Art Basel Paris 2024, Parigi scalza anche Basilea?

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Una vista di Parigi al tramonto che mostra l'ornato ponte Pont Alexandre III adornato da lampioni e sculture decorative. Il Grand Palais è visibile sullo sfondo con il suo tetto a cupola di vetro. La Senna riflette le luci della città.

Oltre le più rosee previsioni post Brexit, la capitale francese sta assurgendo sempre più ad avamposto del mercato europeo e internazionale dell’arte. La mossa di sostituire la defunta Fiac con Art Basel si sta rivelando ultra vincente

Indice

La luce del Gran Palais di Parigi non lascia adito a dubbi: la capitale francese, con Art Basel, brilla come hub europeo del mercato dell’arte, arrivando forse a scalzare Basilea. E nemmeno si ricorda più di Londra, vittima prevedibile della sciagurata Brexit. Certo è che le vendite, già nella giornata dell’anteprima vip (mercoledì 16 ottobre 2024) hanno fioccato. Dopo 124 anni e una doverosa ristrutturazione, dunque il Grand Palais è tornato a palpitare. Il tempo è stato clemente, in particolare durante l’opening: il sole splendeva filtrando dalle vetrate del soffitto e rendendo a tratti quasi accecante l’atmosfera. “Il miglior centro espositivo al mondo”, lo definiscono i galleristi partecipanti. «È Parigi. A Parigi gli standard sono più elevati, dice un collezionista dell’estremo oriente. Niente male per chi ha saputo approfittare delle ceneri di Fiac.

Art Basel Paris 2024, cronaca di un successo (a discapito di Basilea)

Vincenzo de Bellis, direttore delle fiere e delle piattaforme espositive di Art Basel ha ribadito che Art Basel è comunque «una piattaforma commerciale» e che pertanto «il successo delle gallerie è la cosa più importante». Per di più, avendo Art Basel Parigi «solo tre anni di vita, il successo significa anche rafforzare la nostra posizione, sostenendo il più possibile la visibilità agli artisti, portando nella capitale francese persone da tutto il mondo e sviluppando un ecosistema fiorente».

Osservano gli habitué che Art Basel Paris è «più storica di Miami e più moderna e diversificata di Basilea. Parigi ha la sua energia e la sua identità. L’Art Basel Paris di quest’anno si è percepita veramente internazionale, soprattutto rispetto alla fiera svizzera dello scorso giugno. Parigi è il primo o l’ultimo punto di accesso per i collezionisti statunitensi, asiatici e internazionali in generale». Il giorno dell’anteprima vi erano inoltre presenti numerosi collezionisti “istituzionali” (musei come Met, Guggenheim, MOCA Los Angeles, Michael Govan LACMA, Art Institute of Chicago, New Museum) nonché alcune celebrità, come Natalie Portman e Owen Wilson.

I dati e le indiscrezioni da alcune gallerie blue chip

Riferiscono i presenti (noi quest’anno purtroppo non c’eravamo) che era appena passato mezzogiorno che Pace aveva già venduto tutto. Tutto. Citiamo: Pablo Picasso e Tom Wesselmann (con lo splendido Smoker #20 del 1975 volato via per 4,25 milioni di dollari), Jadé Fadojutimi, Amoako Boafo. E poi fra gli altri Max Ernst, Leonor Fini, Alexander Calder, Louise Nevelson, la polacca Paulina Olowska. Quest’ultima è stata anche curatrice dell’esposizione dello stand, denominata “Mystic Sugar”, esplorando i temi del misticismo e della stregoneria. Argomenti in tema con il centenario del Surrealismo che ricade proprio quest’anno e che alla Bourse de Commerce di Pinault viene magnificamente celebrato.

Da Hauser & Wirth, campeggia Suprematism, 18th construction di Kazimir Malevich del 1915, venduto l’ultima volta da Sotheby’s nel 2015 per 33,6 milioni di dollari. E poi uno Spider di Louise Bourgeois, 20 milioni di dollari circa il prezzo. Si ricordi che proprio un ragno della Bourgeois aveva fatto registrare ad Art Basel 2022 un record strepitoso. Alla fine dell’anteprima vip, la galleria aveva piazzato più di una dozzina di opere.

Nello stesso intorno di vendite la galleria David Zwirner, che ha dichiarato di aver venduto 11 opere ultra milionarie nel primo giorno. Anche White Cube vanta vendite a sei zeri (per esempio, Insile di Julie Mehretu del 2013 per 9,5 milioni di dollari). Lisson il primo giorno ha venduto tre opere di Olga de Amaral, oggetto di una grande retrospettiva alla Fondation Cartier a collezioni private statunitensi per una cifra compresa tra 300.000 e 800.000 dollari.

Vantaggi logistici

La bellezza in sé del Grand Palais ha incentivato la visita della struttura e dei circa 45 espositori della sezione principale albergati al piano superiore, oltre ai nove della nuova sezione Premise e ai 16 della sezione Emergence. A detta dei frequentatori abituali, invece Art Basel in Svizzera sconta una certa difficoltà a far fluire il traffico dei visitatori al secondo piano.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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