Il conflitto USA-Iran si riflette minuto per minuto sui mercati. Ma oltre alla volatilità immediata, per gli investitori conta capire quali effetti possano emergere nel medio periodo.
Talha Khan, economista politico, Darren Peers, analista di investimenti azionari e Pramod Atluri, gestore di portafogli obbligazionari presso Capital Group, forniscono la loro chiave di lettura in un orizzonte più ampio che va oltre le reazioni istantanee.
Mercati finanziari: le risposte immediate e le prospettive future
Talha Khan valuta le risposte del mercato all’indomani dello shock e le implicazioni future.
“Le risposte iniziali, nonostante l’incertezza, non sono state dettate dal panico”, spiega. “Gli investitori hanno cercato protezione nei beni rifugio, rafforzando il dollaro e facendo salire il prezzo dell’oro. Anche il prezzo del petrolio è aumentato significativamente, per il timore di interruzioni dell’offerta”.
Prospettive future? “Dipenderà dalla gravità della ritorsione iraniana e del nuovo vertice, oltre che dagli sviluppi sul fronte dello Stretto di Hormuz”, afferma l’esperto.
Prezzi del petrolio: fino a che livello possono salire?
Darren Peers, specializzato nel settore petrolifero e del gas, spiega il suo punto di vista sui prezzi del petrolio.
Sul fronte dello Stretto di Hormuz, eventuali restrizioni prolungate rappresentano uno dei principali fattori di rischio per il mercato petrolifero. “Resta però da capire se le tensioni si tradurranno in effetti strutturali sull’offerta globale”, osserva l’esperto.
Peers fa un confronto con il passato: negli ultimi due decenni, i mercati energetici hanno generalmente recuperato dopo shock geopolitici. Questo anche grazie al fatto che gli Stati Uniti sono sia il maggiore produttore mondiale di petrolio e gas, sia il principale consumatore. “Se una situazione simile si fosse verificata 20 anni fa, probabilmente i problemi in Medio Oriente avrebbero avuto un impatto più forte sui mercati statunitensi e globali”, aggiunge.
Cosa attendersi dai mercati obbligazionari?
Pramod Atluri si focalizza sul mercato del reddito fisso.
“Il conflitto con l’Iran rischia di accentuare alcune delle dinamiche che nelle ultime settimane hanno già messo sotto pressione gli asset più rischiosi. In particolare, i timori legati all’intelligenza artificiale, le difficoltà del credito privato, l’offerta record di obbligazioni societarie e un possibile approccio più restrittivo da parte della Fed per contrastare il rialzo dei prezzi”.
Quanto all’ultimo punto: l’effetto più immediato si osserva nei prezzi dell’energia, il cui incremento si riflette direttamente sull’inflazione. E se quest’ultima dovesse accelerare al punto da indurre la Fed ad alzare i tassi, le conseguenze potrebbero tradursi in una frenata della crescita futura e in un aumento del costo del capitale per imprese e consumatori.
In base al comportamento degli investitori, infatti, la principale preoccupazione è l’inflazione: “si sta osservando una vendita dei titoli sensibili ai tassi”, osserva Atluri. E aggiunge: “non abbiamo ancora visto un ampliamento significativo degli spread creditizi”.
Ciò significa che gli investitori hanno ancora margine per ridurre il rischio, se ritengono che lo shock possa rallentare la crescita. Questo perché al momento i mercati interpretano il conflitto soprattutto come un rischio per l’inflazione, più che per la crescita. Ma un eventuale aggravarsi dello scenario potrebbe avere effetti anche sul ciclo economico.

