Jackson Hole, l’appuntamento che tradizionalmente orienta le attese sulla politica monetaria per l’ultima parte dell’anno, rischia di lasciare la comunità finanziaria a bocca asciutta, alimentando ulteriore volatilità sui bond. Il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh, al suo primo simposio fra le montagne del Wyoming da padrone di casa, ha infatti impostato una rotta nella quale la comunicazione della banca centrale americana tende a ridursi: via le indicazioni esplicite sulle attese dei membri del comitato, il cosiddetto dot plot, via la forward guidance che orienta le aspettative degli operatori, fino alla possibilità di ridurre le riunioni del Fomc da otto a sei.
Ma una Fed che lascia il mercato più libero di formare le proprie opinioni, per ora, ha lasciato soprattutto maggiore spazio a un irripidimento della curva dei rendimenti dei Treasury. I bond scontano infatti una maggiore incertezza sulle mosse che la Fed sarà effettivamente pronta a mettere in campo per domare un’inflazione ancora al 3,4% a luglio, ben oltre l’obiettivo del 2%.
Il mercato aspetta Warsh, ma teme una delusione
L’attesa di un colpo di teatro da parte di Warsh, con maggiore chiarezza sulle prossime mosse, è elevata. Fra gli analisti, tuttavia, iniziano già a emergere i timori di una possibile delusione.
Warsh “intende affidarsi ai mercati stessi affinché traccino la traiettoria dei tassi, senza alcun condizionamento esplicito da parte della Fed”, ha dichiarato David Norris, Portfolio Manager di TwentyFour Asset Management (Vontobel). “La mancanza di una direzione precisa ha spinto il mercato in due direzioni opposte: da un lato la preoccupazione per l’inflazione, che spinge al rialzo i tassi a lungo termine; dall’altro l’incertezza sulla reale volontà di agire della Fed, che mantiene i tassi a breve relativamente ancorati”.
Uno dei punti di attenzione, quindi, non sarà soltanto rappresentato da eventuali anticipazioni sulle future decisioni sui tassi, ma più in generale dalla conferma o meno della linea della “Fed silenziosa”. “Una Fed che comunica meno genera incertezza e volatilità”, ha sottolineato Norris. “Il mercato ha risposto a questa mancanza di trasparenza spingendo i tassi al rialzo e chiedendo un premio per il rischio più elevato”.
“È quindi fondamentale che Warsh sfrutti l’appuntamento di Jackson Hole per fare chiarezza sulla reale politica della Fed rispetto al suo duplice mandato, invece di limitarsi a una lettura generale delle condizioni economiche”, ha concluso Norris. “In caso contrario, il rischio è quello di compromettere ulteriormente la credibilità della banca centrale”.
Il rischio di un discorso che dica troppo poco
Per Stephen Brown di Capital Economics, sarebbe rischioso per Warsh deludere le attese degli operatori che chiedono maggiore chiarezza nel suo intervento previsto per venerdì. “Potrebbe persino attenersi strettamente al tema ufficiale del simposio, ‘Innovazione finanziaria: implicazioni per i pagamenti e la politica monetaria’, nel qual caso il suo intervento potrebbe rivelarsi piuttosto soporifero. Detto questo, anche un approccio del genere rischierebbe di dare l’impressione che Warsh non stia prendendo abbastanza sul serio i rischi legati all’inflazione, e quindi sui mercati potrebbe comunque esserci volatilità”.
È un timore condiviso anche da altri analisti. “Ora che la forward guidance è stata, nella migliore delle ipotesi, sostituita dalla ‘framework guidance'”, ha scritto in una nota Mabrouk Chetouane, Head of Global Market Strategy di Natixis IM, “non c’è dubbio che il presidente della Fed continuerà sulla scia delle prime due riunioni del Fomc, nelle quali è rimasto il vuoto creato dall’uscita di scena di Jerome Powell in termini di orientamento delle aspettative di mercato. Questa riunione potrebbe quindi deludere i mercati o addirittura aumentare le tensioni sul segmento a lungo termine della curva dei rendimenti, che è già sottoposto a una pressione significativa”.
“Data la decisione di Warsh di eliminare la forward guidance dai comunicati di politica monetaria del Fomc a partire da giugno, non ci si attende che la Fed utilizzi Jackson Hole per segnalare le proprie intenzioni o il proprio orientamento in vista del meeting di settembre”, ha dichiarato Harvey Bradley, portfolio manager di BNY Mellon. “Questa incertezza dovrebbe mantenere elevata la volatilità dei mercati. Poiché la maggiore volatilità è destinata a persistere, nel nostro portafoglio continuiamo a privilegiare posizioni che puntano a un irripidimento della curva dei rendimenti dei titoli del Tesoro Usa, poiché i mercati incorporano rischio e term premium per riflettere questo scenario”.
Il difficile equilibrio fra credibilità e costo del debito
L’equilibrio fra la coerenza con la nuova linea della Fed e il rischio di una nuova pressione sui costi di finanziamento del Tesoro Usa richiederà a Warsh una manovra particolarmente delicata. “Modificare drasticamente la propria comunicazione e fornire indicazioni più chiare potrebbe esporlo al rischio di essere considerato subordinato al Tesoro, compromettendone così la credibilità. Se invece manterrà la propria posizione e dirà poco sulle sue valutazioni in merito alle prossime mosse della Fed, rischierà di innescare ulteriori vendite sul mercato obbligazionario”, ha affermato Derek Halpenny, Head of Research, Global Markets EMEA & International Securities di MUFG.
Alla fine, però, secondo MUFG i rischi restano sbilanciati verso nuove tensioni sui bond. “Riteniamo che i rischi siano orientati verso un intervento di Warsh sostanzialmente in linea con quelli precedenti. Ciò potrebbe penalizzare il tratto a lungo termine del mercato obbligazionario, soprattutto se nel frattempo non saranno state annunciate misure credibili di consolidamento fiscale, eventualità che riteniamo probabile”.

