Si parla spesso di passaggio generazionale, ma alla fine i clienti che provvedono ad organizzare il proprio patrimonio per tempo sono ancora una fetta molto ridotta. Perché se ne discute tanto? L’opinione dell’esperto
“Partendo da un punto di vista prettamente patrimoniale” ha commentato Andrea di Salle, Responsabile Wealth Management di IWBank Private Investments, “il periodo storico in corso vedrà il più ingente trasferimento di ricchezza tra generazioni mai registrato nella storia. Una dinamica, questa, che non solo porterà i clienti a correre ai ripari cercando soluzioni a tutto tondo, ma richiederà anche un impegno maggiore ai professionisti della consulenza, perché saranno chiamati a fornire un’assistenza ad ampio raggio, che interesserà anche il tema del passaggio generazionale”.
Cosa non fare: farsi spaventare dall’ignoto
“Prima di pensare al problema del ‘come fare’, facciamo un passo indietro: il principale ostacolo che si frappone tra i clienti e la tematica del passaggio generazionale è l’incapacità -o la non volontà- di compiere lo sforzo mentale di affrontare situazioni che si riferiscono ad un orizzonte del quale ormai non faranno più parte. Il nostro compito, in tal senso, è anzitutto quello di educare a pensare al dopo, senza limitarsi al solo presente”.
Cosa fare: non “sedersi” pensando al futuro
Considerando sia l’evoluzione della normativa in materia di responsabilità personale, sia il contesto economico-finanziario di riferimento, “la gestione del passaggio generazionale dev’essere intesa come un qualcosa di dinamico, progressivo, da aggiustare nel tempo individuando gli eventuali correttivi da apportare. Il concetto che deve passare” ha quindi aggiunto Andrea di Salle “è che la questione del passaggio generazionale non si esaurisce in un pomeriggio di lavoro, ma è un processo articolato, da costruire passo a passo”.
Cosa non fare: darsi una regola “personalizzata”
“Per limitare i rischi del futuro è fondamentale individuare regole chiare di governance familiare ed aziendale che permettano di tutelare il nucleo -evitando soluzioni personalizzate- e l’attività d’impresa, in un’ottica di continuità aziendale”. Ciò detto, gli obiettivi da raggiungere sono chiari: “da un lato, salvaguardare il valore della famiglia evitandone la frammentazione; dall’altro, assicurare la sopravvivenza aziendale in mano alla generazione successiva”.
Cosa fare: pensare ad una asset allocation “allargata”
Al lavoro tradizionale di asset allocation, il consulente dovrà quindi integrare tematiche di passaggio generazionale, protezione dei beni, finanziamenti personali e fidi aziendali. “Il nuovo modello di Consulenza Evoluta di IWBank –IWProAdvice– si compone di una piattaforma tecnologica che allarga il modello del servizio offerto. Agli ambiti tradizionali di gestione del risparmio si affiancheranno competenze extra-finanziarie del patrimonio del cliente, tra cui la gestione delle proprietà immobiliari e dei passaggi successori”. “Rafforzando sempre più le importanti sinergie con l’Investment Banking della Capogruppo UBI Banca” ha concluso di Salle, “IWBank mira ad offrire servizi di consulenza evoluta innovativi e professionali per la pianificazione, la gestione e la tutela del patrimonio familiare e aziendale”.
Domande frequenti su Il passaggio generazionale “fatto bene”: cosa fare (e non)
Quali sono i principali aspetti da considerare quando si investe in Il passaggio generazionale “fatto bene”: cosa fare (e non)?
Quando si investe in Il passaggio generazionale “fatto bene”: cosa fare (e non), è fondamentale considerare diversi fattori chiave per una strategia efficace. Il primo elemento da valutare è il proprio orizzonte temporale, poiché investimenti a lungo termine permettono di affrontare meglio la volatilità e beneficiare dell interesse composto. La tolleranza al rischio personale è un altro aspetto cruciale, che determina l allocazione tra asset più aggressivi e quelli più conservativi.
Come posso iniziare a investire in Il passaggio generazionale “fatto bene”: cosa fare (e non) con un capitale limitato?
Iniziare a investire in Il passaggio generazionale “fatto bene”: cosa fare (e non) con capitale limitato è assolutamente possibile grazie a diverse strategie accessibili. I fondi comuni di investimento con versamenti minimi bassi rappresentano una ottima opzione per chi dispone di poche risorse iniziali, consentendo l accesso a portafogli diversificati con somme contenute, spesso a partire da 100-200 euro.
Quali sono i rischi principali associati a Il passaggio generazionale “fatto bene”: cosa fare (e non)?
I rischi associati a Il passaggio generazionale “fatto bene”: cosa fare (e non) sono molteplici e richiedono una attenta valutazione preventiva. La volatilità del mercato rappresenta il rischio più evidente, con fluttuazioni di valore che possono essere significative e improvvise, influenzate da fattori economici, geopolitici o settoriali.
Quali sono le prospettive future per Il passaggio generazionale “fatto bene”: cosa fare (e non)?
Le prospettive future per Il passaggio generazionale “fatto bene”: cosa fare (e non) sono influenzate da un complesso intreccio di fattori strutturali e congiunturali che richiedono una analisi approfondita. L evoluzione tecnologica rappresenta uno dei principali motori di cambiamento, con l intelligenza artificiale, l automazione e le tecnologie emergenti che stanno ridisegnando interi settori economici.
Come posso valutare la performance dei miei investimenti in Il passaggio generazionale “fatto bene”: cosa fare (e non)?
La valutazione della performance degli investimenti in Il passaggio generazionale “fatto bene”: cosa fare (e non) richiede un approccio multi-dimensionale che consideri diversi parametri oltre al semplice rendimento assoluto. Il rendimento totale è la metrica primaria da considerare, includendo sia le plusvalenze che i dividendi o interessi generati.
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