Il sesto webinar organizzato in occasione dell’edizione 2025 dell’Osservatorio Family Office del Politecnico di Milano ha offerto una panoramica approfondita delle sfide e delle opportunità emergenti per i family office. Dalle nuove asset class, alla fiscalità cross-border, passando per le strategie di investimento più innovative per le famiglie. Il futuro dei family office dipenderà solo dalla capacità di adattarsi a un contesto in continua evoluzione e di prendere decisioni informate, in linea con gli obiettivi intergenerazionali e con le esigenze di ogni famiglia.
Il ruolo dei Search fund nei family office
Ad aprire il dibattito è stato Jan Simon, Professore di practice of Management & Entrepreneurship della IESE Business School, che ha delineato l’importanza crescente dei Search fund come asset class per i family office, anche italiani. Simon è partito dalla definizione di search fund, ovvero “un pool di capitali raccolti da un imprenditore o da un gruppo di persone, in genere una o due, per trovare un’azienda, acquisirla, possederne una parte, farla crescere e venderla.”.
Tipicamente ha più di un investitore, di solito ha un gruppo di investitori formato da circa 12-16 persone, spesso di un’età compresa tra i 32 e i 40 anni.
Il ciclo di vita di un Search fund prevede una prima fase dedicata al fundraising e alla raccolta di capitali. “In genere – ha continuato Simon – per una ricerca individuale si tratta di 400-500.000 euro, per un team, circa 700-800.000”. La fase successiva è dedicata alla ricerca e acquisizione di un’azienda e può durare all’incirca due anni. Poi, si passa alla gestione e alla fase dedicata alle operazioni, di una durata compresa tra i quattro e i sei anni prima di arrivare all’uscita (exit) e alla vendita.
Considerare i fondi di ricerca una asset class a cui rivolgere lo sguardo ha senso, secondo il professor Simon, soprattutto se si guardano i numeri. Negli Usa, per esempio, la loro performance è stata straordinaria, con un rendimento annualizzato che supera il 20%, se paragonato con il resto del mondo (che sta però iniziando a sperimentare risultati simili). “I rendimenti sono stati molto alti e, se aveste investito 100 dollari nei fondi di ricerca 40 anni fa (nel 1984), oggi avreste 60 milioni di dollari”, ha evidenziato. Tuttavia, ha messo in guardia sul fatto che investire in search fund non è un’attività senza rischi e che, per ottenere benefici, è essenziale essere attivamente coinvolti nella vita del fondo.
La fiscalità cross-border e i co-investimenti
Il confronto è proseguito con il focus su un altro tema centrale: l’impatto della fiscalità nelle strategie di investimento dei family office, in particolare quando operano in contesti “cross-border”. Su questo è intervenuto Marco Sandoli, partner di Alma LED, che ha spiegato che un aspetto a cui bisogna fare attenzione sono le sovrapposizioni delle normative fiscali tra i diversi paesi in cui si opera. “Un family office che investa in un asset estero, sia esso un fondo di private equity, un immobile o una società, si trova di fronte a una pluralità di normative. Infatti, quella del paese di residenza del family office spesso può non coincidere con quello dei membri della famiglia, ma anche con la normativa del paese in cui l’investimento è localizzato e, talvolta, con altre giurisdizioni intermedie, come quelle dei veicoli utilizzati per effettuare gli investimenti”, ha sottolineato.
Sandoli ha poi proseguito mettendo l’accento sull’importanza di fare una valutazione fiscale accurata, anche quando si effettuano co-investimenti, soprattutto per evitare problematiche legate alla compliance e alla trasparenza fiscale. “Una compliance accurata ha assunto una rilevanza strategica nelle scelte di investimento dei family office proprio perché il rischio reputazionale è considerato un elemento che ha un’importanza almeno pari, se non maggiore, rispetto all’obiettivo dell’efficientamento fiscale”, ha concluso.
