Ulteriore crescita dei ricavi derivanti dai servizi finanziari e dalla consulenza patrimoniale e, dall’altro lato, capitale in eccesso pronto a essere impiegato qualora si presentasse un’opportunità di acquisizione (una banca o una società prodotto) con le carte in regola per creare valore. Per il direttore generale di Credem, Stefano Morellini, “le componenti commissionali rappresentano e rappresenteranno il principale volano dei ricavi nei prossimi trimestri”, ha precisato durante la conference call di mercoledì mattina, “grazie soprattutto alle forti sinergie tra reti e fabbriche prodotto che il nostro modello di business garantisce”.
Un modello che, in linea con l’evoluzione del settore bancario italiano, sempre più orientato alle commissioni del wealth e del private banking, punta a stabilizzare i ritorni rispetto al ciclo economico. “Controllando la catena del valore e sviluppando i prodotti internamente riusciamo a internalizzare i margini”, ha spiegato Morellini. “Questo sostiene in modo decisivo un modello di business fee-based, che genera ricavi commissionali stabili, ricorrenti e meno dipendenti dalla volatilità dei tassi di interesse”.
I risultati di questi comparti sono migliorati nel primo semestre, con “l’aggregato Wealth e Private” che “ha realizzato un risultato netto complessivo di 106 milioni, pari a circa il 34% dell’utile di gruppo, trainato anche dall’ottimo sviluppo delle masse gestite degli ultimi trimestri”.
Credem, i principali numeri finanziari
Ricavi complessivi in aumento dell’11,9% rispetto al primo semestre 2025.
In crescita del 5,7% su base annua.
In aumento del 18,3%, grazie soprattutto alla dinamica commissionale.
Cost/income ratio in miglioramento rispetto al 49,3% del primo semestre 2025.
Cet1 ratio di vigilanza, con un buffer di 768 punti base rispetto al requisito Srep.
Margine patrimoniale disponibile rispetto ai requisiti di vigilanza a fine giugno.
Prestiti in crescita del 2,1% su base annua.
Npl ratio lordo, con un’incidenza netta dei crediti deteriorati pari allo 0,7%.
Costo del rischio annualizzato, su livelli particolarmente contenuti.
Fonte: Credem, risultati al 30 giugno 2026
A fine giugno Credem ha registrato un aumento dell’11,9% del margine di intermediazione, salito a 1,049 miliardi, mentre le commissioni di gestione e intermediazione hanno messo a segno un più sostenuto +19%, raggiungendo 291,8 milioni al netto delle commissioni di performance.
Complessivamente, le masse gestite e assicurative hanno raggiunto 51,3 miliardi, in aumento del 13,3% annuo, mentre la componente amministrata è salita del 26% a 28,5 miliardi. Alla base della crescita non c’è soltanto l’effetto mercato, ma anche una raccolta netta complessiva che nel primo semestre 2026 ha raggiunto 2,733 miliardi, di cui 1,33 miliardi nel gestito e assicurativo.
Nel dettaglio, Credem Euromobiliare Private Banking ha chiuso il semestre con masse complessive per 54,6 miliardi di euro, 1,4 miliardi di raccolta netta e un utile di 31 milioni. La rete conta 695 professionisti, di cui 373 private banker e 322 consulenti finanziari, dopo 22 nuovi ingressi dall’inizio dell’anno. Le società del wealth management hanno invece raggiunto 36,7 miliardi di masse gestite, in crescita di oltre il 12% annuo, mentre i prodotti e servizi con caratteristiche Esg sono saliti a 16,7 miliardi, +10,7%. Positivo anche il contributo assicurativo: Credemvita ha registrato una produzione netta di 557 milioni, +5%, e un utile di 27,9 milioni, con il comparto multiramo più che raddoppiato rispetto al primo semestre 2025.
Credem, i numeri di Wealth e Private Banking
Masse complessive della clientela. Utile netto: €31 milioni.
Flussi netti tra raccolta diretta, gestita e amministrata.
Masse gestite, in crescita di oltre il 12% annuo.
Masse in prodotti e servizi con caratteristiche ESG: +10,7%.
Produzione netta, +5%. Utile: €27,9 milioni.
Professionisti, di cui 373 private banker e 322 consulenti finanziari. 22 nuovi ingressi nel semestre.
Fonte: Credem, risultati al 30 giugno 2026
Acquisizioni, Credem al lavoro
Il capitolo acquisizioni resta sul tavolo di Credem, il cui management sta valutando attivamente opportunità di “crescita per linee esterne”, potendo contare a fine giugno su oltre 1,8 miliardi di margine rispetto ai requisiti patrimoniali di vigilanza. Una parte di questo capitale potrebbe essere destinata a finanziare eventuali operazioni straordinarie, prima ancora che a rafforzare la remunerazione degli azionisti.
“Vogliamo mantenere una posizione di capitale che garantisca un equilibrio tra remunerazione degli azionisti e robusta dotazione patrimoniale, per realizzare i piani di crescita organica e conservarci la flessibilità necessaria a valutare opportunità di crescita per linee esterne”, ha chiarito Morellini.
“Il nostro interesse principale va alle banche commerciali nei territori in cui il network non è ancora sufficientemente sviluppato, perché attraverso le nostre fabbriche prodotto possiamo creare valore sull’intero ecosistema. Valutiamo anche singole società prodotto, purché siano funzionali alla strategia di crescita del Gruppo”.
La gerarchia delle preferenze vede dunque al primo posto nuove banche commerciali che, tenendo conto dell’attuale distribuzione territoriale delle filiali, potrebbero essere ricercate con particolare attenzione nel Centro Italia.

