La democratizzazione dell’intelligenza artificiale aiuta a risolvere molti problemi quotidiani, ma neppure lei è in grado di offrire una sfera di cristallo in grado di prevedere il futuro. L’unica certezza sul domani è l’assenza di certezze. Non è una novità, è sempre stato così, ma quando l’incertezza politica raggiunge livelli estremi e può far crollare i mercati, pesare sulla fiducia delle imprese, dei consumatori e degli investitori, allora la preoccupazione si alza.
L’incertezza torna a governare i mercati
Questa è esattamente la situazione in cui il mondo si trova oggi: dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca e l’introduzione dei dazi, l’incertezza ha preso il sopravvento, lasciando i mercati finanziari davanti a onde selvagge, prima verso il cielo e poi verso l’abisso. Nei primi 100 giorni del tycoon, il Pil statunitense ha subito una contrazione dello 0,3%, il calo maggiore dal 2022 e l’S&P 500 è sceso dell’8,9% su base annua.
L’equilibrio globale che si era creato alla fine della Guerra Fredda è vicino ad una spaccatura. Anche in questo caso, non si tratta di una sorpresa, sono anni infatti che il vecchio ordine geopolitico sta andando incontro ad un’erosione, ma la velocità con cui gli Stati Uniti, il principale difensore del libero scambio, sta cambiando il gioco, sta pesando con forza sui mercati e sull’equilibrio geopolitico.
“Nel breve termine, i tentativi di ristrutturare radicalmente il commercio globale, o anche un periodo prolungato di incertezza, potrebbero rallentare la crescita, aumentare l’inflazione e aumentare il rischio di recessione. A lungo termine, un’incertezza prolungata potrebbe influire negativamente sulla reputazione degli Stati Uniti come partner commerciale e alleato di sicurezza affidabile”, spiega Jared Franz, economista di Capital Group.
Quattro scenari per il futuro
Invece che fare una previsione su quello che potrebbe accadere nel prossimo futuro, vale la pena identificare diverse narrazioni che costruiscono in modo plausibile possibili visioni del futuro.
1. Grandi accordi commerciali
Si tratta dello scenario più ottimista, ma non per questo meno probabile. In una simile situazione, la diplomazia ha la meglio e le alleanze politiche e commerciali vengono ripristinate con alcuni aggiustamenti. In un mondo in cui i conflitti geopolitici diminuiscono e i leader politici sono disposti a stringere accordi commerciali di ampio respiro, i mercati azionari hanno aria per crescere.
2. Ritorno delle grandi potenze globali
Un ritorno alle origini, al periodo della Guerra Fredda, dove le grandi potenze economiche sfruttano le loro sfere di influenza. Questo futuro sarebbe caratterizzato da un mix di patti di non aggressione tra le maggiori potenze, che dominerebbero ciascuna su un blocco regionale, un ritorno all’epoca degli imperi dove Stati Uniti, Cina e Russia si troverebbero a confrontarsi.
3. Nuova era per l’isolazionismo
Il focus passa dal globale al locale, la minaccia di una guerra commerciale globale prende vita, con un forte rischio di scontri militari tra le principali potenze. Si tratta, chiaramente dello scenario peggiore, dove le tensioni economiche e i conflitti armati rischiano di convergere, con i leader politici che tornano a puntare sul nazionalismo, aumentando anche le spese per la difesa.
4. Inizia la guerra commerciale
Sembra lo scenario in cui il mondo si trova ora, dove il vecchio ordine globale è stato abbandonato, sono entrate in vigore tariffe significative, restrizioni all’esportazione di tecnologia e lo spostamento della catena di approvvigionamento. Grandi potenze, come Cina e Stati Uniti si scontrano a livello tecnologico e commerciale, ma non desiderano un confronto militare. “Se queste tariffe rimarranno in vigore a lungo termine, è probabile che la crescita rallenti oltre il 2025. Il mondo è in uno stato di transizione. Ci sono voluti anni per costruire l’ordine del dopoguerra e potrebbero volerci diversi anni prima che un nuovo ordine geopolitico si stabilizzi”, spiega l’esperto.
Al momento l’incertezza sul futuro continua a farla da padrone, molto dipenderà dagli accordi che l’amministrazione Trump annuncerà nei prossimi mesi. Magari non si tornerà presto a parlare di libero commercio, ma potrebbero essere stipulati dei piccoli patti tra Paesi, come durante la prima amministrazione erano stati firmati con Giappone, Cina e Brasile. Ad oggi, le relazioni commerciali con la Cina sono le più tese e potrebbero essere necessari anni per raggiungere un ‘cessate il fuoco’ anche solo parziale. Nel frattempo, anche la rinegoziazione dell’accordo Usa-Messico-Canada sembra molto complessa e i negoziati formali non sono ancora iniziati.
Insomma, il mondo è sospeso in una transizione geopolitica, il cui esito determinerà l’architettura economica dei prossimi decenni.

