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Le virtù "antiche" dell'economia circolare

Le virtù "antiche" dell'economia circolare

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

31 Ottobre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Oggi, il bestiame da allevamento rappresenta il 96% di tutte le specie animali della Terra. “Gli esseri umani, i principali responsabili di questa situazione, stanno finalmente cominciando a comprendere di esserne anche le vittime”

  • “Ormai, il danno all’ambiente è talmente elevato che anche la nostra salute, la sicurezza alimentare, lo sviluppo economico e, di conseguenza, la stabilità stessa dei nostri sistemi politici sono a rischio”

  • L’economia circolare richiede anche una revisione di modelli di proprietà. L’azienda deve essere responsabile del proprio prodotto durante tutto il ciclo di utilizzo

Economia circolare: non certo un concetto nuovo, ma un approccio sempreverde indispensabile per ripensare economia e asset management alla luce di una vera sostenibilità. Ne parla Andrea Argenti, country head Italia di Lombard Odier Im

“Come possiamo tenere il passo con la produzione [necessaria] se stiamo già consumando molte più risorse di quante il pianeta sia in grado generarne in un solo anno?”. Se lo domanda Andrea Argenti, country head Italia di Lombard Odier Im.

 

Oggi, il bestiame da allevamento rappresenta il 96% di tutte le specie animali della Terra. La ragione risiede nel fatto che negli ultimi 20 anni tutte le specie di fauna selvatica si sono contratte drammaticamente. Situazione che si è aggravata poi per il cambiamento climatico e il crescente fabbisogno alimentare globale.

“Gli esseri umani, i principali responsabili di questa situazione, stanno finalmente cominciando a comprendere di esserne anche le vittime”, prosegue Argenti. “Non si tratta solo di salvare gli orsi polari o gli oranghi dall’estinzione perché, ormai, il danno all’ambiente è talmente elevato che anche la nostra salute, la sicurezza alimentare, lo sviluppo economico e, di conseguenza, la stabilità stessa dei nostri sistemi politici sono a rischio”.

Invertire la tendenza

Ciò che urge adesso è invertire la tendenza in atto. Con una crescita globale del 3% annuo, “che è più o meno la performance alla quale abbiamo assistito dal 2000”, nei prossimi 25 anni la produzione globale raddoppierà.

Una risposta, secondo Andrea Argenti, può arrivare dell’economia circolare, non certo novità da Millennial, ma concetto vecchio di 43 anni.

Economia circolare, la nascita di un concetto

Era il lontano 1976 quando Walter Stahel e Genevieve Reday, in una ricerca della Commissione Europea dal titolo “The Potential for Substituting Manpower for Energy”, delinearono la loro visione dell’economia circolare. Il suo impatto su creazione di posti di lavoro, competitività economica, risparmio di risorse e riduzione dei rifiuti.

Tutto si crea nulla si distrugge

L’economia circolare supporta l’innovazione, assicurando che le risorse naturali utilizzate per realizzare ogni prodotto siano completamente recuperate e reinserite nell’economia, senza dover essere estratte nuovamente.

Alcune imprese sono state le prime a dimostrare come sia necessario ridisegnare l’intero sistema e cercare nuovi tipi di produzione, a partire dalla progettazione del prodotto. L’economia circolare richiede anche una revisione di modelli di proprietà. L’azienda deve essere responsabile del proprio prodotto durante tutto il ciclo di utilizzo, dovendosi quindi occupare anche della raccolta e del riciclo degli stessi. Il modo migliore per farlo è assicurarsi che l’azienda detenga la totale proprietà di ciò che vende.

Questo sistema, presenta enormi vantaggi per il consumatore e per il pianeta. Aiuta ad esempio a stabilire un processo di riciclo efficiente, dato che l’azienda ha un interesse economico a recuperare i prodotti venduti. Garantisce un elevato grado di qualità e assicura che non ci sia un’obsolescenza pianificata. Ossia, in caso di guasto del prodotto, il cliente non deve provvedere all’acquisto di un nuovo modello ma è l’azienda stessa che deve farsi carico di della sostituzione.

L’economia circolare, conclude Argenti, “rappresenta una grande opportunità economica per la maggior parte delle aziende del settore industriale in un momento in cui la sicurezza dell’approvvigionamento e il costo delle materie prime pesano sui risultati e sulle prospettive”. Potrebbe per questo rappresentare un’opportunità unica per gli investitori, per i consumatori e per l’intero pianeta.

Se ne è accorta la generazione dei Millennials con le sue abitudini di consumo disruptive, ormai la più importante forza lavoro negli Usa (presto lo sarà anche in Europa). I Millennials hanno incrementato il proprio potere d’acquito e improntato i loro consumi a una maggiore sostenibilità.

Teresa Scarale
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