I giovani non hanno dubbi: l’arte antica è meglio degli nft

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L’arte antica batte gli nft; l’arte è una riserva di valore che non va “dilapidata” nei periodi difficili di mercato. Piuttosto va data in garanzia per ricevere finanziamento. L’ultimo rapporto di Bank of America Private Bank mostra che in un anno o poco più l’atteggiamento degli hnwi nei confronti dell’arte in quanto asset è completamente mutato

Indice

La collezione d’arte è mia e me la tengo

Alle nuove generazioni di ricchi interessa solo monetizzare la collezione di famiglia, una volta divenuta di loro proprietà? Niente di più lontano dal vero. Almeno stando al più recente monitoraggio di Bank of America Private Bank. L’indagine ha riguardato 1000 clienti (baby boomers, 65%; generazione X, 16%; millennial, 12%; gen Z, 1%) high net worth (hnw) con all’attivo almeno tre milioni di dollari spendibili. Le risposte si sono rivelate generalmente sorprendenti. Per dire, solo il 6% dei collezionisti dai 44 anni in su (millennial più anziani, generazione X o baby boomer) venderà «molto probabilmente» una delle proprie opere d’arte di qui a un anno. Il che sbalordisce: nel 2022 era il 25% del campione intervistato a dichiararlo.

Oggi, fra tassi di interesse elevati, conflitti geopolitici, volatilità, il sentimento generale è di non vendere, a meno che non si abbia davvero bisogno di liquidità. La fascia alta del mercato (30-50 milioni di dollari a opera) ne ha subito risentito: nel maggio 2024 a New York per esempio sono venduti 12 “mega lotti” rispetto ai 17 del 2023. Ma nel 20% inferiore del mercato le transazioni sono state frenetiche (i prezzi hanno superato del 26% le stime). Segno che probabilmente i collezionisti ritengono questo un buon momento per acquistare. Del resto, il 78% dei collezionisti più giovani afferma che acquisterebbe “molto probabilmente” un’opera d’arte nel prossimo anno, rispetto al 34% dei più anziani.

E pensare che solo nel 2022 c’era stato il picco di vendite post Covid-19, con la presenza sul mercato di mega collezioni la cui vendita proprio per la pandemia era stata rimandata di uno / due anni.

Giovanni Antonio Canal, detto il Canaletto, Venezia, due vedute, Le chiese del Redentore e di San Giacomo; Le Prigioni e il Ponte dei sospiri, stima 2.500.000 - 3.500.000 sterline. In asta da Sotheby's a Londra il 3 luglio 2024

Arte antica (e impressionisti) battono gli nft come asset

Ma le sorprese non finiscono qui. I collezionisti più giovani (21-43 anni: millennial e gen Z) sono molto più propensi (il 13%) a collezionare antichità che in passato. L’arte antica batte gli nft: quasi la metà del segmento (49%) dei collezionisti più giovani dichiara di collezionarla (i più anziani sono il 14%). Un’opera d’arte di 2.000 anni fa può avere prezzi relativamente convenienti per la clientela privata di BofA. Inoltre, a dispetto della presenza di criptovalute in portafoglio (14% dei clienti fra i 21 e i 43 anni), gli nft hanno smesso di essere un’area di interesse per gran parte della clientela. In più, quasi la metà dei collezionisti d’arte più giovani ha dichiarato di collezionare anche opere moderne e impressioniste.

L’arte è un asset: prestare opere in cambio di liquidità

I più giovani risultano poi particolarmente interessati (il 13%) a utilizzare le opere d’arte a titolo di garanzia per un prestito rispetto ai più anziani (2%), anche finalizzato ad acquistare una nuova opera d’arte nei 12 mesi successivi. In generale, il 56% dei collezionisti d’arte ha dichiarato di considerare i beni artistici come parte della propria strategia di gestione patrimoniale. È così per quasi tutti i collezionisti più giovani (98%), con il 28% che prenderebbe in considerazione la possibilità di usare l’arte come garanzia per un prestito al di là dell’utilizzo per l’acquisto di una nuova opera d’arte (es.: finanziare la crescita aziendale, reinvestire in hedge fund o in private equity, stile di vita, donazione filantropica). Un’alternativa alla tradizionale ipoteca immobiliare.

Questo è un punto molto importante per Bank of America Private Bank, leader nella concessione di prestiti a fronte di opere d’arte concesse in garanzia. Una modalità che la clientela private apprezza molto, perché le consente mantenere il contatto con l’opera e soprattutto con il contenuto emotivo che essa incorpora.

I ricchi più giovani amano l’arte più dei seniores

Il 40% dei millennial e la gen Z di questi clienti più giovani possiede una collezione d’arte che al momento vale almeno 100.000 dollari (la percentuale negli investitori più anziani è del 17%). I giovani americani facoltosi hanno dichiarato di essere «molto interessati» (18%) o «abbastanza interessati» (25%) a possedere opere d’arte, rispetto all’analogo gruppo demografico di età almeno pari a 44 anni (solo il 2% del segmento dei più anziani si dice «molto interessato»; il 15% è «abbastanza interessato»).

L’importanza della trasmissione dei beni da collezione

La maggior parte dei ricchi americani che possiedono collezioni d’arte di alto valore ha dichiarato che è importante trasmetterle ai figli o agli eredi (78%), ed è ancora più importante tra i “ricchi ereditari” (90%). Nella trasmissione della collezione di famiglia però la differenza di gusto collezionistico con la generazione precedente può comunque portare a vendere la collezione per acquistare altre opere.

Bank of America Private Bank ha condotto queste interviste sull’arte come asset a inizio anno, rendendo pubblica l’indagine il 18 giugno 2024.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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