Attacchi informatici, parte la corsa agli investimenti nell’IA

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Gli attacchi informatici mettono sotto pressione le aziende e i meccanismi di difesa sembrano cedere di fronte al peso delle minacce. I dirigenti senior in ambito IT volgono così lo sguardo (e le tasche) verso l’Intelligenza Artificiale. Lo rileva una ricerca del Capgemini Research Institute

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Parte la corsa agli investimenti nei sistemi di intelligenza artificiale. Gli attacchi informatici mettono sotto pressione molte aziende e i meccanismi di difesa sembrano non essere sufficientemente pronti a sopportarne il carico. Di fronte all’ingente mole di minacce, i dirigenti senior in ambito IT volgono così lo sguardo verso l’Intelligenza Artificiale, come ultimo appiglio al quale aggrapparsi. Secondo il nuovo studio del Capgemini Research Institute, che ha analizzato le inclinazioni di 850 dirigenti senior in ambito IT appartenenti a dieci paesi e sette settori di business, il 69% delle imprese riconosce di non essere in grado di contrastare gli attacchi informatici senza l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale.

Non solo riduzione dei costi ma anche tempi di risposta più brevi: il 64% degli intervistati ha dichiarato che l’Intelligenza Artificiale garantisce una riduzione dei costi di rilevazione degli attacchi informatici e degli interventi di risposta agli stessi di circa il 12%. D’altra parte, il 74% ritiene che questo tipo di tecnologia permetta anche di ridurre del 12% i tempi di individuazione, intervento e implementazione delle patch. Tutti aspetti che, di conseguenza, migliorerebbero la produttività e l’efficienza degli stessi cybersecurity analyst, che devono far fronte ad attacchi hacker che riguardano applicazioni time-sensitive (aumentati di circa il 16%) e attacchi automatizzati e machine-speed (superiori del 15%).

“L’IA offre enormi opportunità in tema di sicurezza informatica – commenta Oliver Schererer, chief information security officer di MediaMarktSaturn Retail Group, principale rivenditore europeo di elettronica di consumo – Questo avviene perché le attività di rilevazione, reazione e risanamento passano da manuali ad automatizzate, un miglioramento che le aziende vorrebbero raggiungere entro i prossimi tre o cinque anni”. Secondo la ricerca di Capgemini, infatti, quasi due imprese su tre (circa il 63%) prevede di incrementare l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale come arma di difesa dalle minacce informatiche entro il 2020. In effetti, un’azienda su cinque ha già fatto ricorso a questa tipologia di tecnologia prima del 2019, ma si tratta di numeri destinati a crescere esponenzialmente. “Le aziende si trovano ad affrontare un volume e una complessità di minacce informatiche senza precedenti e si sono rese conto dell’importanza dell’IA come primo elemento di difesa – aggiunge Alessandro Menna, cybersecurity lead di Capgemini Business Unit Italy – I cybersecurity analyst sono fortemente sotto pressione per la mole di dati da monitorare e quasi un quarto dichiara di non essere in grado di analizzare con successo tutte le violazioni identificate. Diventa quindi fondamentale che le aziende incrementino gli investimenti e inizino a concentrarsi sui benefici che l’IA può apportare in termini di rafforzamento della cybersecurity”.

Restano, tuttavia, alcune difficoltà nell’implementazione che renderebbero difficile il raggiungimento di questi obiettivi. Per di più, circa la metà delle aziende appartenenti al campione ritiene che le sfide più impegnative abbiano a che vedere con l’integrazione con infrastrutture, applicazioni e sistemi di dati esistenti. Di conseguenza, solo il 54% ha già identificato i dati utili a rendere operativi gli algoritmi di Artificial Intelligence. “Le organizzazioni devono fronteggiare gli ostacoli che impediscono all’IA di raggiungere il pieno potenziale per la sicurezza informatica”, continua Alessandro Menna. Secondo quest’ultimo, bisognerebbe creare una roadmap per affrontare le principali barriere e focalizzarsi sugli use case che possono essere scalati più facilmente e garantire i ritorni maggiori. “Solo attraverso queste misure le aziende potranno essere pronte ad affrontare le nuove minacce informatiche, riducendo i costi e la probabilità di una violazione dei dati fortemente impattante”, conclude Menna.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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