Un 2026 in cui muoversi con criterio tra euforia e cautela: questo suggeriscono gli esperti di Capital Group: Martin Romo, Chief Investment Officer, Pramod Atluri, gestore di portafoglio obbligazionario e Cheryl Frank, Diana Wagner e Chris Buchbinder, gestori di portafoglio azionario.
A tracciare la rotta è Martin Romo, che descrive questo scenario con un’espressione efficace: “Siamo entrati in quello che mi piace definire il mercato della e”. Non è più il tempo di scegliere tra una sponda dell’oceano e l’altra o tra uno stile e l’altro” spiega il CIO, raccomandando un prudente equilibrio tra titoli statunitensi e titoli internazionali, crescita e valore, trend ciclici e secolari, azioni e obbligazioni.
Ecco gli elementi chiave a cui prestare uno sguardo attento nel 2026.
Stimoli globali: la cura d’urto dei governi per scuotere l’economia
Mentre la crescita globale rallenta, i governi rispondono con “cure d’urto” fiscali.
“Negli Stati Uniti la Federal Reserve sta allentando la morsa sui costi di prestito, e questo è un vento favorevole per il comparto immobiliare,” spiega Cheryl Frank. “Di questo potrebbe beneficiare l’occupazione nell’edilizia e la domanda di materiali, dal legname alle vernici, avvantaggiando player storici come Home Depot.”
La deregolamentazione potrebbe incentivare l’attività di prestito, sostenendo banche come Wells Fargo e aziende rimaste escluse dal boom dell’intelligenza artificiale.
Anche i settori industriale e tecnologico dovrebbero essere avvantaggiati dal “One Big Beautiful Bill Act”, che incentiva la produzione statunitense.
Ma non è solo una questione americana. Frank sottolinea come la spinta arrivi anche dall’Europa: “La Germania ha varato un piano massiccio da 500 miliardi. È un segnale forte: difesa e infrastrutture diventano le nuove priorità europee, con ricadute dirette su giganti come Heidelberg Materials e Rheinmetall”.
La spesa per la difesa dovrebbe essere stimolata anche dagli alleati della NATO, generando una domanda ancora maggiore per i sistemi e i prodotti realizzati da Northrop Grumman e Rolls-Royce.
Anche sul fronte asiatico, il Giappone sta spingendo la riforma aziendale per sbloccare valore per gli azionisti, con impatti su aziende come il fornitore di assicurazioni Tokio Marine, così come Corea e Cina.
Venti favorevoli per: Fed e tassi…
Pramod Atluri analizza le mosse della banca centrale con un occhio al mercato del lavoro. “La Fed è preoccupata: storicamente un’occupazione debole è il preludio a un rallentamento,” osserva Atluri. “Ci aspettiamo che i tassi scendano verso il 3% entro fine anno. Siamo in uno scenario insolito, dove il PIL può continuare a correre oltre il 2% anche se la creazione di nuovi posti di lavoro rallenta. In ogni caso, storicamente, i cicli di allentamento della Fed che si sono verificati al di fuori di una recessione hanno sollevato i mercati azionari e obbligazionari, mentre la liquidità è rimasta indietro”.
…e profitti aziendali
Dopo un 2025 in cui le incertezze sui dazi hanno messo a dura prova le previsioni finanziarie, il 2026 sembra riportare l’attenzione degli investitori sulla solidità dei bilanci aziendali. Il clima di fiducia è alimentato da un mix di tassi d’interesse in calo e una maggiore chiarezza nelle relazioni commerciali.
I mercati emergenti sono in pole position con un incremento previsto oltre il 17,1%, seguiti da una performance robusta negli Stati Uniti (14,2%) e una crescita solida anche in Europa (11%).
L’aspetto più interessante di questa fase è che il benessere economico non riguarda più solo le grandi aziende tecnologiche. L’effetto trascinamento dell’intelligenza artificiale sta infatti iniziando a farsi sentire anche nell’economia reale. “Vediamo venti favorevoli capaci di spingere i guadagni oltre il tech, coinvolgendo settori come l’industria, i finanziari e i beni di consumo di base” osserva Diana Wagner. In questo scenario, la capacità delle imprese di tradurre l’innovazione in profitti concreti diventerà la vera bussola per chi investe.
AI: Bolla o Rivoluzione?
Infine, l’immancabile capitolo tecnologia. Siamo di fronte a un nuovo “2000” (anno dello scoppio della bolla dot-com)? Chris Buchbinder, che quella crisi l’ha vissuta da analista, è ottimista: “Molti vedono analogie con la fine degli anni ’90, ma io credo che siamo più vicini al 1998 che al 2000.”
Secondo Buchbinder, la differenza sta nella solidità dei bilanci: “Oggi i leader dell’intelligenza artificiale, come Nvidia o Microsoft, hanno utili reali e massicci flussi di cassa”.
Oltre l’incertezza: la resilienza come bussola
Fattori come l’ipotesi di una bolla AI e l’incertezza geopolitica potrebbero rappresentare un freno per gli investitori. Risulta evidente come gli ultimi anni, dalle pandemie alle guerre commerciali, abbiano fornito mille motivi per restare alla finestra. Eppure, chi è rimasto fuori ha perso il recupero del 17,9% dell’S&P 500 nel 2025.
Pertanto, la lezione per il 2026 è chiara, come afferma Romo: “L’incertezza è la norma, non l’eccezione. La storia insegna che premia chi guarda oltre la turbolenza del breve periodo.”

