Quasi vent’anni fa, tra gli obiettivi di eToro c’era quello di democratizzare l’accesso agli investimenti. Oggi quel percorso è entrato in una fase più matura: non si tratta più solo di rendere i mercati accessibili, ma di aiutare gli investitori a muoversi con maggiore consapevolezza in un contesto segnato da volatilità, innovazione tecnologica e nuovi bisogni di pianificazione. Dall’attivazione della liquidità ferma sui conti all’arrivo delle Next Gen nella gestione dei patrimoni, fino al ruolo crescente di AI, dati e piattaforme digitali, il mondo degli investimenti sta cambiando rapidamente. C’è poi la volatilità che, in questo scenario, racconta a We Wealth Massimo Citoni, Country Head Italy di eToro, non va subita, ma “compresa e gestita”. Con lui abbiamo parlato di presente e futuro della piattaforma, del posizionamento in Italia e di come costruire portafogli più consapevoli, diversificati e resilienti.
Dopo aver attraversato crisi economiche, tensioni geopolitiche e diverse fasi di mercato complesse, a che punto siete del vostro percorso e come descrivereste oggi il vostro ruolo?
Siamo in una fase più matura. All’inizio democratizzare significava soprattutto rendere più semplice l’accesso ai mercati; oggi significa anche aiutare le persone a investire con maggiore consapevolezza, anche in contesti complessi. Gli investitori retail sono cambiati: sono più informati, più autonomi e più attenti alla gestione del rischio. Il nostro ruolo è accompagnare questa evoluzione con una piattaforma multi-asset che unisce accesso ai mercati, tecnologia, dati, contenuti educativi e community. In Italia vogliamo continuare a essere un punto di riferimento per chi desidera gestire il proprio percorso di investimento in modo più attivo, trasparente e informato.
Nel dettaglio, qual è il posizionamento di eToro in questo scenario e, in particolare, in Italia?
Il settore sta evolvendo verso modelli sempre più integrati e molti operatori guardano al mondo bancario. Noi vogliamo seguire una strada diversa: non replicare la banca tradizionale, ma costruire un ecosistema di investimento tecnologico, globale e centrato sull’autonomia dell’investitore. In Italia questa visione passa anche dal dichiarativo assistito: un modello che consente di mantenere maggiore controllo sul capitale e sulla fiscalità, evitando automatismi che possono ridurre la disponibilità delle somme a fine anno. Con il supporto di partner specializzati, aiutiamo i clienti a semplificare gli adempimenti senza rinunciare a trasparenza e controllo. A questo si affiancano accesso multi-asset, Smart Portfolios, liquidità non investita remunerata, piani ricorrenti e contenuti educativi.
Negli ultimi anni la volatilità è diventata una presenza costante sui mercati e resta uno dei principali timori degli investitori. Quali strumenti o approcci possono aiutare ad affrontarla?
La volatilità non va subita, ma compresa e gestita. Il primo passo è costruire portafogli diversificati per asset class, aree geografiche, settori e orizzonti temporali. Il secondo è mantenere disciplina: molte decisioni sbagliate nascono dall’emotività di breve periodo. Strumenti come i piani di investimento ricorrenti possono aiutare a entrare gradualmente sui mercati, mentre portafogli costruiti con metodologie trasparenti consentono di accedere a strategie più strutturate senza perdere visibilità su composizione e logica d’investimento. Anche la tecnologia può offrire dati, analytics e strumenti di monitoraggio, ma deve restare al servizio di obiettivi chiari e di una corretta gestione del rischio.
In che modo state adattando l’offerta a questo scenario? E a quali strumenti, servizi o soluzioni può accedere oggi un investitore che utilizza la vostra piattaforma?
La nostra offerta si sta adattando a un obiettivo preciso: rendere l’investitore più autonomo, informato e supportato nelle decisioni. L’AI è una leva fondamentale perché può aiutare a interpretare meglio dati, comportamenti e opportunità. Stiamo lavorando su strumenti per creare strategie più evolute, su portafogli Alpha basati sui dati proprietari della nostra community e su un ecosistema aperto in cui creare, pubblicare e accedere a soluzioni personalizzate. A questo si affiancano Smart Portfolios, piani ricorrenti e soluzioni per la liquidità non investita. In Italia, il dichiarativo assistito completa questa esperienza: permette all’investitore di mantenere il controllo sul capitale e sulla fiscalità, ma con il supporto di partner specializzati come Tasse Trading per rendere più semplice la gestione degli adempimenti.
Oltre al nuovo Smart Portfolio a capitale protetto, siete al lavoro su altri strumenti o nuove iniziative?
Sì, stiamo ampliando l’offerta lungo tre direttrici: protezione, innovazione e diversificazione. Il nuovo Smart Portfolio a capitale protetto risponde a una domanda molto concreta: partecipare ai mercati con maggiore attenzione alla gestione del rischio. Ma non è un’iniziativa isolata. Stiamo lavorando anche su strategie che utilizzano algoritmi e AI per adattarsi ai cambiamenti di mercato e su portafogli tematici costruiti con partner di primo piano. Un esempio è la collaborazione con Amundi, che consente di esporsi a megatrend di lungo periodo attraverso ETF. La nostra ambizione è offrire soluzioni sempre più sofisticate, ma comprensibili, accessibili e coerenti con i bisogni reali degli investitori italiani.
Articolo tratto dal n. 91 del Magazine We Wealth. Abbonati qui per leggere il Magazine in formato cartaceo o digitale.

