In un panorama economico globale caratterizzato da mutamenti geopolitici persistenti e di rallentamento della crescita, il concetto di “incertezza” sembra essere diventato l’unica costante. Tuttavia, nonostante le sfide, il sentiment degli esperti di Capital Group non vira verso il pessimismo, ma verso una forma di fiducia consapevole. Le aspettative sono quelle di una maggiore chiarezza sul fronte dei dazi e di una possibile riaccelerazione nella seconda metà dell’anno. Tuttavia i rischi all’orizzonte permangono: gli investitori devono essere pronti ed equipaggiati per far fronte a potenziali fasi correttive del mercato, dal momento che sorprese inattese si verificano quasi ogni anno, come dimostrano i dati storici. Questa è una delle evidenze emerse nell’outlook 2026 di Capital Group.
Roberta Gastaldello, Managing Director e Head of Financial Intermediaries Italy, Julie Dickson, Investment Director per l’azionario e Flavio Carpenzano, Asset Class Lead Fixed Income hanno delineato la rotta strategica per navigare questo nuovo scenario.
La divergenza tra Fed e BCE: un caso di “outlier” europeo
Un tema centrale del 2026 è la disconnessione tra le politiche monetarie.
Negli Stati Uniti, la Federal Reserve sembra orientata verso una politica più accomodante per sostenere un mercato del lavoro in fase di normalizzazione, portando potenzialmente i tassi verso l’area del 3%.
Anche nei mercati emergenti le banche centrali hanno agito con anticipo e fermezza contro l’inflazione. Questo ha permesso a molte regioni, dall’America Latina all’Asia, di entrare nel 2026 in una fase disinflazionistica, aprendo la strada a tagli dei tassi locali che sostengono il valore dei bond e dell’azionario in valuta locale.
Al contrario, in Europa il quadro appare speculare. L’inflazione nel Vecchio Continentale mostra segnali di persistenza, alimentata dai robusti piani di stimolo fiscale, specialmente in Germania. Quindi, se da una parte gli stimoli potrebbero favorire un ampio spettro di società industriali, dall’altra questa dinamica genera una “divergenza di percorso” che potrebbe vedere la Banca centrale europea agire come un outlier, mantenendo o addirittura rialzando i tassi mentre la Fed percorre la strada opposta.
Equity: espandere gli orizzonti oltre la tecnologia
Se l’intelligenza artificiale rimane un driver centrale, l’ottimismo sull’equity non è più confinato a pochi nomi. La crescita degli utili si sta ampliando, offrendo opportunità in aree geografiche e settori rimasti a lungo in ombra. Dall’annuncio dei nuovi dazi ad aprile 2025 infatti, i principali mercati non statunitensi hanno sovraperformato sia le Magnifiche Sette sia l’indice S&P500.
Oltre i giganti tech: l’industria e l’healthcare
La maturazione dell’innovazione tecnologica richiede oggi infrastrutture fisiche: energia, data center e materiali. Questo genera un effetto domino positivo per il settore industriale e per le utility, chiamate a sostenere la fame di energia dell’IA.
“Il 2026 presenta un quadro costruttivo per la crescita degli utili: in particolare vediamo un mercato azionario europeo forte, sostenuto dall’industrial e dall’healthcare“ ha affermato Julie Dickson, aggiungendo che anche le riforme societarie in Giappone e in altre economie asiatiche abbiano contribuito a sostenere le valutazioni. In particolare, l’healthcare emerge come comparto dai fondamentali attraenti, dove l’integrazione dell’IA sta già accelerando la ricerca per farmaci rivoluzionari in aree come il diabete e l’oncologia. E non solo: anche aziende operanti nei settori finanziario e dei media hanno già adottato l’IA per rinforzare il proprio vantaggio competitivo.
Inoltre, sono emerse tre aree distinte di opportunità di investimento legate all’IA: lo stack tecnologico che alimenta i sistemi di intelligenza artificiale, le società che forniscono infrastrutture operative e le organizzazioni che adottano le applicazioni per migliorare la produttività.
L’innovazione dei mercati emergenti
I mercati emergenti, trainati dagli investimenti in veicoli elettrici, robotica e manifattura legata all’IA, stanno rivoluzionando il panorama dell’innovazione. La Cina in particolare è protagonista nella catena di fornitura dei veicoli elettrici, Taiwan e Corea in quella dei chip per l’IA.