Rivivi il webinar:
Le asset class emergenti: dalle royalties al litigation funding
Dopo l’analisi accurata fatta dal professor Simon sui Search fund, Maria Paola Serra, managing counsel di Dentons, ha continuato a parlare di asset class emergenti. Negli ultimi anni si assiste a un’evoluzione nel panorama degli investimenti, soprattutto a livello internazionale, complice l’instabilità dei mercati tradizionali. Gli investitori stanno cercando (e trovando) nuove opportunità per esempio, nelle royalties musicali o nel finanziamento del contenzioso giudiziario da parte di terzi, il cosiddetto litigation funding. Asset, spiega Serra, “noti come ‘esoterici’, per la loro natura innovativa e decorrelata dai mercati finanziari tradizionali”. Ma se da un lato questi investimenti hanno un alto rendimento potenziale, portano con sé una rischiosità e complessità notevole, anche dal punto di vista giuridico e fiscale. “La strutturazione, la gestione e la dismissione efficace di questi asset necessita del supporto di un team di professionisti multipractice, che siano estremamente specializzati e che abbiano anche una visione internazionale”, ha concluso.
Investimenti e strategie personalizzate
Proprio in questo panorama in cui i mercati non offrono certezze, piuttosto instabilità, gli investitori cercano sempre di più delle strategie mirate e personalizzate. Della loro importanza, anche all’interno dei family office, hanno parlato Daniele Conti e Nicola Mauri, rispettivamente director e chief investment officer di Valeur Group. La situazione attuale dei mercati finanziari richiede un approccio su misura e “in un contesto di mercato sfidante, dove le asset class tradizionali non sono più così attraenti, è fondamentale superare l’approccio standardizzato e puntare su soluzioni flessibili, selettive e individuali”, ha spiegato Conti. “Noi, in particolare, vediamo un’opportunità interessante nel credito personalizzato dove possiamo costruire esposizioni mirate, calibrate su obiettivi di rendimento e tolleranza al rischio del singolo investitore”, ha aggiunto.
Ma guidare i clienti in questo percorso di personalizzazione delle proprie strategie, spesso, può essere complesso. Per questo, come ha sottolineato Mauri, “la costruzione di un portafoglio personalizzato dovrebbe passare attraverso un dialogo autentico con il cliente, dove si analizzano insieme le simulazioni di portafoglio e i rischi associati ad ogni scelta, così come gli obiettivi di investimento a lungo termine”. Non è un processo semplice, ma un coinvolgimento così attivo del cliente è cruciale per comprenderne i bisogni e, successivamente, soddisfarli.
Private Equity: nuove opportunità per i family office
Nell’ultima parte del webinar, la lente di ingrandimento si è spostata sul mondo dei mercati privati, in particolare sul private equity. Giorgio Mercogliano, managing partner di Equinox è intervenuto per parlare dell’interesse crescente per questo segmento da parte dei family office e delle famiglie imprenditoriali. “Il private equity rappresenta una asset class fondamentale per la diversificazione del portafoglio e per il finanziamento delle imprese familiari, soprattutto nell’ottica di affrontare le sfide legate alla transizione e al passaggio generazionale”, ha spiegato.
Negli ultimi anni il mercato dei private equity sta evolvendo verso soluzioni più liquide e sta offrendo agli investitori maggiori opportunità di rendimento. “Un euro investito in un portafoglio di fondi di private equity opportunamente selezionato – ha proseguito – genera un rendimento medio fra il 10-15%, presenta problemi di liquidabilità ridotti, grazie allo sviluppo del mercato secondario, e dà un’esposizione al rischio dell’asset class notevolmente inferiore rispetto a quello che si ha con il club deal o anche con il search fund”. Ma al di là di questa sua evoluzione intrinseca, il PE sta diventando un’infrastruttura fondamentale per l’economia reale italiana.
“Il private equity oggi è soprattutto questo, non solo un asset class finanziariamente interessante, adeguato a conservare il patrimonio nel tempo, ma anche uno strumento difensivo per l’economia dell’impresa familiare”, ha concluso Mercogliano.
Conclusioni
Prima dei saluti finali, Josip Kotlar, direttore scientifico dell’Osservatorio ha precisato che “l’evoluzione dei family office delineata in questo webinar riflette una tendenza sempre più marcata verso l’integrazione tra gestione patrimoniale, strategia imprenditoriale e governance familiare. È interessante osservare come strumenti come i search fund e il private equity non siano più solo opportunità di investimento, ma anche leve strategiche per garantire continuità generazionale e rafforzare il ruolo delle famiglie imprenditoriali nell’economia reale. Per coglierne appieno il potenziale, serve una visione sistemica e una profonda comprensione dei trade-off tra rendimento, controllo e rischio reputazionale”.

