Per anni confinati ai margini delle allocazioni obbligazionarie, i bond investment grade dei mercati emergenti hanno sofferto di una reputazione ingiustamente penalizzante. Oggi, tuttavia, la crescita dimensionale del mercato e l’evoluzione qualitativa ne hanno consolidato la credibilità, decretandone una nuova centralità all’interno dei portafogli obbligazionari, consegnando agli investitori un asset che non solo regge il confronto con i titoli sviluppati, ma offre anche diversificazione e resilienza. Ne parliamo con Cécile Sati, Portfolio Manager e Analyst di Vontobel International Clients.
Una crescita che ridisegna la qualità del credito
Negli ultimi dieci anni, l’universo del debito emergente ha conosciuto una crescita senza precedenti, passando da circa 1.000 miliardi a oltre 3.000 miliardi di dollari.
“Non si tratta solo di un aumento dimensionale – sottolinea Sati- ma di una vera trasformazione qualitativa: la quota di obbligazioni investment grade negli indici sovrani è salita da meno del 10% degli anni Novanta a circa 60% oggi. Anche il comparto corporate ha contribuito a questo salto di qualità, con emittenti investment grade che rappresentano ormai due terzi della capitalizzazione complessiva. Una dinamica che testimonia la maturazione di un mercato capace di attrarre investitori sempre più attenti alla solidità del credito. La progressiva maturazione del mercato ha ridefinito la percezione del rischio, aprendo la strada a un’inclusione più strutturata dei titoli EM IG nei portafogli”
Un profilo rischio/rendimento competitivo…
Il confronto tra i bond corporate investment grade dei mercati emergenti e quelli dei mercati sviluppati evidenzia un vantaggio netto.
“Negli ultimi dieci anni – osserva l’esperta di Vontobel – i corporate EM IG hanno generato un rendimento medio annuo del 3,3%, superiore al 3,1% dei corporate statunitensi, e lo hanno fatto con una volatilità significativamente più bassa (4,1% contro 6,7%). Questo equilibrio tra ritorno e stabilità si riflette anche nel rapporto rischio/rendimento, con uno Sharpe ratio di 0,21 contro 0,14 per i titoli USA. Se i sovrani EM IG hanno registrato performance inferiori pari al 2,7% per via della maggiore duration, hanno però garantito una liquidità superiore, rappresentando un contrappeso utile nella costruzione di portafogli complessi. I corporate EM IG si distinguono come una delle asset class più attraenti per gli investitori a bassa propensione al rischio.
…e la resilienza nelle crisi globali
Ma non è tutto: pur percepiti come più rischiosi, i bond EM IG hanno dimostrato una tenuta comparabile a quella dei titoli dei mercati sviluppati durante le principali crisi globali. In eventi come la crisi del debito europeo o la pandemia di Covid-19, l’allargamento degli spread si è mosso su livelli simili tra i due universi.
“Il 2022, segnato dal rialzo dei tassi d’interesse e dall’invasione russa dell’Ucraina – ricorda Sati – ha confermato questa resilienza: l’indice J.P. Morgan GABI IG ha perso il 16,1%, mentre l’EM IG 50/50 ha registrato un risultato quasi allineato, solo −0,94% peggiore. Su un orizzonte triennale, che include la fase di recupero, i bond EM IG hanno addirittura sovraperformato di 502 punti base. “I titoli EM IG hanno saputo reggere shock sistemici senza perdite sproporzionate rispetto ai titoli sviluppati”.
Un’asset class poco rappresentata
Nonostante la solidità dei fondamentali e l’ampia diversificazione mostrata dal comparto, i bond EM IG rimangono ancora sottorappresentati nelle strategie dedicate.
“La loro presenza nei portafogli globali – osserva l’esperta – è infatti limitata, spesso confinata a esposizioni marginali da parte dei cosiddetti crossover investors, come i gestori specializzati in titoli investment grade statunitensi, che mantengono un’esposizione media di appena il 9%. Anche le strategie obbligazionarie emergenti più ampie, come quelle basate sugli indici EMBI e CEMBI, includono l’intero spettro del credito fino all’high yield, risultando quindi meno adatte per gli investitori con mandati focalizzati sull’investment grade. l peso contenuto dei bond EM IG nei grandi indici internazionali ha rallentato la loro diffusione, nonostante un profilo rischio/rendimento competitivo”.
Il valore della gestione attiva
Questa sottorappresentazione nei portafogli internazionali apre la strada a un tema cruciale: il ruolo della gestione attiva.
“Se le strategie passive tendono a replicare fedelmente gli indici – ricorda Sati -finiscono per ereditare i loro limiti, lasciando fuori una parte significativa dell’universo investibile. Al contrario, la gestione attiva consente di sfruttare la dispersione degli spread e di valorizzare la grande varietà di emittenti presenti nel comparto. “L’universo investibile dei bond EM IG è molto più ampio di quello rappresentato dagli indici e la gestione attiva può trasformare questa diversità in valore aggiunto”.
Spread favorevoli e opportunità di selezione
Proprio la dispersione degli spread rappresenta il terreno su cui la gestione attiva può creare maggior valore. “Oggi il differenziale medio tra indici EM IG e US IG si è ridotto a circa 30 punti base – commenta Sati – ma all’interno del comparto emergente le differenze tra emittenti restano ampie. Anche confrontando obbligazioni con caratteristiche simili, i titoli EM IG offrono spesso premi superiori ai 30 punti base rispetto ai pari statunitensi. Questa dispersione interna crea opportunità per ottimizzare l’esposizione e migliorare i rendimenti.
In conclusione
Nonostante la presenza di fondamentali solidi, ampia diversificazione e la di resistere a fasi di mercato avverse si traducano in un profilo di qualità ormai consolidato, i bond EM IG rimangono ancora sottovalutati nelle strategie dedicate, lasciando spazio a chi sappia coglierne il potenziale.
“Per gli investitori attivi – conclude l’esperta di Vontobel – si tratta di un’opportunità unica per ottimizzare l’esposizione agli spread e valorizzare la varietà degli emittenti. Con resilienza dimostrata e fondamentali robusti, i titoli EM IG hanno ormai tutte le caratteristiche per essere considerati un asset di qualità a pieno titolo”

