India: le riforme spingono crescita e nuovi investimenti

Un primo piano di diverse banconote indiane, tra cui spicca quella da 10 rupie con il ritratto del Mahatma Gandhi, mette in evidenza la vivacità della moneta indiana, simbolo delle sue riforme e degli investimenti che stanno plasmando l'economia del Paese.

Con un’economia in espansione, riforme strutturali e un forte potenziale di consumo interno, l’India è uno dei mercati emergenti più osservati del 2025. Le ragioni nell’analisi di UTI International

Il potenziale di crescita a lungo termine e la recente riforma fiscale indiana, entrata in vigore a settembre, riaccendono i riflettori sull’India, tra i mercati emergenti più promettenti del 2026.

Alla riforma fiscale, fortemente voluta dal Primo Ministro Modi, nei prossimi mesi si aggiungeranno altre iniziative della banca centrale indiana e della SEBI (Securities and Exchange Board of India) per stimolare l’accesso al credito e rendere il Paese ancora più attrattivo per gli investitori stranieri.

Il tutto mentre resta il “peso” dei dazi al 50% imposti da Washington, ancora in attesa di un’intesa che possa accontentare le due parti.

Le prospettive solide per il futuro aprono a numerose opportunità, anche se nessuno scenario è privo di rischi. Ma scegliere la giusta strategia per esporsi a un mercato emergente come quello indiano può fare davvero la differenza, come spiegano gli esperti di UTI International.

Perché l’India è il mercato da guardare adesso

Secondo il Fondo Monetario Internazionale (FMI), l’India crescerà del +6,6% nel 2025/26 e diventerà la terza economia mondiale entro il 2027, unendosi a Stati Uniti e Cina sul podio. Stime in linea con quelle della Reserve Bank of India, che prevede una crescita del 6,8% (rispetto al 6,5% dello scorso anno), mentre Fitch la porta al +6,9%.

Mentre la riforma fiscale di Narendra Modi nasce per favorire i consumi e la crescita delle piccole e medie imprese, le iniziative della Reserve Bank of India (RBI) e della SEBI, l’autorità di regolamentazione del mercato dei capitali indiano, mirano a snellire la regolamentazione del sistema finanziario. L’obiettivo è semplificare l’accesso agli investitori stranieri, incoraggiare gli investimenti provenienti da aree urbane più piccole e, tra gli altri, favorire la concessione di finanziamenti e prestiti da parte delle banche. Il tutto per liberare le forze del mercato indiano, ancora “oppresse” dalle rigide regolamentazioni entrate in vigore tra il 2016 e il 2018, dopo la crisi del debito. 

A questi segnali positivi, si aggiungono altri fattori che negli ultimi anni stanno spingendo l’attrattività di questo mercato: i crescenti investimenti in infrastrutture, sia fisiche, sia digitali; il dividendo demografico e la giovane forza lavoro indiana – che comprende il più grande bacino di laureati STEM – e l’aumento del PIL pro capite che guiderà i consumi interni, con una popolazione che oggi ha superato un totale di 1,4 miliardi di persone, e che renderà l’India più resiliente agli shock esterni.

Crescita del PIL vs. rendimenti (Tabella)
Fonte: UTI AMC e Bloomberg, agosto 2025.

Il valore di una strategia mirata

Investire nei mercati emergenti non significa automaticamente cogliere tutte le opportunità offerte dall’India. “I fondi GEM (Global Emerging Markets) garantiscono un’esposizione a diverse società e mercati emergenti, inclusi contesti caratterizzati da una governance meno trasparente, dal punto di vista aziendale e statale”, spiegano gli esperti di UTI. “Per esempio, gli stessi Indici MSCI EM (Emerging Markets) e India includono circa 130-140 società indiane, a fronte delle opportunità offerte dalle circa 4800 società operanti nel Paese”, aggiungono.

Rendimenti annualizzati in USD (al 30/09/2025) (Tabella)
Fonte: Bloomberg, 30 settembre 2025

Al contrario, una strategia “pure-play”, focalizzata esclusivamente sull’economia indiana, consente di cogliere appieno la diversità del mercato locale. Ed è un contesto in cui la gestione attiva mostra tutto il suo potenziale.

“Le motivazioni sono diverse, in primo luogo le strategie passive in India sono costose. Infatti, i TER dei principali Etf passivi per l’India raggiungono lo 0,65% a causa della complessità del mercato e di costi di negoziazione più alti. In secondo luogo, i titoli inclusi nell’Indice MSCI India sono limitati e prevalentemente orientati alle large cap, con una scarsa presenza di mid e small cap.

In più, la dispersione dei rendimenti azionari in India è ancora molto elevata e questo diventa un vantaggio per gli investitori capaci di selezionare le singole società sulla base delle opportunità offerte. Infine, va considerata anche la bassa correlazione con gli indici globali più ampi”, sottolineano.

