Che cosa può battere la performance straordinaria dell’oro nel 2025? La risposta è un altro metallo prezioso: l’argento.
Al 16 ottobre, il prezzo dell’argento è salito a un nuovo record storico di 52,890 dollari l’oncia, con una performance spettacolare del +78,75% da inizio anno. Nello stesso giorno anche l’oro ha aggiornato i massimi, portando il future a 4.263,4 dollari l’oncia, in rialzo del +61,41%.
Nel 2025 i fattori che hanno spinto la corsa dell’argento sono stati simili a quelli dell’oro, con una differenza decisiva: solo uno dei due metalli può contare sulla domanda di riserva fisica da parte delle banche centrali. Negli anni scorsi era stato proprio questo a far correre l’oro, mentre l’argento era rimasto indietro. Ora però, con i nuovi rialzi trainati soprattutto dai flussi di acquisto provenienti da fondi ed ETF – investitori che comprano metalli preziosi in forma “virtuale” – oro e argento hanno ripreso a muoversi insieme.
L’argento può continuare a correre? Può superare ancora l’oro? E soprattutto: può svolgere lo stesso ruolo in portafoglio?
Oro e argento: somiglianze apparenti, ruoli diversi
Le risposte a queste domande partono da una precisazione fondamentale: l’argento può sembrare un parente stretto dell’oro, ma nell’economia globale svolge un ruolo completamente diverso.
“L’argento non ha alcun ruolo istituzionale o economico come riserva,” ricorda una nota di Goldman Sachs. “Non è riconosciuto dall’FMI, né presente nei portafogli delle banche centrali.”
La ragione è fisica prima che finanziaria: grazie alle sue caratteristiche intrinseche – più raro, inossidabile e molto più denso – un miliardo di dollari in oro entra in una valigetta, mentre lo stesso valore in argento riempirebbe un camion.
L’argento, dunque, è un metallo estratto principalmente per uso industriale.
“Il principale driver per il prezzo dell’argento è la domanda industriale, dato che circa il 50% della domanda globale proviene da settori produttivi come fotovoltaico, elettronica, semiconduttori e auto elettriche,” ha dichiarato a We Wealth Saverio Berlinzani, Chief Analyst di ActivTrades.
Poiché il valore dell’argento deriva da quanto viene effettivamente “usato”, la domanda tende a variare con l’andamento dell’economia. Detto altrimenti, l’argento protegge il valore molto meno dell’oro in caso di recessione, quando anche le azioni tendono a calare.
Inoltre, il mercato dell’argento è nove volte più piccolo di quello dell’oro, sottolinea ancora Goldman Sachs. Ciò contribuisce a renderlo molto più volatile – un vantaggio quest’anno, grazie alla spinta favorevole sui metalli preziosi.
Correlazione elevata, ma rapporti in cambiamento
Molti investitori considerano l’argento una sorta di leva sull’oro, poiché storicamente la correlazione fra i due metalli è stata molto alta, pur con l’eccezione del periodo 2022–2024.
Storicamente il rapporto oro/argento si è mantenuto tra 45 e 80.
Ai prezzi odierni, nonostante il rally dell’argento, il rapporto attuale è 80,6.
In altre parole, sotto il profilo storico l’argento resta sottovalutato rispetto all’oro e potrebbe avere ulteriori margini di crescita nel breve termine.
“Riteniamo che il percorso più probabile nel medio termine sia un ulteriore rialzo, poiché l’argento beneficia degli stessi flussi d’investimento privato che stanno sostenendo l’oro in vista dei tagli Fed,” scrive Goldman Sachs. “Nel breve termine, tuttavia, vediamo molta più volatilità e rischio di ribasso per l’argento rispetto all’oro, che è l’unica commodity supportata da una domanda strutturale delle banche centrali.”
La stretta di liquidità e il boom dei fondi fisici
C’è poi un elemento tecnico che ha spinto l’argento ai nuovi record:
“Una stretta di liquidità, che riteniamo temporanea, ha amplificato il recente rally dell’argento (+35% da fine agosto),” ha spiegato Warren Patterson, Head of Commodities Strategy di ING.
“A Londra, principale hub per il commercio fisico, le scorte sono scese a livelli molto bassi, poiché i timori di dazi Usa hanno spostato il metallo verso gli Stati Uniti. Con l’aumento della domanda di ETF basati su argento fisico, il mercato londinese si trova ora temporaneamente a corto di metallo consegnabile.”
L’argento tecnologico: tra AI e semiconduttori
Per altri analisti, però, il rally dell’argento non è stato solo un recupero tecnico sull’oro.
“Non è corretto considerare l’argento semplicemente come una versione ‘ad alto beta’ dell’oro,” scrive Claudio Wewel, FX Strategist di J. Safra Sarasin. “Il rialzo dell’argento è legato in gran parte alla portata straordinaria dei recenti investimenti nel campo dell’intelligenza artificiale. Poiché i calcoli dell’AI richiedono datacenter sempre più grandi, la domanda di componenti elettronici ad alta velocità e densità è cresciuta molto. Grazie alla sua eccellente conduttività elettrica, l’argento è utilizzato in circuiti stampati, dispositivi edge e chip di memoria — tutti fondamentali per i datacenter hyperscale.”
Il limite strutturale
Tuttavia, Goldman Sachs resta scettica sull’idea che la domanda tecnologica possa sostenere un trend di lungo periodo: “L’uso industriale rimane un supporto, ma sta rallentando, anche perché i produttori impiegano meno argento per gigawatt, sostituendolo con rame e altri materiali.”
In ogni caso, anche se la domanda industriale si mantenesse solida, esporrebbe l’argento ai contraccolpi del ciclo economico, rendendo la sua funzione in portafoglio più speculativa che protettiva.
L’oro, al contrario, resta il bene rifugio per eccellenza: in grado di rendere più delle azioni persino in assenza di crisi economiche, e di mantenere un ruolo centrale come assicurazione strategica contro l’instabilità globale.

