Per le banche arrivare ad offrire criptovalute direttamente alla clientela, come un qualunque titolo, è stato un tabù per molti anni. A livello internazionale nomi come JPMorgan hanno già fatto il passo, ma in Italia i grandi istituti si sono tenuti a lungo nelle retrovie. L’operatività in cripto, però, è ormai una realtà, anche se l’esposizione di Intesa Sanpaolo sugli ETF Bitcoin è di quelle che fanno rumore.
Si tratta di circa 96 milioni di dollari in ETF per trading proprietario, ossia con fondi propri della banca: all’interno delle partecipazioni, aggiornate presso la SEC americana a fine 2025, figurano 72,6 milioni di dollari investiti nell’ARK 21Shares Bitcoin ETF e 23,4 milioni di dollari nell’iShares Bitcoin Trust. La stessa Intesa Sanpaolo aveva dato notizia del suo primo acquisto diretto di Bitcoin per un milione di euro lo scorso anno e già nel 2023 aveva creato un desk di trading dedicato.
Anche Banca Sella e UniCredit hanno dimostrato un interesse nell’ecosistema blockchain, avviando progetti legati a una criptovaluta in consorzio basata sull’euro. Nel corso dell’ultima conference call con gli analisti, l’ad di UniCredit Andrea Orcel ha fatto un passo ulteriore affermando: “Anche sulle criptovalute, non perché necessariamente vogliamo promuoverle, ma se abbiamo clienti che le desiderano, con gli opportuni avvertimenti dobbiamo rispettare questa volontà”.
Trading propietario, verso possibile “wrapperizzazione” dell’offerta
Il tratto di strada che separa le grandi banche dall’offerta di criptovalute alla clientela o dalla loro integrazione nei servizi di wealth management potrebbe quindi ridursi, seguendo quanto già avviene in banche native digitali come Revolut. “La disclosure di Intesa Sanpaolo su un’esposizione di circa 100 milioni di dollari in ETF Bitcoin, insieme a una strategia di copertura su Strategy, porta sotto i riflettori un fenomeno che nel settore era già evidente: sui crypto-asset le banche europee stanno passando dall’osservazione all’operatività”, afferma una nota del servizio di custodia crypto CheckSig.
“Gli operatori più esperti seguono da anni l’evoluzione dell’approccio bancario a Bitcoin e sapevano da tempo che Intesa Sanpaolo investe in strumenti quotati collegati a BTC, prima attraverso ETN, poi tramite ETF. Nel gennaio 2025, la banca ha formalizzato l’acquisto di 11 Bitcoin. Sempre più istituti, tra cui Intesa Sanpaolo, hanno aperto desk di trading proprietario sul mondo cripto”.
Quello di Intesa è però uno step da non confondere con l’offerta di criptovalute per la clientela. Una possibilità è che, in seguito a uno storico di trading interno, la banca possa decidere di proporre sul mercato un’offerta “wrapperizzata”, ad esempio tramite certificati. Su questo terreno si è mossa sempre UniCredit, lo scorso luglio collocando per clientela istituzionale un certificato d’investimento legato all’ETF iShares Bitcoin Trust.
“Mentre il regolatore limitava la possibilità per le banche di offrire servizi cripto alla clientela retail, molte realtà hanno sviluppato esposizioni proprietarie, muovendosi in una logica industriale e strategica di lungo periodo”, ha affermato CheckSig. Una logica industriale che, pur procedendo con i piedi di piombo, testimonia una fiducia sulla persistenza del Bitcoin come asset class anche per il futuro – non una moda passeggera, al netto della volatilità e del rischio che questa esposizione porta con sé.
Infrastrutture blockchain e MiCAR: il prossimo passo sarà la consulenza?
Allo stesso tempo, le banche stanno investendo sull’infrastruttura portante per offrire servizi basati su blockchain. “Esistono esempi significativi di partecipazione agli asset digitali da parte degli attori della finanza tradizionale”, ha dichiarato a We Wealth Matteo Stivanello, responsabile per Italia e Canton Ticino di CoinShares. “Le banche centrali pubblicano regolarmente studi, framework normativi e commenti ufficiali relativi a blockchain e Digital Asset. Le principali banche hanno lanciato reti di regolamento basate su tecnologia blockchain. I circuiti di pagamento sono entrati in questo ambito attraverso stablecoin e infrastrutture di tokenizzazione”.
Oltre al successo degli ETF crypto in America, l’entrata in vigore della regolamentazione europea MiCAR ha rassicurato gli operatori istituzionali vigilati a entrare nell’arena, nonostante la moral suasion negativa proveniente dalla Banca Centrale Europea, al cui interno operano alcune delle voci più critiche in merito alla validità economica e sociale del Bitcoin.
In questo contesto, il trading proprietario su ETF crypto potrebbe rappresentare per le banche una fase intermedia tra l’osservazione del fenomeno e la sua futura integrazione nei servizi di advisory e private banking. Il quadro regolamentare europeo, dopo l’entrata in vigore di MiCAR, consente già l’offerta di servizi su asset digitali (anche se ad approfittarne sono oggi intermediari più piccoli come Tinaba e Hype): il passaggio dal bilancio della banca ai portafogli della clientela dipenderà quindi sempre meno dalla normativa e sempre più dalla volontà degli istituti di integrare questi strumenti nei modelli di consulenz

