Direct indexing, la tecnologia anti-Etf su cui punta Wall Street

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Alberto Battaglia
20.7.2021
Tempo di lettura: 5'
Vanguard è solo l'ultimo grande nome ad aver acquisito una società pioniera nell'indicizzazione diretta

Il direct indexing è un approccio per ora riservato ai clienti assai facoltosi: permette di replicare un indice attraverso l'acquisto diretto delle sue singole componenti, con una serie di vantaggi rispetto a un Etf - anche in termini di performance

Vanguard, BlackRock e Morgan Stanley si sono aggiudicate alcune società di investimento specializzate in questo approccio, con l'obiettivo di democratizzare l'indicizzazione diretta

Non è ancora un'opzione disponibile per gli investitori al dettaglio, ma c'è chi scommette che nel giro di alcuni anni sarà così. A raccontare quanto stia crescendo l'interesse intorno al direct indexing è una serie di recenti operazioni da parte dei big del risparmio gestito. L'ultima, in ordine di tempo, è stata annunciata da Vanguard, che compirà la prima acquisizione della sua storia facendo sua Just Invest, una società californiana specializzata nella costruzione di portafogli personalizzati che al momento gestisce un miliardo di dollari.

Stiamo parlando di un approccio finora riservato a una clientela estremamente facoltosa, che consiste nella costruzione di un portafoglio in grado di replicare un indice attraverso l'acquisto diretto dei singoli titoli che lo compongono. A differenza di un index fund o di un Etf, l'investitore non acquista un “pacchetto completo” sotto forma di un fondo comune d'investimento, ma si espone direttamente al paniere di azioni desiderato.

Il direct indexing permette, così, un elevato grado di personalizzazione per il cliente, il quale può decidere, ad esempio, di escludere o aggiungere questa o quella società dal suo indice di riferimento. Questa opportunità diventa particolarmente interessante per gli investitori che incorporano valutazioni di tipo etico alle proprie scelte di investimento.

Inoltre, grazie alla “scomposizione” dell'indice, è possibile ottimizzare il carico fiscale sfruttando eventuali minusvalenze registrate da singoli titoli – opzione percorribile con un fondo solo nel caso quest'ultimo vada “in rosso” nel suo complesso. Secondo un report della società di ricerca Celent la capacità di compensare fiscalmente le perdite dei singoli titoli permetterebbe a un portafoglio di direct indexing di generare una performance aggiuntiva dell'1-2% annuo rispetto a un Etf paragonabile o a un fondo comune.

Sul fronte dei costi, l'indicizzazione diretta può risultare inefficiente qualora, per operare modifiche al portafoglio, i costi di transazione collegati al trading di ampi pacchetti di azioni arrivino a superare, ad esempio, gli oneri di un fondo indicizzato – questo aspetto negativo tende a ridursi quanto più sarà consistente l'investimento complessivo.
Grazie all'avanzamento della tecnologia mettere a punto portafogli diversificati su misura sta diventando nettamente più facile; in particolare, il trading di azioni frazionate permette di investire in ogni posizione anche quantitativi di denaro limitati e consente l'esposizione anche a titoli il cui costo unitario è particolarmente elevato come Berkshire Hathaway, Amazon o Alphabet.

Con l'acquisizione di Just Invest (il cui valore non è stato diffuso), Vanguard punta ad offrire ai suoi clienti "la capacità di personalizzare i portafogli di investimento in modo da riflettere i valori degli investitori, gli obiettivi finanziari e le esigenze di recupero delle perdite fiscali". Secondo il ceo della società pioniera degli Etf , Tim Buckley, "le soluzioni guidate dalla tecnologia come l'indicizzazione diretta continuano a rimodellare il nostro settore, portando a migliori risultati di investimento e riducendo i costi per i clienti".
Prima di Vanguard, lo scorso novembre BlackRock aveva messo sul piatto 1,05 miliardi di dollari per aggiudicarsi Aperio, società specializzata in direct indexing con 36 miliardi di dollari in gestione. Sempre nel 2020, Morgan Stanley aveva compiuto una mossa analoga comprando Eaton Vance per 7 miliardi di dollari, società che a sua volta gestisce per i suoi clienti 300 miliardi in portafogli personalizzati. In futuro anche Charles Schwab lancerà il suo personale servizio di direct indexing, anche se non è ancora stata ufficializzata la tempistica.

La sfida di questi grossi nomi è rendere l'indicizzazione diretta accessibile, anche in termini di costi, al grande pubblico. Per la sua natura di replica “passiva” di un indice, questa tecnologia entrerebbe in competizione diretta con Etf e index fund, erodendone parte dell'appeal esattamente come questi ultimi hanno fatto, negli ultimi anni, nei confronti dei fondi a gestione attiva. Anche per questo i grossi gestori si stanno posizionando in anticipo. Prima che il direct indexing diventi un'opzione concreta per clientela al dettaglio, infatti, passerà ancora diverso tempo.

Secondo Timo Pfeiffer, chief markets officer di Solactive, un fornitore di indici tedesco, l'arrivo dell'indicizzazione diretta nel mainstream avverrà negli Usa entro i prossimi due anni, attesa che salirà a cinque anni per l'Europa. "Si inizierà con le grandi istituzioni, i fondi pensione, i grandi patrimoni” da almeno 5 milioni di dollari, “ma alla fine tale soglia scenderà e saremo in grado di farlo dal nostro cellulare”, aveva detto al Financial Times lo scorso febbraio. Per le società specializzate in Etf, concludeva Pfeiffer, tralasciare il direct indexing significherà essere “superati da tutte le direzioni”.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica
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