Il conto alla rovescia per le elezioni di metà mandato USA è ufficialmente iniziato, portando con sé il consueto carico di dubbi sulla stabilità dei mercati azionari in un contesto macroeconomico già sotto pressione.
Le elezioni sono a soli 10 mesi di distanza, con la campagna che inizierà il mese prossimo, quando il Presidente Donald Trump terrà il Discorso sullo Stato dell’Unione.
L’attenzione attuale è frammentata tra le tensioni in Venezuela, le mire espansionistiche sulla Groenlandia e le nuove politiche doganali verso l’Europa ed è destinata a trovare un altro catalizzatore nel rinnovo del Congresso.
Con il prossimo messaggio alla nazione del Presidente, la campagna entrerà nel vivo, costringendo gli investitori a prepararsi a scossoni ciclici che, tuttavia, nascondono spesso opportunità di lungo periodo.n Questo è quanto emerge dall’analisi dei professionisti di Capital Group. La parola a Matt Miller, economista politico e Chris Buchbinder, gestore di portafoglio azionario.
Il fisiologico indebolimento del consenso parlamentare
L’imminente appuntamento elettorale richiede un’analisi attenta della composizione delle camere, poiché il Presidente utilizzerà la tribuna dello Stato dell’Unione, davanti a una platea vastissima, per inaugurare ufficialmente la campagna elettorale 2026.
“Trump userà lo Stato dell’Unione per esporre una narrazione e un’agenda politica progettate per aiutare il Partito Repubblicano a sfidare la normale battuta d’arresto che ci aspetteremmo di vedere per un presidente nelle elezioni di metà mandato”, spiega Miller.
Questa dinamica di logoramento non è un’eccezione, ma una costante statistica: nelle ultime 23 tornate elettorali, il partito presidenziale ha ceduto mediamente 27 seggi alla Camera e tre al Senato, riuscendo a incrementare la propria presenza in entrambi i rami del Parlamento solo in due occasioni.
La causa di questo trend risiede in una maggiore mobilitazione dell’elettorato d’opposizione, in questo caso il Partito Democratico, unita a un calo del tasso di approvazione presidenziale che tende a manifestarsi nel primo biennio di mandato, influenzando in modo decisivo gli elettori indecisi.
Attualmente, i Repubblicani detengono il controllo del Senato e della Camera con margini estremamente ridotti, il che rende la posta in gioco altissima per la stabilità legislativa del prossimo biennio. “Perdere anche solo una delle due camere porrebbe fine effettivamente a ogni possibilità di approvare ambiziose legislazioni sponsorizzate dai repubblicani e metterebbe Trump sulla difensiva per il resto del suo mandato“ osserva Miller.
Sebbene questa erosione dei seggi sia un evento previsto e solitamente già scontato dai mercati all’inizio dell’anno, la reale portata del mutamento negli equilibri di potere e le conseguenti ricadute normative diverranno chiare solo nella seconda metà dell’anno.
Analisi storica: tra volatilità e rendimenti compressi
Le incertezze sulla futura governance legislativa si riflettono inevitabilmente sull’andamento degli asset finanziari, come dimostrano oltre 90 anni di serie storiche. L’analisi dei rendimenti dell’indice S&P 500 dal 1930 rivela infatti che il percorso dei mercati durante gli anni di metà mandato diverge sensibilmente dai trend stagionali ordinari. Nei mesi iniziali di questi cicli infatti, le azioni tendono a generare rendimenti medi inferiori, faticando a guadagnare terreno fino a ridosso delle elezioni.
Questa compressione delle performance trova una spiegazione nel fatto che i “i mercati non amano l’incertezza” afferma Buchbinder.
Se nella prima parte dell’anno l’esito elettorale appare nebuloso, la storia suggerisce che i listini tendano a riprendersi nelle settimane antecedenti l’apertura delle urne, proseguendo il rialzo anche dopo la chiusura dei seggi.
Tale dinamica è stata evidente anche nel recente passato: nel 2025, nonostante un quasi +18% dell’S&P 500, Wall Street è rimasta indietro rispetto all’MSCI Europe (oltre +35%) e ai mercati emergenti (quasi +34%), a dimostrazione di come l’incertezza domestica possa frenare la sovraperformance relativa.
Nonostante queste oscillazioni, gli investitori dovrebbero valutare con cautela il costo opportunità di una strategia attendista o di un tentativo di market timing. “Potrebbero esserci scossoni lungo il percorso e gli investitori dovrebbero prepararsi alla volatilità a breve termine, ma non mi aspetto che i risultati elettorali siano un fattore determinante degli esiti degli investimenti in un senso o nell’altro”, sottolinea Buchbinder.
Il rimbalzo post-elettorale e la centralità dei fondamentali
Il superamento della fase di incertezza politica apre solitamente la strada a una decisa inversione di tendenza, rappresentando quello che gli analisti definiscono il “lato positivo” per i portafogli. I dati indicano infatti che i mercati tendono a rimbalzare dopo l’Election Day, con rendimenti sopra la media nell’anno successivo al ciclo elettorale. Dal 1950 a oggi, il rendimento medio a dodici mesi dopo le Midterm è stato del 15,4%, una cifra quasi doppia rispetto alla performance registrata negli altri anni dello stesso periodo.
Sebbene ogni ciclo presenti caratteristiche peculiari, la storia suggerisce che le elezioni siano solo una delle variabili in gioco per l’asset allocation: il rumore generato dalla politica non deve distogliere l’attenzione dai driver di valore reale che sostengono i listini nel lungo periodo.
“La realtà è che i rendimenti azionari a lungo termine sono guidati nel tempo dagli utili societari e dal valore intrinseco delle singole aziende. Gli investitori farebbero bene a guardare oltre i picchi e i cali a breve termine e a mantenere un focus a lungo termine” conclude Miller.

