Non è più tempo di automatismi. Dopo un 2024 segnato dalle elezioni e dalla volatilità, il 2025 ha confermato che il mondo si sta ridefinendo: le catene di fornitura si accorciano, le priorità strategiche dei governi si ricalibrano e l’intelligenza artificiale entra in modo strutturale nella vita economica. In questo scenario in movimento, non è più sufficiente seguire l’indice ma occorre scegliere, selezionare e posizionarsi e la ridefinizione del concetto stesso di globalizzazione impone una radicale revisione dei paradigmi d’investimento. Ce ne parla Ali Dibadj, Ceo di Janus Henderson Investors.
Riallineamento geopolitico: una nuova normalità
Il 2025 ha segnato una cesura rispetto alla narrazione precedente della globalizzazione. A differenza degli anni passati, non si tratta più di eventi eccezionali o shock temporanei: la frammentazione geopolitica è diventata uno scenario strutturale. “Il rischio geopolitico non è più un fattore esogeno da monitorare occasionalmente – osserva Dibadj – ma una leva attiva e continua che influenza ogni decisione d’investimento.”
Dazi, sanzioni, fluttuazioni valutarie, attacchi informatici e logiche di spionaggio economico sono ormai parte integrante della strategia di molti Stati. Secondo Dibadj, il 2024 ha rappresentato un punto di svolta: “I nostri team hanno rilevato che i Paesi sono stati esposti a un numero di eventi di rischio geopolitico tre volte superiore rispetto al 2010. E questa tendenza si è confermata anche nei primi mesi del 2025.”
La conseguenza è un ambiente in cui governi e imprese si muovono verso l’autonomia strategica, con investimenti rilevanti in infrastrutture critiche, difesa e resilienza nazionale. In particolare, l’Europa sta accelerando sulla riduzione delle dipendenze esterne e sul rafforzamento dell’industria interna: “Vediamo una volontà sempre più concreta di costruire capacità produttiva e difensiva autonome – sottolinea Dibadj – una mossa che cambierà la natura stessa delle relazioni economiche globali.”
Supply chain sotto controllo e blocchi economici emergenti
Il commercio internazionale non scompare, ma si ristruttura lungo precise linee politiche. “Parliamo sempre meno di globalizzazione e sempre più di ‘blocchizzazione’ – afferma Dibadj – con zone economiche regionali che cercano affinità politiche e interessi comuni. Il blocco allargato dei BRICS, oggi oltre il 35% del PIL globale e il 40% della popolazione mondiale, rappresenta l’esempio più evidente di questa nuova architettura multipolare”.
Questa frattura delle catene del valore comporta un cambiamento fondamentale nel modo in cui gli investitori devono analizzare i mercati. “In Janus Henderson consideriamo la geopolitica una variabile attiva nei nostri modelli di asset allocation: stiamo testando scenari che fino a due anni fa sarebbero stati considerati estremi, come la chiusura selettiva di accessi tecnologici o restrizioni incrociate tra blocchi”, spiega Dibadj.
Ne deriva anche un’attenzione diversa da parte degli investitori istituzionali, sempre più orientati a una diversificazione regionale che comprenda Regno Unito, Europa continentale, Giappone, Australia e mercati emergenti selezionati. Negli Stati Uniti, invece, la ricerca si concentra su titoli di maggiore qualità, soprattutto in seguito alla volatilità osservata nel 2024.
Il ritorno del costo del capitale: un nuovo paradigma
Parallelamente al cambiamento geopolitico, il 2025 ha sancito il ritorno definitivo del costo del capitale come elemento centrale nell’analisi finanziaria. “Per anni il capitale è stato quasi gratuito – ricorda Dibadj – ma oggi il contesto è mutato in modo strutturale, e gli investitori devono ricalibrare le aspettative di rendimento.”
Negli Stati Uniti, l’aggiunta di oltre 3.000 miliardi di dollari al debito federale ha avuto un impatto marcato sulla curva dei rendimenti. In Europa, l’allontanamento dalle politiche di austerità, soprattutto dopo la crisi energetica e il cambio di postura tedesca, sta aprendo spazi per una crescita trainata da investimenti pubblici, ma anche per una pressione sui tassi.
