Ai nel wealth: il controllo della relazione è il nuovo campo di battaglia

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Sala riunioni di un ufficio di lusso con pareti in vetro che si affacciano su uno skyline metropolitano al tramonto; l'ambiente è vuoto e minimalista, a simboleggiare l'automazione e l'infrastruttura tecnologica nel wealth management.

Nel wealth management l’Ai è una leva industriale. Il piano Benchmark Capital-Schroders da 300 milioni di sterline, con target di +50% di produttività, conferma che la partita si gioca su piattaforme, dati, pricing e controllo della relazione, soprattutto nei private markets

Indice

Nel wealth management l’Ai è entrata nella fase decisiva: quella in cui ridisegna margini, produttività e controllo della relazione. Il piano di Benchmark Capital, controllata di Schroders, con 300 milioni di sterline di investimenti, Benchmark-X al centro e un target di +50% di produttività per i consulenti, sintetizza meglio di ogni altra notizia il cambio di passo.

Negli stessi giorni, Nordic Capital introduce la Ai resilience come criterio di lettura del settore, Quilter segnala quanto il mercato sia attento al rischio di disintermediazione e Wall Street porta strategie sempre più sofisticate verso family office e clientela wealthy. Il risultato è una nuova gerarchia del valore: meno peso alla sola distribuzione, più peso a piattaformedati e competenze difficili da automatizzare.

Benchmark-Schroders: l’Ai diventa infrastruttura

Secondo Fn London, Benchmark Capital, controllata di Schroders, prepara un piano da 300 milioni di sterline per tecnologia e crescita della rete di advisory firm, con l’obiettivo di arrivare a una valutazione di 1,1 miliardi di sterline e a 75 milioni di sterline di Ebitda entro cinque anni. Il fulcro del progetto è Benchmark-X, piattaforma basata su Ai, che dovrebbe essere in larga parte completata entro il 2027 e che punta a incrementare la produttività dei consulenti del 50%.

Nel wealth questo sposta il baricentro del vantaggio competitivo. Se una piattaforma aumenta la produttività, riduce il costo del servizio e accelera la delivery, una parte crescente del valore si trasferisce dal singolo professionista all’infrastruttura che governa dati, workflow e relazione con il cliente. Chi controlla la piattaforma non distribuisce soltanto servizi ai consulenti: presidia il punto di accesso al cliente finale. È questo che rende il dossier Benchmark-Schroders un passaggio industriale, non solo tecnologico.

Il private equity guarda alla Ai resilience

Un secondo segnale arriva dal lato degli investitori. Fn London riporta che Nordic Capital, co-proprietaria di Hargreaves Lansdown, valuta ormai le società di wealth management anche in base alla loro Ai resilience, cioè alla capacità di reggere l’urto competitivo dell’automazione.

Questo cambia la metrica di settore: l’Ai non viene più osservata soltanto come leva di efficienza, ma come fattore capace di erodere il moat industriale di piattaforme, reti e consolidatori. Se una funzione ad alto valore percepito diventa replicabile più rapidamente e a costi più bassi, il mercato inizia a interrogarsi sulla tenuta del margine e sulla difendibilità del servizio.

Per family office e wealth manager, questo significa che la solidità di una piattaforma non si misurerà più soltanto in Aum, retention e scala commerciale, ma nella capacità di integrare tecnologia, fiducia e profondità consulenziale senza essere banalizzata da un layer software.

Quilter: numeri forti, pressione sul modello

La notizia di oggi su Quilter mostra come il mercato stia già prezzando questo rischio. La società ha registrato 3,1 miliardi di sterline di inflows trimestrali, in crescita del 35% anno su anno. I flussi del primo trimestre risultano superiori del 23% rispetto al quarto trimestre del 2025, mentre i core net inflows dell’intero 2025 sono saliti a 9,1 miliardi di sterline, con un aumento del 75% rispetto al 2024.

Eppure il titolo ha risentito del lancio, da parte di Altruist, di un tool di Ai tax planning integrato in Hazel. La società lo presenta così: «Hazel può trasformare dichiarazioni fiscali complesse in insight fiscali personalizzati in pochi minuti».

Qui emerge il rischio industriale. Anche con fondamentali solidi, il mercato può iniziare a scontare in anticipo il rischio che una parte del valore consulenziale venga automatizzata, soprattutto in attività come pianificazione fiscale, simulazione e produzione di raccomandazioni personalizzate.

Wall Street amplia l’accesso alle strategie sofisticate

La terza traiettoria riguarda il prodotto. Il Wall Street Journal ha scritto che grandi banche come Jpmorgan, Goldman Sachs, Morgan Stanley e Citigroup stanno ampliando la distribuzione delle strategie Qis a una platea che include anche family office e wealthy individuals. Gli asset globali in Qis hanno raggiunto circa 850 miliardi di dollari, più che raddoppiando in cinque anni, mentre l’impatto effettivo di mercato supera 1.000 miliardi di dollari grazie anche alla leva.

Questa dinamica segnala una trasformazione parallela. Mentre l’Ai comprime tempi e costi del lavoro consulenziale, il lato prodotto diventa più sistematico, più standardizzabile e più facilmente distribuibile attraverso piattaforme. Una quota crescente di strategie prima riservate agli istituzionali viene confezionata in modalità più scalabile e più vicina a una logica industriale.