Ciò nonostante è importante ricordare che i mercati emergenti sono ancora in ritardo nello sviluppo delle “menti” delle macchine: i sistemi operativi e le infrastrutture cloud sono concentrati nei mercati sviluppati.
Obbligazionario: tra protezione e rendimento
Nell’attuale contesto macroeconomico, le obbligazioni di elevata qualità hanno recuperato la loro funzione storica: non solo protezione, ma fonte primaria di rendimento. Secondo Flavio Carpenzano, la cedola è oggi un importante elemento di sostegno per il portafoglio.
Il ruolo del dollaro nel portafoglio e la curva dei rendimenti statunitense
Un punto di riflessione per l’investitore europeo riguarda la valuta: nel 2026 si prospetta un potenziale deprezzamento del dollaro.
“Prevediamo una debolezza del dollaro dovuta principalmente al fatto che il differenziale di rendimento reale fra l’America e il resto del mondo si sta assottigliando: questo potrebbe creare potenzialmente meno domanda in futuro per il titolo americano e, di conseguenza, per la valuta” ha spiegato Carpenzano. L’esperto ha evidenziato come investire nel mercato USA Investment Grade con copertura del rischio di cambio permetta di ottenere rendimenti potenziali superiori rispetto al mercato europeo.
Per quanto concerne le scadenze, la parte lunga della curva (10-30 anni) rimane sotto osservazione a causa delle preoccupazioni legate all’effetto dei dazi e della politica della Fed, con un conseguente potenziale irripidimento della curva stessa.
“Continuiamo a sottopesare le scadenze più lunghe e ci focalizziamo maggiormente su quelle a 2 e 5 anni, che dovrebbero beneficiare di una Fed più accomodante” ha spiegato Carpenzano.
La qualità del credito risiede nei fondamentali
I fondamentali societari restano solidi: i livelli di leva finanziaria sono storicamente bassi, rendendo il comparto Investment Grade e l’High Yield di altaqualità estremamente resilienti. Nel segmento High Yield la qualità del credito è migliorata, questo potrebbe mantenere i default al di sotto della media storica del 3%.
Le grandi aziende tecnologiche statunitensi stanno investendo massicciamente in intelligenza artificiale e ulteriori finanziamenti proverranno probabilmente dal mercato del debito. Tuttavia, “sebbene i paragoni con la bolla dot-com siano inevitabili, i giganti tecnologici generano ingenti flussi di cassa che consentono loro di assorbire il fabbisogno di finanziamento”.
Obbligazionario dei mercati emergenti vs obbligazionario statunitense
In un panorama obbligazionario spesso troppo sbilanciato sul rischio di credito statunitense, il debito in valuta locale dei mercati emergenti si sta consolidando come un’alternativa percorribile. I paesi latinoamericani come tra cui Messico, Colombia e Panama, in particolare, offrono un potenziale valore aggiunto grazie alla minore correlazione alle turbolenze dei mercati USA.
Oggi, i mercati emergenti godono di una significativa credibilità fiscale e monetaria. Questo li ha resi meno vulnerabili agli shock globali e più sensibili ai cicli economici interni.
La riscossa del Giappone
Un capitolo a parte merita il Giappone, dove l’uscita dalla deflazione e il miglioramento della governance aziendale stanno creando una rivalutazione strutturale.
Sul fronte equity, il miglioramento della produttività e la massiccia adozione tecnologica stanno definendo un nuovo paradigma valutativo. In questo scenario, le valutazioni potrebbero finalmente convergere verso standard internazionali: un “re-rating” strutturale che favorirebbe le società dotate di forte pricing power e le società commerciali esposte al rialzo delle materie prime. Al contrario, il settore dei consumi di base potrebbe affrontare sfide maggiori a causa della pressione sui prezzi che rischia di raffreddare la domanda.
Sul fronte obbligazionario, i tassi giapponesi hanno raggiunto livelli storici: “Siamo di fronte a un “unwind” delle posizioni da parte degli investitori istituzionali, preoccupati dalla tenuta fiscale e dal cambio di rotta della Bank of Japan” ha analizzato Carpenzano. Secondo l’esperto siamo vicini a un turning point: “Il posizionamento strategico punta su un appiattimento della curva: la Bank of Japan continuerà ad alzare i tassi a breve, ma dovrà intervenire sulla parte lunga per calmierare il mercato”.

