In un ciclo economico in piena transizione e con i tassi d’interesse in progressiva discesa, il credito si dimostra ancora una fonte efficace di rendimento reale e diversificazione. Dopo aver superato lo shock inflazionistico del 2022, questa asset class si è ritagliata un ruolo centrale nelle strategie difensive, ma ora, nel secondo semestre 2025, il quadro è mutato: gli spread si sono ridotti, le valutazioni incorporano aspettative aggressive sui tagli futuri, eppure i rendimenti rimangono sorprendentemente attrattivi. Il credito è davvero arrivato al capolinea, come alcuni osservatori suggeriscono? O al contrario sta vivendo una nuova giovinezza, spinto da fattori tecnici, dispersione e profondità di mercato? Ne discutono, con dati e strategie, gli esperti di Carmignac.
Rendimento elevato in un nuovo equilibrio di mercato
Dopo il picco inflazionistico del 2022, il mercato obbligazionario ha vissuto una trasformazione significativa. Il credito corporate ha beneficiato dell’impennata dei tassi, vedendo i propri rendimenti risalire verso livelli che non si registravano da anni. Come osservano gli esperti di Carmignac, “le attuali condizioni suggeriscono che i rendimenti resteranno stabilizzati su livelli record, nonostante il restringimento degli spread”.
A luglio 2025, infatti, gli spread creditizi si sono notevolmente ridotti rispetto ai picchi dei 24 mesi precedenti. Tuttavia, il rendimento offerto dalle obbligazioni corporate rimane interessante: oltre il 3% per l’Investment Grade e oltre il 5% per l’High Yield, con punte ancora superiori per fondi attivi come Carmignac Portfolio Credit, che dalla sua costituzione ha registrato rendimenti paragonabili alla media delle azioni europee degli ultimi vent’anni.
In un mercato che ha già prezzato tagli significativi dei tassi, il credito rappresenta dunque un’opportunità concreta per generare rendimento reale.
Resilienza tecnica e nuova centralità
Il credito si è progressivamente affermato come asse portante dell’asset allocation moderna. Un tempo considerato un comparto più periferico rispetto ad asset come l’equity o il real estate, oggi beneficia di un profilo tecnico rafforzato da flussi consistenti e da una maggiore capacità di assorbire shock di mercato.
“Anche in presenza di default significativi, come quelli recenti di Altice, Atos o Intrum, il mercato ha mostrato una straordinaria tenuta senza effetti a catena sui titoli appartenenti agli stessi indici” spiegano gli esperti. Questo accade perché i flussi strutturali verso l’asset class hanno migliorato la sua capacità di reazione, rendendola meno vulnerabile sia a eventi micro, come il default degli emittenti, che macro, come crisi politiche, guerre, ecc.
Nel confronto con altre asset class, l’obbligazionario creditizio ha subito perdite contenute nel 2025, a fronte di eventi rilevanti. Inoltre, il contesto macro attuale, caratterizzato da politiche fiscali espansive e da una rinnovata flessibilità delle Banche centrali, mitiga il rischio di recessione, storicamente nemico del credito.
Dispersione e inefficienze: un vantaggio per la gestione attiva
Un elemento fondamentale a supporto del credito come asset strategico è l’elevato grado di dispersione che caratterizza il mercato obbligazionario. Con oltre 500.000 titoli emessi negli Stati Uniti contro circa 8.000 azioni, la dimensione stessa dell’universo creditizio crea spazi di inefficienza.
Molti emittenti poco seguiti dal mercato sono costretti a offrire premi per la complessità dell’emittente, generando opportunità interessanti per i gestori attivi. “Queste inefficienze permettono di costruire portafogli obbligazionari in grado di offrire rendimenti più elevati senza aumentare il rischio complessivo”, osservano gli esperti Carmignac.
È proprio in questo scenario che fondi come Carmignac Portfolio Credit riescono a generare alfa, selezionando titoli fuori dai radar degli indici, in grado di migliorare il profilo rischio/rendimento del portafoglio complessivo.
Il settore finanziario come leva strategica
Fra i comparti più promettenti in ambito corporate bond, gli istituti finanziari si distinguono per profondità e potenziale. Sebbene ancora segnato dallo stigma della crisi del 2008, il settore bancario europeo ha migliorato sensibilmente i propri fondamentali.
Le banche hanno quasi triplicato i loro coefficienti patrimoniali dal 2008, rafforzando solidità e redditività. “Tutto ciò consente di esplorare l’intera struttura patrimoniale delle banche, in particolare attraverso i titoli subordinati, che offrono rendimenti superiori all’High Yield pur avendo emittenti con rating Investment Grade”.
Le prospettive di consolidamento, con numerose operazioni annunciate nel 2025, alimentano il momentum del comparto e ne rafforzano l’attrattività strutturale.
Il credito come componente chiave dell’asset allocation
La solidità tecnica, l’ampiezza del mercato, la resilienza agli shock e la qualità delle opportunità settoriali rendono il credito una componente imprescindibile nelle asset allocation 2025. Rispetto ad altre soluzioni difensive come debito sovrano, conti deposito o real estate, può offrire un rendimento più elevato e una visibilità superiore.
“Il credito si conferma l’unica asset class in grado di coniugare rendimento reale positivo e alta visibilità in un contesto di incertezza”, ribadiscono gli analisti. Il fondo Carmignac Portfolio Credit ha registrato uno yield to maturity del 6,2% a fine giugno 2025, mantenendo un rating medio BBB- e un’esposizione al segmento High Yield inferiore al 25%.
In conclusione
In un panorama in continua evoluzione, il credito si distingue come un’opportunità solida e versatile. I rendimenti ancora elevati, la dispersione favorevole alla gestione attiva, la resilienza strutturale e la profondità di alcuni settori, come quello finanziario, rendono questa asset class un tassello chiave nelle scelte d’investimento per la seconda metà del 2025. Lungi dall’essere superato, il credito si conferma oggi più che mai un alleato strategico per chi cerca rendimento, diversificazione e protezione.
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