Nei private markets, più il contenuto finanziario diventa accessibile e impacchettabile, più il valore si sposta verso origination, selezione, governance, strutturazione e accesso reale alle opportunità.

Gli Ai agents puntano al lavoro intellettuale

Il rischio competitivo non si ferma alla pianificazione o all’operatività. Nelle ultime settimane il Wall Street Journal ha raccontato l’avanzata di strumenti basati su Ai agents capaci di svolgere compiti vicini alla ricerca finanziaria, alla lettura dei trend tematici e alla produzione di insight per gli investitori.

La questione non è se l’Ai sostituirà il consulente. La questione è quale parte del suo lavoro resterà realmente non comprimibile quando analisi, scenario planning, tax intelligence e reportistica potranno essere prodotti in tempo reale, con costi marginali molto più bassi.

Per questo il dibattito nel wealth riguarda già pricing, posizionamento e capacità di restare rilevanti quando il cliente percepisce come immediato e accessibile ciò che fino a ieri sembrava specialistico.

Family office e private markets: il valore si sposta sulle attività meno automatizzabili

Questa trasformazione spiega anche perché i grandi operatori stiano rafforzando i segmenti più complessi della consulenza patrimoniale. Deutsche Bank ha creato una nuova unità dedicata ai clienti ultra high net worth, integrando banker, specialisti di investimento, wealth structuring e Deutsche Oppenheim Family Office in un’unica struttura.

Nella comunicazione ufficiale della banca, Valentin Gasser, head of wealth management Germany, ha dichiarato: «Siamo lieti di aver attratto Philipp Wehle, un leader di alto profilo con molti anni di esperienza nel wealth management e una profonda comprensione delle esigenze dei clienti ultra high net worth».

Più le funzioni standard diventano automatizzabili, più cresce il valore delle attività difficili da codificare: architettura patrimoniale, fiscalità cross-border, governance familiare, private markets, strutture illiquide e accesso a deal flow realmente differenziato. Su questo terreno si allarga ancora il vantaggio competitivo di un family office.

Produttività, robotica e Ia: la cornice macro

Il quadro macro conferma che non si tratta di un tema tattico. Nel report “Robotica e Ia: la nuova frontiera della produttività globale”, Anjali Bastianpillai, Senior Product Specialist di Pictet Asset Management, spiega che l’interazione tra demografia sfavorevole e progresso tecnologico sta aprendo una nuova fase in cui automazione, Ia e produttività si rafforzano a vicenda.  

Nel documento si legge che l’aumento della densità di robot contribuisce per circa 0,4% alla crescita annua del Pil e che l’Ia, a differenza di altre grandi innovazioni tecnologiche, potrebbe evitare una lunga fase di J-curve prima della redditività.

La stessa analisi aggiunge che il mercato dei veicoli autonomi potrebbe arrivare a 400 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni e che entro il 2050 potrebbero esserci oltre 5 miliardi di robot umanoidi in funzione, per un mercato da circa 5.000 miliardi di dollari. Nel wealth management, l’Ai sta spostando valore, margini e potere competitivo verso chi controlla infrastruttura, datie accesso al cliente, senza perdere profondità consulenziale.

Domande frequenti su Ai nel wealth: il controllo della relazione è il nuovo campo di battaglia

Qual è l'obiettivo principale dell'investimento di Benchmark Capital nel campo dell'AI?

Benchmark Capital, controllata di Schroders, sta investendo 300 milioni di sterline in Benchmark-X con l'obiettivo di aumentare la produttività dei consulenti del 50%. Questo dimostra un cambio di passo significativo nell'adozione dell'AI nel wealth management.

Come sta influenzando l'AI il settore del wealth management secondo l'articolo?

L'AI sta entrando in una fase decisiva nel wealth management, ridisegnando margini, produttività e il controllo della relazione con i clienti. Questo implica una trasformazione profonda dei modelli operativi.

Quali settori finanziari stanno mostrando interesse per l'AI e perché?

Il private equity sta guardando all'AI per la sua resilienza, mentre Wall Street sta ampliando l'accesso a strategie sofisticate grazie all'AI. Anche i family office e i private markets si concentrano su attività meno automatizzabili, suggerendo un'evoluzione strategica.

Quali tipi di lavoro sono presi di mira dagli AI agents?

Gli AI agents stanno puntando al lavoro intellettuale, indicando una potenziale automazione di compiti che richiedono analisi e decisioni complesse. Questo si inserisce in un contesto macroeconomico di produttività, robotica e IA.

Qual è la visione di Benchmark-Schroders riguardo all'AI nel settore finanziario?

Benchmark-Schroders considera l'AI come una nuova infrastruttura, come evidenziato dal loro investimento e dall'obiettivo di aumentare la produttività dei consulenti. Questo posiziona l'AI come un elemento fondamentale per il futuro del wealth management.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale
Foto di Elisabetta Fabris, autrice We Wealth esperta di wealth managemen

di Elisabetta Fabris

Scrive di Wealth Management per We Wealth. Con esperienze nei mercati finanziari e un background in Finance presso Bocconi, si occupa di finanza raccontando mercati e private capital con uno sguardo ai trend che stanno ridisegnando la gestione patrimoniale.

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