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Debito pubblico Italia, il peso del covid sulla bilancia

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

17 Agosto 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • A giugno le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono scese di 6,5 miliardi (-19,9%) rispetto a un anno prima, attestandosi a 26,2 miliardi

  • Secondo l’Upb, il rapporto tra debito pubblico e pil, dopo la stabilizzazione ottenuta nel 2019 al 134,8 per cento, dovrebbe superare il 160 per cento nel 2020. Poi, dovrebbe ridursi leggermente nel 2021 grazie alla crescita del prodotto

  • Goldman Sachs prevede un doloroso aggiustamento fiscale per gli Stati europei nei prossimi 2-3 anni

Immediato l’effetto covid sul debito pubblico italiano: le minori entrate tributarie e l’accresciuto fabbisogno di spesa gravano come un macigno sulla bilancia dei conti dello Stato. Lo certifica Bankitalia nel suo ultimo rapporto

Conti sempre più in rosso per il Belpaese. Il bollettino Bankitalia “Finanza pubblica: fabbisogno e debito” fotografa il nuovo record del debito pubblico dell’Italia: 2.530,6 miliardi a fine giugno 2020. Un esito prevedibile, dato l’aumentato fabbisogno e la contestuale riduzione delle entrate tributarie. A giugno le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono scese di 6,5 miliardi (-19,9%) rispetto a un anno prima, attestandosi a 26,2 miliardi, con un calo nei primi sei mesi del 2020 di 19,4 miliardi (-10,3%), a 169,9 miliardi. Pesano – spiega Bankitalia – la sospensione dei versamenti fiscali disposta dai decreti contro gli effetti covid e il peggioramento del quadro macroeconomico. Le disponibilità liquide del Tesoro si sono leggermente ridotte (-0,8 miliardi), raggiungendo i 60,7 miliardi.

Nel complesso, da inizio 2020 il debito pubblico è dunque aumentato di oltre 100 miliardi di euro. Quanto alla ripartizione per articolazioni della pubblica amministrazione, il debito delle amministrazioni centrali si è ingrossato di 21,7 miliardi, mentre quello delle periferiche e locali si è ridotto di 1,2 miliardi di euro (indice del massiccio intervento del governo?).

Un dato è però rimasto costante rispetto al mese di maggio. La vita media residua dell’indebitamento pubblico è rimasta fissa a 7,3 anni. Tuttavia, secondo quanto già messo in evidenza dall’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), i conti pubblici sono destinati a peggiorare ancora e pesantemente, per poi iniziare a migliorare parzialmente nel corso del 2021. In particolare secondo l’Ufficio, il rapporto tra debito pubblico e pil, dopo la stabilizzazione ottenuta nel 2019 al 134,8 per cento, dovrebbe superare il 160 per cento nel 2020. Poi, dovrebbe ridursi leggermente nel 2021 grazie al ritorno alla crescita del prodotto, ma rimanendo comunque al di sopra del 160 per cento del Pil.

 

Un aiuto nella riduzione del rapporto debito/pil potrebbe arrivare dagli investimenti. L’Upb tuttavia segnala un “marcato deterioramento degli investimenti nel 2020 (-15%)” con una ripresa solo parziale nel 2021, +8,9%”. Sugli investimenti delle imprese pesa “l’elevata incertezza sulle condizioni di domanda e sui profitti attesi, oltre che dell’aumento dei margini di capacità produttiva inutilizzata. Lo shock da coronavirus determinerebbe una forte caduta dell’accumulazione in macchine e attrezzature nel 2020, che recupererebbe circa metà della flessione nell’anno successivo, beneficiando del permanere di condizioni finanziarie espansive e della ripresa del ciclo internazionale. La componente relativa alle costruzioni mostrerebbe quest’anno una riduzione meno marcata, mentre il recupero nel prossimo anno sarebbe più graduale e sostenuto soprattutto dall’apporto della componente pubblica”.

 

Anche Goldman Sachs ammonisce l’Europa (e l’Italia in particolare) sulla sostenibilità del debito, agitando lo spauracchio dell’aggiustamento fiscale. La banca di investimento giudica efficaci le misure Ue di supporto alle economie colpite dalla crisi pandemica. Ma evidenzia anche la quantità di indebitamento che essere hanno generato non è sostenibile nel medio periodo. E nei prossimi 2-3 anni i governi europei – Italia e Spagna in primis – dovranno mettere in campo misure di risanamento fiscale per stabilizzare il rapporto debito/pil. La società calcola nel 5% del pil l’ammontare degli interventi necessari al rientro in una dinamica stabile di indebitamento.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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