Il portafoglio di Charlie Munger per l’India

Qualità e crescita orientata al lungo periodo sono elementi centrali nella scelta della strategia con cui esporsi a questo mercato.  

“L’India Dynamic Equity Fund è una strategia all-cap, definita da molti il ‘portafoglio di Charlie Munger per l’India’, con un’allocazione del 35-40% tra small e mid cap e un portafoglio di circa 55-60 titoli. È orientata al lungo termine (8-10 anni) e include titoli selezionati sulla base delle attività e dei driver di crescita della società.”

Ad oggi, spiegano da UTI, le performance annuali del fondo hanno sempre battuto l’indice di riferimento MSCI India, ad eccezione del 2022: un anno segnato dal rialzo dei tassi, che ha penalizzato le società growth in portafoglio e favorito i titoli statali, le materie prime, le infrastrutture e l’energia. “Si tratta di settori da cui il fondo resta volutamente non esposto, per via della loro ciclicità e della scarsa prevedibilità dei flussi di cassa. Tra il 2022 e la prima metà del 2024, i titoli value hanno sovraperformato le società quality-growth, ma dalla seconda metà del 2024 il trend sembra essersi invertito, offrendo nuove opportunità a strategie come quella del fondo”, aggiungono.

India tra crescita, opportunità e sostenibilità

Oltre al suo percorso di crescita, c’è un altro aspetto importante da considerare e che riguarda la quarta (per ora) economia mondiale: il ritorno dei criteri ESG e il loro ruolo nei processi di investimento.

Dal 2023, per volere del SEBI, le prime mille società quotate indiane hanno l’obbligo di presentare il Business Responsibility & Sustainability Report. Una decisione che conferma quanto l’India riconosca l’urgenza di mantenere alta l’attenzione sui temi legati alla sostenibilità. E che ha spinto anche i gestori che operano nel territorio indiano ad agire di conseguenza.

“Crediamo che i fattori ESG siano fondamentali per qualsiasi tipo di azienda per la creazione di valore a lungo termine. In qualità di asset manager leader in India, ci siamo sempre concentrati sull’aspetto della governance per identificare e valorizzare le aziende più virtuose e coscienziose. Siamo firmatari dei PRI (Principles for Responsible Investing) delle Nazioni Unite e dei Principi di Stewardship e ci impegniamo a investire in aziende sostenibili a lungo termine. Anche per questo l’UTI India Dynamic Equity Fund è classificato articolo 8 ai sensi della normativa SFDR ed è certificato dalla società italiana di consulenza ESG Nummus”, concludono.

di Paola Ragno

Giornalista pubblicista e Senior Content Editor di We Wealth, è laureata in Mediazione linguistica e interculturale presso l’Università degli Studi di Bari. In We Wealth cura lo sviluppo di prodotti multimediali e redazionali, per l’online e il cartaceo. Nel passato ha lavorato e collaborato anche con Class CNBC.

Domande frequenti su India: le riforme spingono crescita e nuovi investimenti

Quali sono i principali fattori che rendono l'India un mercato interessante per gli investimenti nel 2026?

Il potenziale di crescita a lungo termine dell'India e la recente riforma fiscale, entrata in vigore a settembre, sono i principali motori che riaccendono l'interesse sull'India come mercato emergente promettente per il 2026. Queste riforme mirano a stimolare l'economia e attrarre capitali.

Quali iniziative sono previste per rendere l'India più attrattiva per gli investitori nei prossimi mesi?

Oltre alla riforma fiscale, nei prossimi mesi sono attese altre iniziative da parte della banca centrale indiana e della SEBI. Queste azioni avranno lo scopo di stimolare l'accesso al credito e aumentare ulteriormente l'attrattiva del paese per gli investitori.

In che modo la riforma fiscale indiana influisce sull'attrattiva del paese per gli investimenti?

La riforma fiscale, fortemente voluta dal Primo Ministro Modi e entrata in vigore a settembre, è uno dei fattori chiave che riaccendono i riflettori sull'India. Questa riforma mira a creare un ambiente più favorevole per gli investimenti, stimolando la crescita economica.

Qual è l'obiettivo delle iniziative della banca centrale indiana e della SEBI menzionate nell'articolo?

L'obiettivo principale delle iniziative della banca centrale indiana e della SEBI è quello di stimolare l'accesso al credito. Questo, unito alle riforme fiscali, mira a rendere l'India un paese ancora più attrattivo per gli investitori.

Quali sono le prospettive per l'India come mercato emergente nel 2026?

L'India è considerata uno dei mercati emergenti più promettenti per il 2026, grazie al suo potenziale di crescita a lungo termine e alle recenti riforme fiscali. Queste condizioni favoriscono un ambiente propizio per nuovi investimenti.

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