Martin Romo, Presidente e Chief Investment Officer di Capital Group, analizza l’attuale mercato azionario, ricollegandosi alle considerazioni di Jody Jonsson, Vice Chair – anche sulla base del suo recente intervento davanti al Congresso degli Stati Uniti – e del CEO Mike Gitlin.
Un mercato concentrato: non è la prima volta
Il livello di concentrazione di molti indici azionari è aumentato in modo significativo: le dieci maggiori società dell’S&P 500 rappresentano quasi il 40% dell’indice, mentre le aziende legate al settore dei semiconduttori si avvicinano ormai a un quinto dell’indice. Nei mercati emergenti, l’esposizione è ancora più marcata: TSMC, Samsung e SK Hynix rappresentano da sole il 29% dell’MSCI Emerging Markets.
È possibile che il peso di tali aziende sia giustificato da prospettive particolarmente favorevoli; è tuttavia anche vero che i maggiori beneficiari potrebbero rivelarsi diversi da quelli che gli investitori si aspettano.
In ogni caso, la concentrazione del mercato non è certo una dinamica nuova e i leader di un’epoca raramente rimangono tali in quella successiva. Nel 1980, i combustibili fossili rappresentavano il 29% dell’S&P 500; oggi pesano circa il 3%. Anche il Giappone rappresenta un esempio: al culmine del boom azionario giapponese, alla fine degli anni Ottanta, il Paese aveva raggiunto il 44% dell’MSCI World; oggi si attesta intorno al 5%.
Strategie passive e strategie attive: il valore del giudizio
In tale scenario, emerge con forza la differenza tra strategie passive e attive: le prime non valutano se i mercati siano sopravvalutati, se un settore si trovi all’interno di una bolla o se le condizioni di una specifica partecipazione siano peggiorate. Jody Jonsson ha spiegato al Congresso che l’idea secondo cui i fondi indicizzati sarebbero in qualche modo più sicuri per la maggior parte degli investitori non è giustificata.
Questo non significa che la gestione attiva debba necessariamente scartare aziende legate all’AI: se un’approfondita ricerca fondamentale genera una forte convinzione, i gestori possono mantenerle in portafoglio, ove opportuno.
I vincitori dovranno essere coraggiosi e umili
Secondo Martin Romo, in questa fase di mercato i vincitori dovranno essere contemporaneamente coraggiosi e umili.
“Coraggiosi abbastanza da investire in grandi aziende quando i fondamentali lo giustificano. Umili abbastanza da riconoscere che nessun singolo tema, per quanto potente, dovrebbe determinare la struttura dei portafogli. Coraggiosi abbastanza da discostarsi dall’indice quando il rapporto tra rischio e rendimento lo richiede. Umili abbastanza da comprendere che essere diversi può risultare scomodo, ma necessario, soprattutto quando un mercato guidato da un numero ristretto di titoli continua a salire”, conclude l’esperto.

