Esg, sale la pressione contro gli eccessi del marketing

We Wealth
Alberto Battaglia
27.8.2021
Tempo di lettura: 5'
L'indagine Bafin, che ha coinvolto DWS, non sarà l'ultimo caso di controllo sui proclami ESG degli asset manager

Secondo una nuova ricerca del think-tank InfluenceMap il 71% dei fondi ESG non sarebbe allineato ai target dell'Accordo di Parigi sul Clima

Il tema della trasparenza nella comunicazione dei gestori è al cuore del regolamento europeo Sfdr, in vigore da quest'anno, che fissa nuovi standard per i fondi che si presentano come “sostenibili”

DWS, una società di asset management da 859 miliardi dollari in gestione è finita nel mirino dell'autorità di vigilanza sul mercato tedesca per presunte irregolarità nella comunicazione ai clienti sui propri fondi “sostenibili”. Le azioni dell'asset manager, che sul suo sito afferma di essere la seconda realtà ESG più importante in Germania, hanno subito un contraccolpo del 14% circa nella seduta del 26 agosto, con perdite del 2% anche per Deutsche Bank, che detiene l'80% della stessa DWS.

Nel dettaglio, le indagini sono scattate in seguito ad una segnalazione della ex global head of sustainability di DWS, Desiree Fixler, che da quest'anno non lavora più per la società. Nella relazione annuale 2020 pubblicata marzo DWS ha affermato, secondo l'ex manager in modo fuorviante, che metà dei suoi 900 miliardi di dollari in gestione al 2020 sarebbero investiti seguendo i criteri ESG. DWS ha respinto le accuse, confermando quanto divulgato nella sua comunicazione al mercato. Anche Sec americana starebbe indagando anche sull'asset manager tedesco.
Le indagini hanno messo in luce come le autorità di regolamentazione si stiano attivando per mettere alla prova dei fatti l'aderenza fra gli impegni green, sempre più protagonisti delle campagne di marketing del risparmio gestito, e le condotte realmente messe in pratica.

Secondo un'ex membro della Securities and Exchange Commission americana, l'attuale presidente di FrontLine Compliance, Amy Lynch, il caso DWS è solo “il primo di molti altri in arrivo”. Lynch, in una dichiarazione resa a MarketWatch, ha sostenenuto come l'authority statunitense abbia già inviato chiari segnali sul fatto che la coerenza fra comunicazione green e realtà sarà oggetto di crescente scrutinio.
Le difficoltà nel definire cosa possa essere considerato o meno un investimento green sono note da diverso tempo. Nuovi interrogativi sono stati sollevati da una ricerca condotta dal think-tank InfluenceMap, che ha cercato di valutare la coerenza dimostrata una lunga lista di fondi verdi utilizzando, come stella polare, l'adesione dei rispettivi portafogli agli obiettivi dell'Accordo sul Clima di Parigi. Ben 72 fondi, sui 130 focalizzati specificamente sul clima, sarebbero da considerarsi non allineati al target di contenimento del riscaldamento globale entro i 2 gradi. Inoltre, i 130 fondi specificamente focalizzati sul clima, che gestiscono complessivamente 67 miliardi di dollari, detengono in portafoglio anche azioni di società attive nella filiera produttiva dei combustibili fossili, per 153 milioni di dollari.

Il punteggio attribuito alla ricerca si è basato sul sul Paris Agreement Capital Transition Assessment, che “utilizza i dati dei piani di produzione di oltre 3.000 aziende dell'economia reale nei settori dei combustibili fossili, dell'energia e dell'automotive per confrontare l'esposizione dei portafogli a queste aziende con quelli che sono gli scenari climatici accettati”. Analizzando i progetti diffusi dalle aziende e la rispettiva quota di mercato, gli analisti hanno cercato di sintetizzare il rispettivo impatto sui target climatici della Cop21. Un portafoglio particolarmente ricco di aziende virtuose, da questo punto di vista, avrà ottenuto punteggi più elevati nella ricerca di InfluenceMap.
Alcuni fra i fondi “bocciati” dalla ricerca appartengono a nomi di primo piano nell'asset management. Fra i fondi “disallineati” agli obiettivi di Parigi ve ne sono otto di BlackRock (con un punteggio di -6), altri otto di Ubs (-8 punti) e sette fondi di State Street (-14 punti). Le società hanno rivendicato, nelle repliche inviate al Financial Times, la qualità delle rispettive strategie, che l'indicatore utilizzato da InfluenceMap non sarebbe in grado di catturare appieno.
L'allineamento ai target di Parigi scende ulteriormente se si allarga lo sguardo a un gruppo più generico di 593 fondi ESG. A presentare “un punteggio negativo nel Portfolio Paris Alignment”, in questo caso, sono ben 421 prodotti, ossia il 71% dei fondi analizzati.

Secondo l'analista di InfluenceMap, Daan Van Acker, rimane “molto difficile per gli investitori accertare con precisione se i fondi” focalizzati sul cima, “sono realmente allineati a Parigi”. In Europa, l'universo dei fondi ESG andrà progressivamente incontro a nuovi vincoli e standardizzazioni nella comunicazione al pubblico, in seguito all'entrata in vigore del regolamento Ue Sustainable Finance Disclosure Regulation (Sfdr). Il suo obiettivo sarà proprio quello di rendere i prodotti di questo tipo più facilmente comparabili, agevolando la valutazione sulla reale aderenza agli obiettivi di sostenibilità.

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