Questa dinamica offre nuove opportunità per chi sa muoversi con consapevolezza. “I rendimenti elevati rappresentano un’occasione per costruire portafogli obbligazionari resilienti – chiarisce Dibadj – ma servono analisi accurate per distinguere tra titoli ad alto rendimento e titoli ad alto rischio. Il nostro approccio si concentra su entry point ben selezionati, soprattutto nell’investment grade e nei titoli cartolarizzati a breve scadenza.”
Diversificazione geografica e credito privato
Il contesto attuale favorisce un ritorno alla diversificazione geografica anche sul fronte obbligazionario. “Molti investitori stanno spostando parte delle loro allocazioni verso Europa, Australia e mercati emergenti selezionati – osserva Dibadj – dove i fondamentali macro e la struttura del debito offrono un profilo rischio/rendimento più equilibrato.”
Cresce inoltre l’interesse per il credito privato, soprattutto nelle forme meno correlate al ciclo economico statunitense. I prestiti garantiti da asset reali o diretti al di fuori degli USA stanno acquisendo rilevanza come strumenti di diversificazione efficace. “Vediamo una domanda crescente per queste soluzioni, che uniscono rendimento potenziale e decorrelazione.”
Demografia, stili di vita e innovazione: il ruolo della tecnologia
La pandemia ha segnato uno spartiacque anche sul piano delle scelte di vita e lavoro. Ma nel 2025, l’attenzione si è spostata dal comportamento individuale alla capacità sistemica di sfruttare la tecnologia per migliorare benessere e produttività. “La tecnologia è oggi la scienza che risolve problemi – afferma Dibadj – e l’intelligenza artificiale è solo all’inizio del suo potenziale impatto. Nei settori come la sanità, l’intelligenza artificiale sta rivoluzionando processi diagnostici, personalizzazione delle cure e analisi predittiva. Monitoriamo con attenzione le innovazioni biotecnologiche, convinti che queste siano destinate a trasformare profondamente anche i modelli economici sottostanti”.
Sul piano dell’asset management, questo scenario si riflette in un’evoluzione dell’offerta: “Stiamo osservando una crescente domanda di accesso a temi secolari attraverso strumenti agili e scalabili – spiega Dibadj – per questo abbiamo esteso la nostra gamma di ETF dagli Stati Uniti ad Asia, Europa e America Latina.”
Finanza decentralizzata e fondi tokenizzati: il futuro è adesso
Nel 2025, Janus Henderson ha lanciato un fondo innovativo tokenizzato che consente di investire in Treasury statunitensi utilizzando tecnologia blockchain. “Non si tratta di un esperimento – sottolinea Dibadj – ma di un segnale concreto della convergenza tra finanza tradizionale e decentralizzata. La blockchain è una nuova infrastruttura finanziaria e vogliamo offrire accesso a questi strumenti in modo regolamentato, sicuro e professionale.”
Questa innovazione consente di superare barriere operative e aprire l’investimento a nuovi profili di clientela, offrendo maggiore trasparenza, liquidità e tracciabilità.
L’importanza della selezione attiva in un mondo complesso
Oggi non basta più seguire l’indice. La dispersione tra titoli vincenti e perdenti si è ampliata, così come le differenze tra Paesi, settori e strategie.
“Il contesto è troppo complesso per affidarsi a soluzioni passive. È il momento di essere selettivi, reattivi, preparati. Per questo in Janus Henderson continuiamo a promuovere un approccio attivo, fondato su oltre 90 anni di esperienza e su una presenza globale che consente un’analisi dinamica, quotidiana, fondata su insight operativi e visione strategica. Vogliamo aiutare i nostri clienti a distinguere il superfluo dall’essenziale, in un momento in cui la complessità non è una minaccia, ma un’opportunità per chi sa leggere il cambiamento“, conclude Dibadj.

