Dario Fabbri è intervenuto al Salone del Risparmio 2026 durante la conferenza dal titolo “Geopolitically Incorrect”, offrendo un’analisi sulle attuali dinamiche geopolitiche globali. Di seguito i punti principali trattati durante il suo intervento.
La globalizzazione e l’egemonia marittima degli Stati Uniti
Fabbri sottolinea che il controllo degli stretti non rappresenta solo una questione energetica o macroeconomica, ma costituisce il vero e proprio “telaio” dell’egemonia marittima americana. Più del 90% delle merci mondiali viaggia via mare. Gli Stati Uniti hanno di fatto distrutto l’ideologia della globalizzazione, intesa come puro libero commercio, ma continuano a difenderne militarmente la struttura portante, mantenendo il controllo su snodi cruciali come lo stretto di Hormuz, lo stretto di Bab el-Mandeb e il Canale di Panama.
La posizione della Cina nel conflitto in Medio Oriente
La crisi nello stretto di Hormuz crea per la Cina una situazione in chiaroscuro. Da un lato, l’approvvigionamento energetico cinese viene colpito, sebbene Pechino disponga di stoccaggi di petrolio sufficienti per garantirsi un’autonomia di circa due mesi senza nuove importazioni. Dall’altro lato, la Cina osserva un vantaggio militare: secondo stime del Pentagono, gli Stati Uniti hanno impiegato tra il 35% e il 40% del loro intero arsenale missilistico nel conflitto in Medio Oriente. Si tratta di munizioni che erano state originariamente pensate per un eventuale scontro diretto con la Cina.
Le relazioni tra Stati Uniti ed Europa
Le dichiarazioni dell’amministrazione Trump riguardo al ritiro delle truppe americane dall’Europa rappresentano, secondo Fabbri, un bluff parziale. Esiste infatti una legge promulgata dallo stesso Trump che impone il mantenimento di almeno 76.000 militari statunitensi nel continente europeo. Gli Stati Uniti, in quanto potenza globale, mantengono la loro presenza in Europa poiché è il continente da cui si domina l’Eurasia. Lo scopo delle minacce americane è esercitare pressione sui paesi europei affinché si riarmino, aumentino la spesa per la difesa e assumano un ruolo militare attivo.
Il governo italiano e la visita di Marco Rubio
Analizzando il recente viaggio di Marco Rubio in Italia, Fabbri spiega che è stato organizzato principalmente per dialogare con il Vaticano e ricucire i rapporti dopo gli attacchi dell’amministrazione Trump al Papa. Per quanto riguarda il governo italiano, Fabbri evidenzia una situazione di imbarazzo. Avendo puntato politicamente sull’attuale amministrazione americana, l’Italia si trova ora nella posizione di dover prima o poi rispondere a richieste geostrategiche e militari concrete da parte di Washington.
La fragilità delle monarchie del Golfo e lo stretto di Hormuz
La crisi regionale ha evidenziato la fragilità strutturale delle monarchie del Golfo, come gli Emirati Arabi Uniti, che dispongono di grande liquidità finanziaria ma mancano di risorse umane. Per difendersi, gli Emirati hanno utilizzato la cupola missilistica israeliana e hanno scelto di uscire dall’OPEC per avvicinarsi ulteriormente alla protezione degli Stati Uniti. Questa mossa è facilitata dal fatto che gli Emirati riescono a sostenere i propri bilanci statali con un prezzo del petrolio a 45-50 dollari al barile, a differenza dell’Arabia Saudita che necessita di prezzi intorno agli 85-90 dollari.
Infine, Fabbri avverte che anche in caso di un’improbabile e rapida riapertura dello stretto di Hormuz, i tempi per il ritorno alla normalità logistica e commerciale sarebbero lunghi e graduali, a causa delle necessarie operazioni di sminamento delle acque e degli altissimi costi assicurativi richiesti alle navi in transito.

