Il 2026 si apre con un quadro dei mercati dei capitali segnato da valutazioni elevate, dinamiche macro divergenti e una trasformazione tecnologica che promette di ridefinire la produttività globale. Mentre l’intelligenza artificiale accelera investimenti infrastrutturali e modelli di business, le tensioni commerciali e la frammentazione geopolitica continuano a incidere sulle traiettorie di crescita dei principali blocchi economici. Ne emerge un equilibrio fragile ma ricco di opportunità, con differenze rilevanti tra economie sviluppate ed emergenti. È questo il contesto analizzato dagli esperti di Capital Group: Raj Paramaguru, solutions portfolio manager,Eswarie Balan e Michele Mazzoleni, entrambi solutions analyst e gli economisti Darrell Spence e Tryggvi Gudmundsson.
Forze macro opposte e IA: rischi e opportunità
Da un punto di vista macro, emerge un contesto in cui la crescita globale dei prossimi vent’anni appare inferiore ai decenni precedenti, ma comunque sostenuta dal progresso tecnologico. La previsione di lungo periodo per la crescita reale del PIL degli Stati Uniti è stata leggermente rivista al rialzo al 2,4%, sostenuta dai guadagni di produttività derivanti dall’adozione dell’intelligenza artificiale. Al contrario, il Giappone rimane frenato dal calo strutturale della forza lavoro, con un tasso di crescita stimato intorno allo 0,7%. Sul fronte dell’inflazione, si attesta al 2,3% per gli Stati Uniti secondo gli indicatori del Consumer Price Index (CPI).
L’inflazione di breve periodo potrebbe essere incrementata dall’impatto dei dazi sulla catena di fornitura, ma allo stesso tempo il progresso tecnologico dovrebbe muovere i prezzi nella direzione opposta grazie al contenimento del costo del lavoro per unità di prodotto.
Gli investimenti in intelligenza artificiale non restano confinati ai colossi tecnologici, ma coinvolgono anche utility, telecomunicazioni e settore industriale. Si prevede infatti un aumento del consumo di energia e un ruolo chiave ricoperto dalle aziende industriali per costruire infrastrutture fisiche come i data center.
È importante però non trascurare i possibili rischi a ribasso legati all’intelligenza artificiale: tra questi figurano sfide di implementazione, restrizioni regolamentari, impatti sul mercato del lavoro e problemi di cybersecurity.
L’outlook di portafoglio: uno sguardo alle asset class
Secondo le nuove ipotesi, sia i mercati azionari sia quelli obbligazionari convergono verso rendimenti di lungo periodo nella fascia dei mid-single-digit, ossia rendimenti a una cifra intermedi (4-6%). Le previsioni sui rendimenti del reddito fisso sono di miglioramento rispetto ai vent’anni precedenti, mentre quelli dell’azionario globale risultano più contenuti rispetto ai cicli storici recenti. Il legame tra reddito fisso e dinamiche valutarie emerge attraverso il tema del dollaro, per cui si prevede un deprezzamento graduale che non si ritiene possa minacciarne lo status di valuta dominante.
Equity: il ruolo crescente dei mercati emergenti
Le valutazioni elevate dell’equity comprimono i rendimenti attesi negli Stati Uniti, dove la concentrazione nelle mega-cap tecnologiche pone interrogativi sulla sostenibilità dei multipli. Sul lungo termine, i mercati emergenti mostrano un potenziale superiore, grazie a crescita del PIL e degli utili più elevata e a valutazioni più favorevoli, pur richiedendo attenzione a fattori strutturali come governance e maturità dei mercati.
Reddito fisso: una visione costruttiva di lungo periodo
Passando al reddito fisso, il quadro appare più favorevole. Le aspettative di rendimento migliorano rispetto ai vent’anni precedenti, nonostante un lieve decremento rispetto alle stime dell’anno scorso, legato ai rendimenti di partenza più bassi. La struttura delle curve infatti dovrebbe tornare a una forma più tradizionale e mediamente più ripida, coerente con un regime macro più equilibrato.
Valute: dollaro in deprezzamento graduale, ma con dinamiche divergenti
Le previsioni per il dollaro suggeriscono un deprezzamento graduale del – 0,5% annuo contro un paniere ampio di valute, coerente con rischi legati a vulnerabilità fiscali e discussioni sull’indipendenza della Federal Reserve. Nonostante ciò, non si intravedono minacce immediate allo status dominante del dollaro nei commerci e nelle riserve ufficiali. Valute come lo yen giapponese dovrebbero rafforzarsi, mentre euro e sterlina britannica mostrano una tendenza opposta, producendo effetti medi bilanciati sul paniere complessivo.
Implicazioni cross-asset e costruzione di portafoglio
Collegando tutte le analisi precedenti, emergono implicazioni importanti per la costruzione dei portafogli. Le condizioni macro di lungo periodo prevedono premi per il rischio più sottili, cioè minore compensazione per il rischio assunto, a cui si aggiunge una distribuzione più ampia dei possibili esiti.
La risalita dei rendimenti di lungo termine rende il reddito fisso sensibile ai tassi più attraente rispetto agli ultimi dieci anni.
In questo scenario, la costruzione dei portafogli richiede un’attenzione crescente alla diversificazione, alla selezione attiva e alla ricerca fondamentale.

