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Startup: quanto è efficace l'ecosistema italiano?

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Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

30 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 10 min
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  • 360Entrepreneurial Index: l’ecosistema imprenditoriale italiano è al 19° posto su 28 in Ue (una posizione in più rispetto al 2018)

  • A detta di Andrea Rangone, presidente di Digital360 , nonostante il ritardo storico, l’Italia “ha le condizioni per recuperare ulteriori posizioni”

Andrea Rangone, presidente di Digital360, intervistato da We Wealth, commenta i risultati del 360Entrepreneurial Index facendo un punto sul panorama italiano

Gli ultimi risultati del 360Entrepreneurial Index, l’indice di Digital360 che misura l’efficacia degli ecosistemi imprenditoriali hi-tech nei Paesi Ue, vedono l’Italia al 19° posto su 28. Se, da un lato, il Bel Paese ha guadagnato una posizione rispetto al 2018, dall’altro, è ancora al di sotto della media europea. We Wealth ha intervistato Andrea Rangone, presidente di Digital360, per far luce sullo stato attuale dell’ecosistema imprenditoriale italiano, e comprendere le ragioni del gap che separa l’Italia da altri paesi europei.

Cosa si intende per ecosistema imprenditoriale e perché è importante per un paese avere un alto livello di imprenditorialità?

Si intende l’ecosistema di tutti gli attori di un Paese che sono alla base del processo complessivo di creazione, crescita e valorizzazione delle startup, in particolare quelle tecnologiche. È fondamentale che questo ecosistema sia in grado di attivare un circolo virtuoso tra tutte le fasi della vita di una startup. Man mano che aumentano gli investimenti immessi nel sistema startup, infatti, crescono anche le operazioni di scaleup, che dovrebbero portare a risultati di exit o unicorni. E all’aumentare di questi, nel sistema confluiranno ancora più investimenti, che rialimentano l’intero ciclo con magnitudine superiore. La vitalità dell’ecosistema imprenditoriale è fondamentale per la salute dell’economia di ogni Paese. Lo dimostra l’indagine del 360Entrepreneurial Index, che dopo aver misurato l’efficacia del processo imprenditoriale nei paesi europei, evidenzia una correlazione positiva tra Pil e livello imprenditorialità.

Guardando al 360Entrepreneurial Index, l’Italia ha uno score di 52,5. Ma come viene calcolato questo punteggio? E cosa significa concretamente?

Il 360Entrepreneurial Index misura l’efficacia dell’ecosistema delle startup finanziate con capitale di rischio dei paesi europei, sintetizzando tre indicatori chiave che fanno riferimento alle tre fasi del processo imprenditoriale: l’Entrepreneurial Quantity Indexmisura la quantità totale di investimenti equity immessi nel sistema imprenditoriale per finanziare le startup; l’Entrepreneurial Quality Index misura le operazioni di investimento di maggiore dimensione, tipicamente finalizzate alla fase scale-up; l’Entrepreneurial Outcome Index misura i “risultati” dei paesi in termini di numero di startup che si quotano in borsa o vengono acquisite da parte di imprese più grandi, e di unicorni che raggiungono una valorizzazione complessiva almeno pari ad un miliardo di dollari. Il 360Entrepreneurial Index riesce a misurare nel suo insieme l’efficacia dell’intero processo imprenditoriale, concentrandosi su quello che l’ecosistema produce in termini di quantità, qualità e outcome. Non valuta l’intera dinamica imprenditoriale di un paese, che è legata alla nascita e allo sviluppo di tutte le nuove imprese, ma si focalizza su quelle che per le caratteristiche di innovazione e potenziale di crescita richiedono capitali di rischio specifici da parte di investitori, sia istituzionali che “informali”.

In graduatoria siamo ancora ben distanti da economie comparabili come Regno Unito (1° posto), Germania (9°posto) o Francia (12°posto), ma anche rispetto ad altri paesi come l’Irlanda (2°). Quali sono le ragioni dietro a questo divario?

L’Italia mostra un ritardo storico, che negli ultimi anni ha cercato di colmare. E non sono da sottovalutare i passi avanti compiuti: lo score italiano è raddoppiato negli ultimi due anni grazie all’azione del sistema a sostegno delle startup. Ma anche gli altri Paesi hanno continuato a lavorare e così abbiamo migliorato una sola posizione in classifica rispetto al 2018, restando al di sotto della media europea. La principale ragione del divario risiede nel fatto che siamo partiti in ritardo, oltre un decennio dopo ai paesi che ora appaiono più avanzati: durante la fase dello “sboom” di internet, agli inizi degli anni 2000, in Italia abbiamo pensato non fosse strategico investire nel digitale e nelle stratup; quasi che la internet economy e la connessa nascita di imprese innovative fosse solo una moda, non un trend strutturale strategico alla base dell’economia del futuro.

A suo avviso, l’Italia potrà recuperare ulteriori posizioni in classifica nei prossimi anni? Quali sono i principali ostacoli alla scalata?

L’Italia ha le condizioni per recuperare ulteriori posizioni. Il circolo virtuoso dell’ecosistema startup anche da noi è stato attivato: non dobbiamo fermarlo e se possibile dobbiamo accelerarlo. Le misure in atto in questo momento, in particolare le risorse finanziarie importanti in mano al fondo nazionale dell’innovazione e le agevolazioni fiscali per chi investe in startup, sono quelle giuste per un’accelerazione della crescita. Gli ostacoli maggiori sono legati alla concreta implementazione delle misure già introdotte, a rallentamenti burocratici, a ritardi nei decreti attuativi. In questo scenario, si innesta la crisi covid-19 che potrebbe indebolire l’ecosistema startup italiano: è fondamentale evitarlo e a questo scopo è necessario utilizzare parte dei fondi Next Generation Ue per rafforzare le misure in atto.

Andrea Rangone
Andrea Rangone, presidente di Digital360
Virginia Bizzarri
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