame del Senato. Si tratta, nelle parole di Gribaudo, di “un meccanismo di trasparenza e garanzia per milioni di donne lavoratrici, una legge che garantisce i diritti di ciascuna, dal reclutamento alla retribuzione, fino alle opportunità di carriera”.
Tra le principali novità introdotte figura l'estensione alle aziende pubbliche e private con più di 50 dipendenti (non più 100) dell'obbligo di redigere un rapporto sulle pari opportunità, oltre all'introduzione di strumenti utili a garantire un adeguato “work life balance”, l'equilibrio tra vita privata e lavoro. Gli atti di natura organizzativa e gli incidenti sull'orario di lavoro sono stati inoltre introdotti tra le fattispecie che costituiscono discriminazione indiretta. Si parla di quei trattamenti che, “in ragione del sesso, dell'età anagrafica, delle esigenze di cura personale o familiare, dello stato di gravidanza nonché di maternità o paternità, anche adottive”, hanno il potenziale di porre le donne in una “posizione di svantaggio rispetto alla generalità degli altri” lavoratori, determinare una “limitazione delle opportunità di partecipazione alla vita o alle scelte aziendali” e bloccare avanzamenti e scatti di carriera.

Ricordiamo infine che il sostegno all'empowerment femminile, cuore pulsante della missione 5 (“lavoro e inclusione”) del Piano nazionale di ripresa e resilienza elaborato dal governo Draghi, si prepara a entrare ulteriormente nel vivo a partire dal 1° gennaio 2022 con la definizione di un sistema nazionale di certificazione della parità di genere volto ad accompagnare e incentivare le aziende ad adottare policy adeguate a ridurre il gap di genere nelle aree considerate maggiormente “critiche”, dall'opportunità di crescita in azienda alla parità salariale a parità di mansioni, fino alle politiche di gestione delle differenze di genere e alla tutela della maternità. Previsto un meccanismo di premialità, con uno sgravio contributivo fino a 50mila euro annui per ogni azienda. Le più virtuose, stando a quanto previsto nel testo approvato dalla Camera, potranno infine ottenere anche più facilmente gli aiuti di Stato.

“Sono cambiati tre governi in questa legislatura, cambiati i ministri, mai la voglia di arrivare in fondo, e sono sicura che anche per le colleghe e i colleghi del Senato questo testo sarà una priorità”, aggiunge Gribaudo. “Questa giornata e questo momento va a tutte noi, alle 470mila donne che hanno perso il lavoro durante la pandemia, a tutte coloro che vengono pagate meno o stimate meno dei loro colleghi uomini, alle donne che hanno i titoli, la competenza, l'esperienza e la preparazione ma apparentemente non il genere giusto per essere dirigenti o manager d'azienda”. La deputata dem ha infine ricordato come le italiane rappresentino il 56% dei laureati del Paese ma solo il 28% dei manager e come sia ancora possibile per una donna ricevere fino al 20% di stipendio in meno rispetto a un uomo, a parità di mansione e di ore lavorate.

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