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Covid-19: imprese familiari da medaglia d’oro

Covid-19: imprese familiari da medaglia d’oro

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

03 Settembre 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • L’ultimo report di Credit Suisse accende un faro sulle aziende familiari e analizza i trend sia di medio periodo sia con un focus sul Covid-19

  • Dal 2006, la crescita dei ricavi generati dalle imprese familiari ha superato di oltre 200 punti base quella delle imprese non familiari, per aziende sia piccole che grandi

Le imprese familiari escono vincitrici da questa prima ondata di Covid-19. Queste hanno infatti sovrapeformato rispetto alle società non familiari e in tutte le regioni del mondo

Le imprese familiari continuano a sovraperformare rispetto a quelle non familiari in tutte le regioni e i settori, e hanno anche mostrato una maggiore resilienza durante la pandemia di Covid-19. A dirlo è l’ultimo report pubblicato da Credit Suisse che sottolinea come la pandemia da coronavirus ha avuto un impatto significativo sui rendimenti e sulla volatilità del mercato azionario.

Le imprese familiari tendono però ad avere caratteristiche difensive sopra la media che consentono una buona tenuta, soprattutto in periodi di stress di mercato. “I dati sui rendimenti per i primi sei mesi dell’anno supportano questa visione, considerato il dato year-to-date che esprime una outperformance pari a circa 300 punti base rispetto alle imprese non familiari”, si legge dal documento della banca elvetica.

C’è però anche da sottolineare che questa capacità delle imprese familiari non è del tutto sconosciuta. Avvalendosi della banca dati “Family 1000”, con oltre 1000 imprese familiari o di proprietà dei fondatori quotate in borsa, Credit Suisse ha infatti evidenziamo anche come dal 2006 questo universo ha nel complesso sovraperformato. Questa migliore prestazione è stata più marcata in Europa e Asia, rispettivamente con 470 punti base e oltre 500 punti base all’anno.

“Il nostro ultimo report Family 1000 conferma molti dei parametri dell’outperformance delle imprese familiari che avevamo già riscontrato negli studi precedenti raffrontandole con le imprese non familiari. Gli investitori con cui ci confrontiamo sul tema delle imprese familiari spesso sostengono che l’outperformance sia legata a un approccio di investimento più a lungo termine rispetto alle imprese non familiari. La nostra analisi va proprio in questa direzione”, dichiara Eugène Klerk, responsabile Global Esg Research Product di Credit Suisse

E infatti lo stesso report sottolinea come dal 2006, la crescita dei ricavi generati dalle imprese familiari ha superato di oltre 200 punti base quella delle imprese non familiari, per aziende sia piccole che grandi. Al tempo stesso, lo studio indica inoltre che le imprese familiari tendono a essere più redditizie. Per esempio, gli utili medi sul flusso di cassa (applicando il sistema Credit Suisse HOLT® per il CFROI® – Cash Flow Return on Investment) superano di circa 200 punti base quelli generati dalle imprese non familiari. Rendimenti superiori di questo tipo si osservano in tutte le regioni a livello globale. A questo si aggiunge anche il fatto che le imprese familiari tendono in media a ottenere rating Esg più alti rispetto alle imprese non familiari. Questa performance complessivamente migliore, rafforzatasi negli ultimi quattro anni, è per lo più determinata da valutazioni ambientali e sociali più elevate, poiché le imprese familiari non sembrano al passo con le loro omologhe non familiari in termini di governance. A livello geografico, le imprese familiari europee sono in testa alla graduatoria Esg, mentre quelle in Asia (escluso Giappone) ottengono risultati migliori rispetto alle statunitensi, e i loro punteggi si stanno rapidamente allineando alle controparti del vecchio continente. In realtà, le imprese familiari asiatiche surclassano già le omologhe in Europa o negli Stati Uniti in termini di governance. Restando sempre in tema sostenibilità, il report ha evidenziamo anche come le imprese familiari di più lungo corso hanno punteggi Esg migliori rispetto alle aziende più giovani, e questa performance si riscontra in tutti e tre i settori: ambientale, sociale e di governance. Forse il fatto che le prime abbiano in essere processi di business più consolidati consente di integrare o favorire aree dell’attività che non sono direttamente collegate ai processi di produzione, ma che sono tuttavia rilevanti in termini di mantenimento della sostenibilità aziendale complessiva.

Se si sposta il focus sulla pandemia da Covid-19 si scopre inoltre come per nonostante il Coronavirus ha avuto impatti sulla crescita degli utili di quest’anno, le imprese familiari intervistate lo considerano il leggermente meno preoccupante per le prospettive future dell’azienda rispetto alle imprese non familiari. Le imprese familiari hanno inoltre fatto minore ricorso ai congedi per il personale rispetto a quelle non familiari (46% contro 55%). Tra le imprese familiari, in Asia è stato allestito un maggior numero di programmi di supporto rispetto all’Europa o agli Stati Uniti. Ciò potrebbe riflettere una maggiore disponibilità di queste misure finanziate dai governi in tali regioni.

Dalla ricerca è inoltre emerso come anche se le imprese familiari si sono concentrate di più sulle politiche sociali sin dall’inizio della pandemia da Covid-19, non sembrano tenere il passo con le loro controparti non familiari relativamente a numerosi fattori connessi ai temi Esg, in particolare diritti umani e politiche legate alla schiavitù moderna. In media le imprese familiari hanno consigli di amministrazione meno diversificati, e rispetto a quelle non familiari appaiono meno propense a creare gruppi di supporto per le comunità lesbiche, gay, bisessuali e transgender (Lgbt) e per le persone nere, asiatiche e appartenenti alle minoranze etniche (Black, Asian and minority ethnic – Bame), o a rilasciare dichiarazioni pubbliche in materia di rispetto dei diritti umani o ai relativi principi delle Nazioni Unite.

Giorgia Pacione Di Bello
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