Oro e Bitcoin hanno registrato performance storiche negli ultimi anni. Il primo ha aperto il 2026 con ulteriori record, mentre Bitcoin ha registrato una crescita di oltre l’80% nell’ultimo biennio. Ma quanto sono complementari questi asset in portafoglio? Ne parliamo con Fabio Massellani, Senior Regional Consultant di Bitwise e Daniele Bernardi, Ceo di Diaman Partners.
Che tipo di contesto geopolitico e monetario riflette questa dinamica in cui oro e Bitcoin registrano crescite importanti?
F.M. Si tratta di un contesto caratterizzato da un crescente rischio geopolitico, aumento degli stimoli economici monetari e fiscali nelle economie sviluppate e affermazione della tecnologia crypto nell’industria del risparmio e dei pagamenti.
Il 2022 è stato l’anno fatale dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, a cui è seguita l’accelerazione di conflitti regionali preesistenti. L’aumento di questo tipo di rischio è stato determinato anche dai ripetuti episodi di tensioni commerciali con conseguenti preoccupazioni per il commercio internazionale.
A questo si aggiungono il rapido ciclo di tightening e l’aumento delle spese fiscali, che ha determinato maggiore incertezza sull’inflazione futura e alti livelli di debito pubblico per le economie sviluppate.
Entrambi gli asset rispondono alla stessa esigenza di protezione e diversificazione?
F.M. La lettura “oro contro Bitcoin” oggi è controproducente dal punto di vista dell’allocazione nel portafoglio multi-asset. Entrambi permettono di proteggere il portafoglio da rischi complementari.
Investire insieme nei due asset fornisce continuità e stabilità nei momenti di stress, corredata da asimmetria positiva e diversificazione rispetto ai tradizionali binomi equity–bond. La complementarità diventa particolarmente evidente quando la diversificazione classica smette di funzionare, come nei regimi di inflazione più alta o di shock geopolitici prolungati.
Dal vostro osservatorio, il dibattito su Bitcoin sembra essersi spostato dalla legittimità alla gestione. In che fase di maturità si trova oggi?
F.M. Bitcoin è ormai una componente naturale di un portafoglio multiasset. La sfida per l’investitore ha smesso di essere tecnica (grazie anche all’introduzione degli strumenti a replica) ed è diventata più legata alla comprensione del ruolo del Bitcoin. Non a caso il focus della ricerca si è spostato su temi come dimensionamento dell’allocazione, ribilanciamento, controllo dei drawdown e interazione con gli altri asset, incluso l’oro.
Oro e Bitcoin sono spesso considerati strumenti di protezione in portafoglio, ma quanto è cambiato oggi questo concetto?
D.B. Oggi la protezione implica la capacità di assorbire gli shock e recuperare rapidamente. Per questo, in un contesto di inflazione e debito elevato, diventa multidimensionale e può anche includere asset reali e Bitcoin.
In che modo una loro combinazione può contribuire a migliorare il profilo rischio-rendimento e la decorrelazione rispetto agli asset tradizionali?
D.B. Oro e Bitcoin condividono alcune narrazioni, ma hanno driver e comportamenti diversi. Una piccola combinazione dei due può ridurre la correlazione rispetto a equity e bond, introdurre fonti di rendimento non lineari e migliorare il rapporto rischio/rendimento complessivo. La chiave qui è la quantità, non la completa sostituzione degli asset tradizionali.
Bitcoin in particolare è un asset che richiede disciplina e orizzonte temporale. Quanto contano metodo e gestione del rischio rispetto al semplice timing di ingresso?
D.B. Il successo di Bitcoin dipende dalla gestione del rischio, non dal timing. È cruciale definire un budget di rischio, seguire regole precise di ingresso/uscita e concentrarsi su orizzonti pluriennali. In un asset manager quantitativo come Diaman Partners, Bitcoin non è una scommessa direzionale, ma una componente di performance aggiuntiva da inserire in un framework disciplinato di allocazione e controllo dei drawdown.
Molti investitori faticano a tradurre queste riflessioni in scelte operative. Quanto è cruciale oggi l’accesso a strumenti regolamentati per investire in oro e Bitcoin?
F.M. Gli strumenti regolamentati permettono di tradurre la tesi di investimento in allocazione disciplinata, integrata nell’infrastruttura esistente e con la necessaria tutela per l’investitore.
La normativa europea vigente offre la classe degli ETC (o ETN) come strumenti regolamentati di riferimento. ETC ed ETN possono prevedere la presenza di collaterale fisico, custodia istituzionale, regole di ribilanciamento chiare e segregazione del patrimonio degli investitori. Attraverso questi strumenti è possibile strutturare soluzioni che combinano cripto e altre asset class in modo automatico, per scongiurare un ribilanciamento manuale e le incertezze di una gestione emotiva.
Per oro fisico e Bitcoin in particolare, Diaman Partners ha strutturato un indice che investe in maniera dinamica adattando i pesi dei due asset alle condizioni di mercato grazie ad un avanzato indicatore di gestione del rischio. Questo indicatore, basato sull’Ulcer Index, permette di aumentare l’esposizione all’asset più volatile, Bitcoin, durante le fasi positive di mercato e di ridurla durante i cosiddetti “inverni” delle cryptovalute. Questo indice è replicato dal Bitwise Diaman Bitcoin & Gold ETP.
Quali aspetti di efficienza operativa e fiscale rendono questi strumenti adatti al mondo private e advisory?
F.M. Il 1° gennaio 2026 è entrata in vigore una norma introdotta dalla Manovra 2025 (Legge 207/24) che ha inasprito la tassazione sulle plusvalenze da crypto – salita al 33% – rimuovendo la franchigia di 2000€ per la tassabilità dei proventi e mantenendo l’obbligo dichiarativo già vigente. Gli strumenti ETC ed ETN consentono di mantenere la tassazione con aliquota al 26% e si integrano nel sistema di regime amministrato dei broker nazionali. Un unico strumento semplifica l’esposizione a oro e Bitcoin, riducendo le complicazioni gestionali.
(Articolo tratto dal magazine n. 87 di febbraio 2026 di We Wealth)
