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Soldi ‘à la carte’: la Mmt seduce destra e sinistra

Soldi ‘à la carte’: la Mmt seduce destra e sinistra

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Walter Riolfi
Walter Riolfi

19 Giugno 2019
Tempo di lettura: 5 min
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Il flusso di denaro sui bond internazionali prosegue ininterrotto da 21 settimane. Ecco perché la Modern Monetary Theory (Mmt) può funzionare solo in un paese con una propria moneta legale e un proprio sistema fiscale come gli Usa, il Giappone o l’Inghilterra. Non in Eurozona, dove manca l’integrazione politica e fiscale

“È come se il Quantitative easing non finisse mai”, scrivono gli analisti del reddito fisso di Bank of America. Il flusso di denaro sui bond internazionali prosegue ininterrotto da 21 settimane e da inizio anno a fine maggio era stimato da BofA in quasi 160 miliardi di dollari, cui s’aggiungono altri 40 miliardi sui titoli a breve. Come ai tempi gloriosi dei Qe della Fed, della Bank of Japan, della Bank of England e, un po’ dopo, della Bce; con la differenza che allora i soldi piovevano anche sulle azioni e invece adesso fuggono via: per almeno 150 miliardi da inizio anno, principalmente dai titoli europei per la sessantaduesima settimana di fila su 64, vale a dire da un anno e tre mesi.

In America, il Treasury a 10 anni, che ancora a novembre rendeva il 3,24%, è finito al 2,3%, lo stesso livello di 20 mesi fa o, se si preferisce, a quello del novembre 2016, e la curva s’è invertita perché i titoli a 3 e 6 mesi rendono più del decennale. Sui bond europei son tornati i rendimenti negativi che interessano più o meno 11 mila miliardi di titoli, il 23% del totale, con il Bund a 10 anni che rende -0,13% e destinato a calare fino a -0,25% secondo le stime di BofA: e sarebbe il nuovo minimo storico, peggio del 2016, quando s’era in pieno Qe della Bce.

Ma quando s’è mai visto che un investitore debba pagare per sottoscrivere dei titoli? E, infatti, a parte le banche centrali che mettono i titoli a riserva o le banche che devono parcheggiare temporaneamente liquidità (il -0,13% del Bund è sempre meglio del -0,4% della Bce), nessun risparmiatore è così insano da regalare soldi allo Stato o a un’azienda. Meglio correre il rischio di perderli in Borsa, si diceva tempo fa. Ma ora quel rischio è diventato certezza.

Tutto il mondo rimane unito su una cosa, afferma Richard Breslow, economista di Bloomberg: «Cercare un guadagno nei tassi che scendono e che rendono più attraenti le azioni». Perché i trader professionisti non badano al rendimento ma al prezzo di un bond che sale. È un gioco che non può durare all’infinito ed è il segno di un grande disagio su tutti i mercati finanziari, drammaticamente accentuatosi ora con i timori di una recessione mondiale innescata dalla guerra commerciale di Trump.

Con un’inflazione che non ha mai superato stabilmente la soglia del 2%, le banche centrali hanno fallito il loro compito. Non solo i tassi bassi, a zero o sottozero, non hanno fatto crescere l’inflazione e ravvivato l’economia – sostiene una pattuglia sempre più folta di critici – ma anche i quantitative easing non hanno raggiunto l’obiettivo prefissato. Oltre al fatto che l’economia non è andata, in verità, così male negli ultimi 9 anni, specie in America, in Cina e in parecchi paesi emergenti, resta il fatto che la forsennata politica monetaria dei tassi bassi propugnata delle banche centrali ha lasciato queste ultime con poche munizioni di fronte a una nuova eventuale recessione.

La Fed può abbassare il tasso d’interesse di oltre 2 punti percentuali, una leva che è comunque la metà di quella disponibile nei precedenti cicli economici, ma cosa possono fare la BoJ e soprattutto la Bce con i tassi sottozero? La risposta più ovvia e pressoché condivisa è il continuo acquisto di titoli da parte delle banche centrali, perché dal Qe non se ne esce, come dimostrerebbe la prematura scomparsa del suo opposto, ossia il quantitative tightening in America.

