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Asia, tech, Millennials. L’arte e i suoi trend nei prossimi anni

Asia, tech, Millennials. L’arte e i suoi trend nei prossimi anni

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

04 Gennaio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • L’Asia conterà per il 70% del mercato mondiale dell’arte contemporanea secondo la bibbia economica del settore, il database mondiale Artprice, cui fa riferimento ogni operatore per fissare le quotazioni delle opere

  • Dal punto di vista artistico e commerciale, l’enorme vantaggio del Dragone sull’Occidente è che il suo mercato nasce già online

  • L’arte e i suoi trend: non solo Asia, ma anche tecnologia e “liquidità”, un aspetto molto caro a tutti i Millennials

Immediata, eccitante, liquida. Artprice, il database per le quotazioni più completo al mondo, sonda i trend degli investimenti in arte per gli anni a venire, a partire da questo 2019. Ma guardando già al prossimo decennio

Borderless, senza confini. E' l'opera del collettivo artistico giapponese TeamLab. trend arte
Collettivo TeamLab, Borderless, Mori Building, Tokyo

Arte: i trend del futuro

Asia, tech, Millennials. Queste le tre macro parole del mercato dell’arte per il 2019. E per il decennio a venire. Perché già nel 2020 la Greater Asia conterà per il 70% del mercato mondiale dell’arte contemporanea secondo la bibbia economica del settore, il database mondiale Artprice, cui fa riferimento ogni operatore per fissare le quotazioni delle opere. Dalle case d’asta al singolo investitore privato. Lo scorso novembre 2018, questa società “che non ha un centesimo di debito”, quotata su Euronext, ha siglato un accordo epocale con la piattaforma cinese Artron.

Un “mogul” per l’arte

Il frutto dell’unione? È stato battezzato Art Media Mogul. Un dato: nel 2018 la Cina ha pesato per il 45% delle transazioni globali in rete, 12 volte più degli Usa. L’enorme vantaggio del Dragone sull’Occidente è che il suo mercato nasce già online. Per dare l’idea dell’impatto che la partnership fra Thierry Ehrmann e Wan Jie avrà sugli scambi dell’arte a partire dal 2019: è come se si fossero fuse Google e Baidu, la Google cinese.

Collettivo TeamLab, Borderless, Mori Building, Tokyo

Un Sole che sorge

Era il 18 maggio 2017 quando l’imprenditore giapponese Yusaku Maezawa, classe 1975, acquistava per 110, 5 milioni di dollari da Sotheby’s un Untitled del 1982 di Basquiat, annunciandolo al mondo via Instagram. Esattamente un anno prima, nel maggio 2016, Maezawa si era aggiudicato da Christie’s un altro Untitled del 1982, sempre dipinto dal pupillo di Andy Warhol, per 57,2 milioni di dollari. Asiatico, quasi millennial, amante dell’arte contemporanea e del social tech.

Nuovi profili

Il profilo si attaglia perfettamente all’orizzonte del mercato dell’arte attuale. “In soli 20 anni il mercato dell’arte contemporanea ha vissuto un balzo straordinario, plasmando il XXI come secolo dell’arte contemporanea. Il volume e il numero degli scambi è aumentato del 1800%. Quello dell’arte contemporanea è il motore del mercato dell’arte globale, in tutti e cinque i continenti. Ogni anno aprono 700 nuovi musei. Siamo in un’epoca eccezionale: vi sono al mondo un milione di artisti che vivono esclusivamente della propria arte”.

“Tragico e sontuoso”

A parlare è Thierry Ehrmann, fondatore di Artprice. Lo stesso che definisce il XXI secolo “tragico e sontuoso”. Ma la polarizzazione del mercato verso i ricchissimi dell’Estremo Oriente e il contemporaneo non è l’unico trend in atto. La società liquida teorizzata da Zygmunt Bauman non lascia scampo, e trova espressione anche nel fluidificarsi del possesso delle opere d’arte nel nuovo millennio. In che senso? Fra gli investimenti alternativi, il 2018 ha visto farsi largo quelli collettivi in arte.

TeamLab, Borderless, Mori Building, Tokyo. trend arte
Collettivo TeamLab, Borderless, Mori Building, Tokyo

Habemus Hominem

La pietra miliare in Italia è stata una scultura di Jago, Habemus Hominem. Opera dal profondo significato umano, rappresenta la scissione spirituale di Papa Benedetto XVI. Tale proposta di investimento è avvenuta in occasione di Paratissima a Torino, lo scorso novembre. Si tratta di una forma di acquisto pro quota dell’opera d’arte, con lo scopo acclarato di rendere l’arte stessa più accessibile, migliorandone le aspettative di rendimento. Il singolo investitore può acquistare una o più quote, per poi rivenderle su piattaforme dedicate. Oppure, aspettare che l’intera opera venga alienata per poi ricevere la cifra che gli compete.

JAGO, Habemus Hominem, 2009-2016, marmo statuario
JAGO, Habemus Hominem, 2009-2016, marmo statuario

Immediata, eccitante, collettiva

Si tratta di una forma di investimento molto apprezzata dai Millennials, perché il capitale di ingresso può essere molto basso, 20 euro, nel caso di Habemus Hominem. Consente inoltre quella forma di partecipazione immediata, eccitante e collettiva assimilabile alle esperienze social. La mancanza del possesso fisico dell’opera, aspetto ritenuto sempre costitutivo di questo investimento, è emblematica della contemporaneità. I Millennials non sono interessati ad acquistare per possedere. Del resto, i settori in cui l’utilizzo ha sostituito il possesso sono diversi: immobiliare, nautico, automobilistico, dell’entertainment (Netflix, Spotify, ecc.)… E l’arte, riflesso dei valori costitutivi di una società, non fa sicuramente eccezione.

