Credit Suisse: 300 miliardi in finanza sostenibile entro il 2030

Rita Annunziata
10.3.2022
Tempo di lettura: 5'
Un gruppo di investitori ha depositato una risoluzione chiedendo all'istituto di intensificare i propri sforzi climatici. Gli obiettivi di Credit Suisse nel nuovo “Sustainability report”

La Fondazione Ethos, ShareAction e 11 investitori istituzionali hanno depositato la scorsa settimana una risoluzione con la quale invitano Credit Suisse a ridurre la propria esposizione nei confronti di petrolio, gas e carbone

Nel corso del 2021 l’istituto ha ridotto del 39% la propria esposizione creditizia al carbone. L’obiettivo è quello di raggiungere zero emissioni nette dalle proprie attività operative e di finanziamento e dalla propria supply chain entro la metà del secolo

Prima le dimissioni di António Horta-Osório dopo la violazione delle regole sulla quarantena obbligatoria. Poi la maxi inchiesta sui conti segreti. Ora le pressioni degli azionisti sul clima. Pronte però a essere accolte dall'istituto elvetico che, nel nuovo Sustainability report diffuso nella mattinata del 10 marzo insieme al rapporto annuale, conferma il proprio impegno a destinare almeno 300 miliardi di franchi svizzeri alla finanza sostenibile entro il 2030. Oltre a raggiungere l'obiettivo net-zero entro la metà del secolo.

Le richieste degli investitori


La Fondazione Ethos, ShareAction e 11 investitori istituzionali hanno depositato la scorsa settimana una risoluzione sul clima destinata alla banca svizzera chiedendole di intensificare i propri sforzi e ridurre la propria esposizione nei confronti di petrolio, gas e carbone. Il gruppo, si legge nella nota, riconosce come Credit Suisse sia stata una delle prime banche europee a impegnarsi ad allineare le sue attività di finanziamento all'obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. Ma si definisce “preoccupato” per i “rischi finanziari, normativi e reputazionali” cui la società si espone continuando a finanziare attività “apparentemente incompatibili col proprio obiettivo di allineamento”. L'istituto, spiegano gli investitori, dal 2016 ha fornito più di 82 miliardi di dollari alle principali società di combustibili fossili. Il che lo renderebbe il quarto più grande finanziatore di combustibili fossili in Europa e il 19° a livello globale. Di conseguenza, incoraggiano la banca “ad allineare le proprie politiche su carbone, gas e petrolio con le principali pratiche del settore, a fornire ulteriori informazioni sui suoi piani per ridurre la sua esposizione ai combustibili fossili in una sequenza temporale coerente con l'obiettivo degli 1,5°C e a elaborare un quadro di riferimento” per rendere conto degli impegni assunti “su base annuale”.

Gli obiettivi “green” di Credit Suisse


Stando a quanto riportato nel Sustainability report, Credit Suisse persegue un triplice approccio nell'affrontare i cambiamenti climatici. In primo luogo, lavorando al fianco dei clienti per supportare la loro transizione verso modelli di business a basse emissioni di carbonio e integrando il climate change nei propri modelli di gestione del rischio. In secondo luogo, concentrandosi sulla fornitura di soluzioni finanziarie sostenibili. E infine lavorando per ridurre ulteriormente la propria impronta di carbonio, anche guardando alla catena di fornitura. Nel corso del 2021 l'istituto ha ridotto del 39% la propria esposizione creditizia al carbone. E l'obiettivo è quello di raggiungere zero emissioni nette dalle proprie attività operative e di finanziamento e dalla propria supply chain entro la metà del secolo. Inoltre, come anticipato in apertura, il gruppo punta a fornire almeno 300 miliardi di franchi svizzeri di finanziamenti sostenibili per le strategie di transizione.

“Questo rapporto si basa sulla nostra convinzione che le politiche e le strategie sostenibili inizino con la trasparenza e con un quadro di governance chiaro”, spiega Axel P. Lehmann, presidente del consiglio di amministrazione di Credit Suisse in apertura del rapporto. “Riteniamo che una forte cultura della gestione del rischio sia fondamentale per il successo del nostro gruppo”. La nuova strategia di Credit Suisse, interviene l'amministratore delegato Thomas Gottstein, pone la sostenibilità al centro della propria proposta di valore “fondata sulla ferma convinzione che tale attenzione sia fondamentale per la crescita a lungo termine” sia dei clienti che dello stesso istituto.

Nella presentazione dell'Annual Report, Lehmann e Gottstein hanno anche ricordato come il 2021 sia stato un anno “molto impegnativo” per Credit Suisse, i cui risultati finanziari sono stati influenzati negativamente dalle questioni Archegos e Supply chain finance funds. “Ciononostante abbiamo apportato numerosi miglioramenti nel corso dell'anno e, grazie alla dedizione dei nostri dipendenti in tutto il mondo, stiamo ricostruendo una banca di cui tutti possiamo essere orgogliosi, con il chiaro obiettivo di fornire crescita sostenibile e valore per i nostri azionisti”, scrivono. Senza mancare di lanciare uno sguardo alle tensioni nell'Est Europa. “Il mondo che ci circonda sta cambiando in modi a volte allarmanti, con gli effetti in corso del covid-19 e le recenti tragiche conseguenze dell'invasione russa dell'Ucraina. In quanto istituto finanziario globale abbiamo un ruolo cruciale da svolgere per i nostri clienti, investitori, dipendenti, comunità, aziende ed economie, che stanno affrontando sfide immense. Lavoreremo sodo per mantenere alta la fiducia di tutti i nostri stakeholder”.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.
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