Ma ci sono altre soluzioni, argomentano i critici dell’attuale sistema: l’Helicopter Money di Ben Bernanke, ovvero il denaro fatto cadere a pioggia sui cittadini, come l’ex presidente della Fed propose nel 2002 a rimedio (inascoltato) della stagnazione in Giappone. O come suggerì Milton Friedman nel ’69, trascurando che quella del premio Nobel fu una provocazione per sostenere che una banca centrale ha sempre il controllo della situazione.

Ma la più stravagante e pericolosa tra le soluzioni proposte dai critici è quella che prende il nome di Modern monetary theory (Mmt), una dottrina avanzata negli anni 70 dall’americano Warren Mosler. Secondo l’economista non c’è più bisogno di una banca centrale, perché sarebbe il Tesoro a stampare moneta per ogni necessità. In sintesi, non sarebbe più il dosaggio dei tassi d’interesse a regolare la politica monetaria, ma la politica fiscale: estremamente lasca quando le cose vanno male e più severa quando van bene.

In questo modo verrebbe anche meno il rischio di un’iperinflazione. È l’uovo di Colombo, si direbbe: in un colpo solo si possono azzerare i debiti di uno stato, il Tesoro non avrebbe più motivo di emettere bond sul mercato, ci sarebbero un mucchio di soldi da spendere in infrastrutture e riforme sociali, le recessioni non farebbero più paura e l’inflazione sarebbe quella desiderata.

Per quanto una siffatta teoria sia oggi propalata più dai politici di sinistra (Bernie Sanders e A. Ocasio-Cortez negli Usa), sarebbe una soluzione che non dispiacerebbe nemmeno a Donald Trump, per il quale la banca centrale dovrebbe rappresentare un braccio del Tesoro e i debiti (compreso quello dello stato) potrebbero non essere rimborsati, come insegna la storia dell’imprenditore Trump, prima di arrivare alla Casa Bianca.

Nella disastrata situazione finanziaria dell’Italia, la “teoria” pare essere divenuta assai popolare a sinistra come a destra. Un blog, dal nome Modern monetary theory Italia, ideato da dichiarati «populisti» e «sovranisti» è curiosamente frequentato da affiliati di estrema destra e da personaggi di estrema sinistra, uniti dal pensiero antiglobalista e dall’avversione verso il sistema dell’euro.

Per inconsapevole ironia, la T di Theory è rappresentata dall’uomo vitruviano di Leonardo, probabilmente a significare, nell’intenzione degli adepti, l’italianità della cosa: se non fosse che quell’immagine è anche la faccia della moneta da un euro coniata dalla zecca italiana. Su una cosa hanno ragione i sovranisti che avversano l’euro: la Mmt può funzionare solo in un paese con una propria moneta legale e un proprio sistema fiscale: come gli Usa, il Giappone o l’Inghilterra. Non in Eurozona, dove manca l’integrazione politica e fiscale.

Quanto alla modernità di questa teoria ci sarebbe parecchio da dire, perché il principio era ben noto agli imperatori romani, i sovrani di Francia o di Spagna nel XVI e XVII secolo e presso la Serenissima Repubblica di Venezia del 1500: quando si stampava vile moneta o si annacquava quella d’oro e d’argento, tutte le volte che non c’erano soldi per pagare i debiti di guerra. La conseguenza fu sempre uno spropositato aumento dell’inflazione.

Walter Riolfi
Walter Riolfi
Laureato in storia si è avvicinato ai mercati finanziari lavorando in borsa prima di diventare, nel 1992, giornalista economico. Dalle pagine de «Il Sole 24Ore», ha scritto di mercati finanziari e politica monetaria. Non credendo alla teoria dei mercati efficienti, ha sempre cercato di analizzare i comportamenti degli investitori, convinto che il sentiment del mercato giochi un ruolo prevalente nelle scelte d'investimento. Dal 2017 collabora anche all'inserto economico de «Il Corriere della Sera».
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