La tempesta di incertezze che scuote i mercati globali non ha risparmiato le obbligazioni corporate. Eppure, tra frammentazione del credito, rialzi dei tassi e rischi geopolitici, le utility elettriche statunitensi emergono come fonte di stabilità e reddito affidabile. La capacità di trasferire i costi ai consumatori, la presenza di asset regolamentati e il ruolo cruciale nel sistema energetico rafforzano la loro natura difensiva. Ma dietro questa solidità si celano nuove sfide: il fabbisogno crescente di liquidità, la necessità di preservare i rating creditizi e la minaccia crescente derivante dagli effetti del climate change, in primis quello degli incendi. Un mix di opportunità e criticità da analizzare con attenzione, spiega Julian James, Fixed Income Investment Analyst di Capital Group.
Non il solito titolo obbligazionario
Nella portfolio allocation, il settore delle utility (ossia delle società di fornitura di servizi pubblici) elettriche USA rappresenta una nota fonte difensiva di rendimento, che pochi altri comparti obbligazionari possono vantare. La peculiarità, infatti, sta in un quadro regolatorio che consente il recupero dei costi operativi e degli interessi derivanti dall’emissione di nuovo debito tramite il mero aumento dei prezzi applicati ai consumatori.
“Questo meccanismo – osserva James – garantisce una stabilità di ricavi che resta indipendente dalle oscillazioni macroeconomiche. Anche durante i picchi dei prezzi delle commodity, come accaduto nel 2022, le utility hanno trasferito le maggiori spese ai clienti, riportando equilibrio già nel 2023. Questo allineamento tra ricavi e spese genera un flusso di cassa costante e prevedibile, indipendente dal ciclo economico”
Le caratteristiche peculiari del settore
Rispetto al più ampio universo corporate, le utility mostrano tratti distintivi rilevanti. Le emissioni obbligazionarie sono altamente frammentate, con singole società che possono arrivare a gestire oltre 100 miliardi di dollari di debito, suddivisi in molteplici emittenti site in diverse giurisdizioni.
“Una dispersione che determina una maggiore ampiezza degli spread – osserva l’esperto di Capital Group – a cui si aggiunge il fatto che gran parte del debito è secured, cioè garantito dagli asset regolati del monopolio (gli impianti, le reti e le infrastrutture che compongono l’attività, ndr), con l’aggiunta di clausole contrattuali protettive. Tra le più significative spicca il vincolo sulle garanzie, che limita il debito garantito al 70% del valore degli asset. Questo offre un asset coverage ratio sano di 1,43x e ha fatto sì che, nei rari casi di default, le obbligazioni secured siano sempre state ripagate integralmente”.
Ma non è tutto: nonostante questa solidità ,infatti, i bond secured con rating tra AA e A vengono spesso prezzati a spread più larghi di corporate con rating single-A.
“In altre parole, il mercato offre agli investitori la possibilità di accrescere la qualità creditizia dei portafogli senza sacrificare rendimento, anzi guadagnando fino a 5-10 punti base aggiuntivi.
Il ruolo cruciale dei rating creditizi
Le sfide odierne sono legate soprattutto all’aumento della domanda elettrica generata dai data center e dall’impiego dell’intelligenza artificiale.
“Tra il 2025 e i prossimi cinque anni il settore produrrà circa 700 miliardi di dollari di cash flow operativo – sottolinea James – a fronte però di 1,2 trilioni di dollari di investimenti necessari per ammodernare la rete, integrare le energie pulite e rafforzare le infrastrutture contro gli eventi climatici estremi. A questi si sommano 200 miliardi di dollari in dividendi, determinando un deficit di 500–700 miliardi che sarà in gran parte coperto dal mercato del debito. Parallelamente, quasi 230 miliardi dovranno essere rifinanziati. Una dinamica che rende essenziale preservare la qualità creditizia, sia a livello operativo sia di holding”.
Utility con rating mid-BBB mantengono multipli azionari più elevati e un costo del capitale inferiore, mentre chi scivola in area low-BBB subisce un costo più alto e un prezzo azionario più debole.
“Per questo i management sono costretti a ricorrere a emissioni di equity pur di difendere il profilo di rating”.
Asset regolamentati e non regolamentati
Il settore delle utility elettriche statunitensi comprende asset regolamentati, inclusi nella “rate base” e dunque remunerati attraverso le tariffe, e asset non regolamentati, che invece dipendono dalle condizioni di mercato.
“Questi ultimi sono associati a rendimenti più incerti e a un maggior rischio – osserva l’esperto di Capital Group – motivo per cui richiedono spread più alti. Le società con forte esposizione al non regolamentato non possono essere considerate difensive come le altre e di solito non ottengono rating mid-BBB. Tuttavia, anche gli asset regolamentati non sono privi di rischi: un deterioramento dei rapporti con il regolatore o metriche finanziarie deboli possono mettere sotto pressione il rating”.
Il rischio incendi e la risposta legislativa
Il merito creditizio e l’incertezza normativa non sono però le sole insidire che gli investitori di questa asset class affrontano: il clima rappresenta oggi uno dei rischi più evidenti per le utility americane. In particolare, gli incendi in California dei primi mesi del 2025 hanno riportato al centro dell’agenda politica il tema delle responsabilità e dei costi da sostenere.
“Una legge del 2019 – osserva James – aveva già creato un fondo di compensazione e fissato un tetto alle somme che le utility possono essere chiamate a pagare, così da garantirne la stabilità finanziaria. Ma dopo gli incendi di quest’anno, quel fondo si è ridotto e ora il dibattito si concentra su come ricostituirlo. Mi aspetto che la nuova legislazione rafforzi il merito creditizio delle utility californiane e ripartisca i costi delle catastrofi tra più soggetti, non solo sulle spalle di aziende, investitori e clienti”.
Le implicazioni per gli investitori
Per gli investitori, il messaggio è chiaro: il settore delle utility elettriche USA rimane un pilastro difensivo, capace di offrire stabilità e opportunità di rendimento anche in un contesto di forte incertezza, a patto di operare un’analisi strategica che tenga conto di fattori eterogenei, ad esempio gli effetti climatici e normativi.
”In questo scenario – conclude l’esperto di Capital Group – un approccio di lungo periodo e un’attenta selezione dei titoli permettono non solo di gestire la volatilità, ma anche di cogliere spread interessanti in una delle asset class più resilienti del mercato obbligazionario globale.