L’arte e i suoi trend: liquida

Il segno distintivo che connota l’appartenenza a una élite culturale sono oggi un massimo di tolleranza e un minimo di schizzinosità. Lo snobismo culturale consiste nella negazione ostentata dello snobismo. Il principio dell’elitismo culturale sta nella sua capacità di essere onnivoro, cioè di sentirsi di casa in qualunque ambiente culturale senza considerarne nessuno come casa propria, e ancor meno l’unica casa propria
BY Zygmunt Bauman

L’Italia

Qualche dato che riguarda il nostro paese. Feral Horses, la startup che si sta occupando della scultura di Jago, vanta un piccolo successo: nell’estate del 2017, ha venduto 17 opere di nove artisti europei. In 60 giorni. Inaugurando la prima galleria temporanea con l’esposizione di queste opere.

Nuove geografie

Sul versante della nuova frontiera geografica dell’arte invece, non si può non citare l’acquisto in azioni di Michelangelo da parte della cinese Yulong Eco-Materials. La società acquirente, che opera in Cina ed è quotata al Nasdaq, ha firmato un contratto di compravendita per l’acquisto dell’opera al prezzo di 75 milioni di dollari. Per il pagamento utilizzerà l’emissione di 7,5 milioni nuove azioni dal valore di 10 dollari l’una. “Rispetto all’operazione della scultura di Jago in questo caso l’opera è acquistata da una società.

Gerhard Richter. Domplatz, Mailand (Cathedral Square)

Aspetti fiscali

Gli investitori diventano dunque (piccoli) azionisti del veicolo che possiede l’opera. Si tratta di un’operazione di puro capitale. Nell’operazione che invece ha coinvolto habemus hominem gli investitori hanno agito direttamente sull’opera, acquistandone una quota dal collezionista”. Parla l’avvocato tributarista Alessandro Montinari, di stanza a Milano.

Dividendi di piacere

“Dal punto di vista fiscale l’acquisto di opere d’arte attraverso veicoli societari di cui diventare azionisti, come nel caso dell’operazione della crocifissione di Michelangelo, comporta, a partire dal 2018, la tassazione in Italia con aliquota del 26% dei dividendi distribuiti dal veicolo societario agli investitori persone fisiche che non agiscono in regime di impresa siano essi titolari di partecipazioni qualificate e non qualificate. Al momento della cessione delle partecipazioni per tali soggetti potrebbe realizzarsi una plusvalenza anch’essa tassabile sempre al 26%. Diversamente nel caso di acquisto diretto dell’opera, in tutto o per quote, la vendita al termine dell’investimento non darà luogo a redditi tassabili per l’investitore”, conclude l’esperto.

Michelangelo, Crocifissione
Michelangelo, Crocifissione

Croce e delizia

Il dipinto, che raffigura una crocifissione in olio su tela realizzata da Michelangelo per Vittoria Colonna intorno al 1550, è stato donato alla famiglia dei Medici, per poi passare di generazione in generazione fino ad un discendente della famiglia che lo ha immesso sul mercato. Si può quindi iniziare a parlare di un nuovo concetto di collezionismo. Nuovo per le geografie fisiche e demografiche, oltre che tecnologiche.

Edward Hopper, Chop Suey, 1929. Battuto da Christie's per 92 milioni di dollari, nella stessa asta in cui veniva sperimentata la blockchain per la certificazione delle opere. trend arte
Edward Hopper, Chop Suey, 1929. Battuto da Christie's per 92 milioni di dollari, nella stessa asta in cui veniva sperimentata la blockchain per la certificazione delle opere

L’arte e i suoi trend: Intelligenza Artificiale e iPad

Non si dimentichi che il 2018 è stato l’anno in cui Christie’s ha battuto per 432.000 dollari (43 volte la stima iniziale) il primo quadro dipinto da una Intelligenza Artificiale. L’anno in cui David Hockney, da anni convertitosi all’uso dell’iPad in luogo della tavolozza, è stato incoronato artista vivente più pagato al mondo, grazie al suo Portrait of an Artist (Pool with Two Figures) del 1972, battuto da Christie’s a New York per 90, 3 milioni di dollari. L’anno in cui Christie’s, dopo aver organizzato a luglio nella capitale britannica il forum ART + Tech: Exploring blockchain – is the art world ready for consensus?, ha adoperato per la prima volta la tecnologia blockchain (piattaforma Artrory) per validare le vendite di alcuni lotti.

2020

All’alba del 2020, i primi Millennials hanno ormai quarant’anni, e stanno prendendo gradualmente il posto dei Baby Boomers anche nella disponibilità economica. Il loro concetto di proprietà e investimento è diverso rispetto a quello dei genitori, almeno in parte. Almeno per quel tanto che basta a far preferire loro un godimento liquido dell’esperienza d’arte. Un’esperienza insofferente nei confronti del futuro: veloce, narcisista, ricca di sensazioni, emotivismo, ambiguità e non definizione. Come scriveva il teorico della vita liquida.

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